"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 18 giugno 2015

Tra fumo e arrosto, oroscopi e progetti...

...il futuro (che si potrebbe costruire) dell'economia italiana
di
Luciano Martinoli
Il 10 giugno scorso a Milano si è svolta la presentazione del IV Rapporto Rating Business Plan Aziende FTSE MIB e STAR quotate alla borsa di Milano.
Al di là del titolo, non si è trattato di una delle numerose ricerche della pagliuzza nell'occhio del ciclope; esercizio facile, viste le dimensioni dei soggetti, ma sterile. E non è stata nemmeno l'ennesima accusa di mancanza di questo o quell'adempimento, ufficiale o di buon senso (di "responsabilità sociale" direbbero alcuni), alla ricerca di un breve momento di visibilità mediatica o nei confronti delle aziende oggetto dell'indagine.
Nulla di tutto questo.
Lo scopo principale è stato, e continua ad essere senza soluzione di continuità, più profondo: aprire un dibattito, costruttivo e propositivo, sul tema della "progettazione del futuro" delle imprese, dunque del nostro futuro visto che a loro abbiamo dato in gran parte tale delega; a partire da quelle più grandi e visibili. A partire da quelle aziende "pubbliche" non perchè possedute dallo Stato (anche se ci sono alcune di loro) ma perchè, essendo quotate, sono possedute dal "pubblico", attraverso le azioni, e perchè emettendo obbligazioni richiedono ulteriori risorse dal pubblico (che poi di mezzo, in entrambi i casi, ci siano intermediari a vario titolo la sostanza non cambia: alla fine della catena ci sono i nostri risparmi).

mercoledì 15 febbraio 2012

Un Rating Progettuale per i Business Plan

di
Francesco Zanotti e Riccardo Profumo

Il Sole 24 Ore lancia l’allarme “credit crunch”. Quest’anno, secondo il Centro Europa Ricerche, ci saranno 200 miliardi di impieghi in meno. E, nella stima di Prometeia, 25 mila imprese falliranno finendo tecnicamente in default e bruciando 625 mila posti di lavoro. Una prospettiva drammatica, che è il risultato di una tensione crescente nel rapporto tra banca e impresa, sintetizzata dal peggioramento riscontrato negli ultimi due anni dall’Istat che ha fissato nel 12% la quota di imprese che non ha ottenuto credito dalle banche, mentre il 33% ha visto diventare più onerose le condizioni.

Contemporaneamente si sottolinea la necessità di cambiamenti strategici profondi che le banche cercano di assecondare, accettando progetti di ristrutturazione del debito. Ma, da un lato, i cambiamenti sembrano lenti e parziali. E, dall’altro, non sembrano produrre i risultati promessi.
Tipico è il caso dei processi di ristrutturazione del debito. I risultati previsti dai business plan che giustificano questo tipo di operazioni si stanno realizzando sempre meno, costringendo a continue ristrutturazioni che ottengono l’unico risultato di protrarre artificialmente la vita di troppe imprese, mentre la loro capacità di produrre cassa continua a peggiorare.

Per uscire da questa situazione forse è anche necessario attuare riforme profonde al nostro sistema Paese. Ma questo tipo di intervento produce risultati solo in tempi lunghi. E risultati di incerta durata: anche gli altri Paesi cercheranno di riformarsi per diventare più competitivi in una corsa senza fine.

Una soluzione stabile sta solo nella ripresa della capacità di produrre valore (fatturato, margine e
cassa) delle nostre imprese. Per raggiungere questo obiettivo è necessario aumentare la capacità di valutazione e progettualità strategica di banche ed imprese.

Per aiutare banche e imprese ad aumentare la loro capacità di valutazione e progettualità strategica, abbiamo ideato uno strumento: un Rating progettuale dei business plan.

Esso permette di valutare la probabilità che i risultati promessi in un business plan possono essere conseguiti.

L’abbiamo definito rating progettuale ed è fondato su di un modello ideale di business plan che, nel caso in cui il giudizio di rating sia problematico, fornisce una guida su come cambiarlo.