"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 22 novembre 2012

Intesa sulla produttività: aziende produttive o geniali?


di
Francesco Zanotti

Ieri è stato firmato un accordo sulla produttività dal quale tutti sembrano attendersi “magnifiche sorti e progressive”.
Ebbene, cominciamo a considerare quali dovrebbero essere queste sorti. A me sembra che la variabile fondamentale da considerare sia la produzione di cassa. Se non aumenta la produzione di cassa delle nostre imprese le chiusure si susseguiranno in un crescendo rossiniano devastante. Non basta un aumento del fatturato, non basta neanche un aumento degli utili, serve un aumento (e importante) della produzione di cassa. Che, dopo tutto, misura la “qualità” di fatturato e utili.
Bene le misure concordate ieri sera porteranno ad un aumento della cassa prodotta?
Beh, la prima considerazione è che manca la firma e l’assenso della CGIL e questo non lascia ben sperare dal punto di vista del clima interno alle fabbriche, soprattutto quelle grandi.
Ma supponiamo che l’influenza del mancato accordo delle CGIL non abbia influenza (supposizione ovviamente errata, ma accettiamola per evidenziare altri fenomeni).
Lasciando stare la CGIL; quanto aumenterà la produzione di cassa a seguito dell’intesa per la produttività? E in quanto tempo?
Bene, la risposta è ignota. Peggio: nessuno si pone questa domanda. E questo è incredibile.
Proviamo, allora, a tentare noi una risposta.

mercoledì 15 febbraio 2012

Un Rating Progettuale per i Business Plan

di
Francesco Zanotti e Riccardo Profumo

Il Sole 24 Ore lancia l’allarme “credit crunch”. Quest’anno, secondo il Centro Europa Ricerche, ci saranno 200 miliardi di impieghi in meno. E, nella stima di Prometeia, 25 mila imprese falliranno finendo tecnicamente in default e bruciando 625 mila posti di lavoro. Una prospettiva drammatica, che è il risultato di una tensione crescente nel rapporto tra banca e impresa, sintetizzata dal peggioramento riscontrato negli ultimi due anni dall’Istat che ha fissato nel 12% la quota di imprese che non ha ottenuto credito dalle banche, mentre il 33% ha visto diventare più onerose le condizioni.

Contemporaneamente si sottolinea la necessità di cambiamenti strategici profondi che le banche cercano di assecondare, accettando progetti di ristrutturazione del debito. Ma, da un lato, i cambiamenti sembrano lenti e parziali. E, dall’altro, non sembrano produrre i risultati promessi.
Tipico è il caso dei processi di ristrutturazione del debito. I risultati previsti dai business plan che giustificano questo tipo di operazioni si stanno realizzando sempre meno, costringendo a continue ristrutturazioni che ottengono l’unico risultato di protrarre artificialmente la vita di troppe imprese, mentre la loro capacità di produrre cassa continua a peggiorare.

Per uscire da questa situazione forse è anche necessario attuare riforme profonde al nostro sistema Paese. Ma questo tipo di intervento produce risultati solo in tempi lunghi. E risultati di incerta durata: anche gli altri Paesi cercheranno di riformarsi per diventare più competitivi in una corsa senza fine.

Una soluzione stabile sta solo nella ripresa della capacità di produrre valore (fatturato, margine e
cassa) delle nostre imprese. Per raggiungere questo obiettivo è necessario aumentare la capacità di valutazione e progettualità strategica di banche ed imprese.

Per aiutare banche e imprese ad aumentare la loro capacità di valutazione e progettualità strategica, abbiamo ideato uno strumento: un Rating progettuale dei business plan.

Esso permette di valutare la probabilità che i risultati promessi in un business plan possono essere conseguiti.

L’abbiamo definito rating progettuale ed è fondato su di un modello ideale di business plan che, nel caso in cui il giudizio di rating sia problematico, fornisce una guida su come cambiarlo.

lunedì 6 febbraio 2012

Non sfruttiamo il dramma del lavoro …

di

Francesco Zanotti

Una soluzione al problema del lavoro esiste. E’ immediatamente applicabile. Ed è la soluzione che farà aumentare stabilmente anche la produzione di cassa delle imprese. E, quindi la possibilità di aumentare stipendi e salari. Non solo, ma anche di generare qualità, sicurezza, efficienza, rispetto dell’ambiente. Ne ho parlato nel post precedente.
Ma sembra una soluzione che non interessi a nessuno. Perché? Perché liberisti ed antiliberisti stanno, senza accorgersene, sfruttando il dramma del lavoro per continuare la loro eterna battaglia nella speranza di infliggere il colpo mortale all’avversario.
Un piccolo indizio che ha il peso di una prova: l’uso ossessivo della parola “profitto”.
E’ una parola a cui non corrisponde alcuna realtà. Vorrei che chi la usa provasse a specificare cosa vuol dire. Si troverebbe davanti ad una grandissima sorpresa: le si scioglierebbe in mano. Il suo vero ruolo è quello di  creare un sicuro riferimento per battaglie ideologiche.