"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 18 novembre 2015

Minibond per farci cosa?

di 
Luciano Martinoli


Il Corriere Economia del 9 novembre scorso ha pubblicato i risultati di una nostra ricerca sui primi minibond emessi a quasi un anno dall’utilizzo dei proventi incassati dall’emissione dei titoli.
Perdurando l’assenza del Business Plan, documento “principe” che dovrebbe  descrivere il progetto di sviluppo oggetto del minibond e di cui avevamo già rilevato la mancanza in una nostra prima ricerca, ci siamo concentrati sui documenti pubblicamente disponibili.
Lasciamo la descrizione del dettaglio dei risultati alla lettura dell’articolo. 
Al di là dei numeri, però, quale è la scoperta più significativa che abbiamo fatto?

venerdì 26 settembre 2014

Una "povera" idea di sviluppo (II ricerca sui Minibond)

di
Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com
l.martinoli@cse-crescendo.com



Stiamo continuando a farci la stessa domanda: ma i Minibond sono strumenti di sopravvivenza o di sviluppo? 
Dalla nostra precedente ricerca la risposta che emerse fu chiara: sopravvivenza. Allora abbiamo indagato sui titoli ExtraMOT PRO quotati successivamente, dal 14 febbraio al 30 agosto, definendo in maniera più precisa cosa si dovrebbe intendere per “sviluppo”.
Le risorse finanziarie a debito fornite a una impresa genereranno sviluppo se permetteranno all'impresa stessa di aumentare, grazie alla realizzazione del Progetto Strategico che giustifica la richiesta di risorse finanziarie, e nei tempi previsti, la sua capacità di generare cassa in modo da:

  1. pagare il servizio del debito,
  2. restituire la somma presa in prestito,
  3. generare risorse libere come segnale di una sua acquisita indipendenza strategica.

mercoledì 7 maggio 2014

Chi fa anche i minibond... precisazione di CRIF Rating agency

di
Francesco Grande


Riceviamo, e con piacere pubblichiamo, un commento del Dott. Francesco Grande di CRIF Rating Agency all' articolo stampa apparso dopo la pubblicazione del nostro I rapporto sui minibond emessi al 14 Febbraio

Va fatta chiarezza su un punto molto importante: il Documento di Ammissione, su cui è stata imperniata l’analisi, non è l’unico documento pubblico disponibile agli stakeholder ma ad esempio – in presenza di un bond con rating pubblico – vengono pubblicati sul sito dell’Agenzia di Rating sia un comunicato stampa che un rating report all’interno del quale è possibile trovare informazioni accurate sul posizionamento competitivo dell’impresa, posizionamento strategico, previsioni economiche patrimoniali e finanziarie etc. Informazioni – pubbliche ribadiamo - che per i potenziali investitori assumono un’importanza almeno pari a quelle contenute nel Documento di Ammissione.
Ci chiediamo come sia possibile non tener conto di tutto ciò in uno studio così corposo e circostanziato. E soprattutto come sia possibile attribuire ai minibond quotati sull’Extramot PRO ed accompagnati da un rating pubblico  (Filca, Iacobucci, JSH) una valutazione in termini di ‘trasparenza finanziaria’ bassa come e talvolta addirittura di più degli altri minibond unrated.
E’ vero che le ‘mini-obbligazioni’ con rating rappresentano ad oggi la percentuale non preponderante dei titoli quotati sull’ExtraMot Pro; è vero anche, tuttavia, che non si rende giustizia a questo nuovo importante segmento di mercato se ne vengono evidenziati elementi di opacità anche quando, al contrario, il livello di informativa pubblica sull’azienda emittente è ben più alto degli standard, e ciò è reso possibile anche grazie al rating”.
Francesco Grande
Marketing & Business Development Director


Continuiamo il dialogo
di
Luciano Martinoli



Precisiamo che vi sono state alcune incomprensioni, amplificate dall'articolo della stampa ma specificate nel rapporto, riguardo le scelte metodologiche e la natura delle fonti della nostra ricerca.
Riguardo la natura si è scelto di raccogliere gli elementi da valutare da "documenti pubblici" intendendo per "pubblici" non quelli semplicemente disponibili a chiunque ne avesse fatta ricerca ma da fonti "pubbliche": Consob, Borsa Italiana. 
La scelta metodologica del "Documento di Ammissione" è inoltre dettata dall'esigenza di disporre di documenti dal formato omogeneo e, sopratutto, disponibili per tutte le emittenti, e non solo per le tre per cui era disponibile il rating. Ciò ci ha permesso di effettuare il confronto, oggetto del rapporto, e consentire valutazioni trasversali.
Rimane incomprensibile, ma di ciò va fatto addebito alle emittenti, la povertà di contenuti e indicazioni strategiche nei Documenti di Ammissione anche in presenza dei Business Plan e di conseguenti Rating pubblici. 
Questo ultimo punto, come gli altri e il rilievo fatto dal Dott. Grande, evidenzia ancora una volta come il tema della progettualità strategica, e il documento che lo descrive (Il Business Plan), siano purtroppo  tenuti in bassa considerazione dalle aziende. Esso è visto soltanto come un mero adempimento burocratico e non come oggetto dell'emissione  e, ancora più grave, non viene considerato come il progetto di futuro dell'azienda, di cui tutte dovrebbero disporre indipendentemente dalla volontà di operazioni finanziarie.

martedì 4 marzo 2014

E' possibile uno sviluppo senza progetto? Il caso Minibond

di
Luciano Martinoli



Al 14 febbario 2014 erano presenti sul mercato Extramot PRO di Borsa Italiana 17 titoli di debito, emessi da 15 aziende italiane, per importi inferiori ai 25 milioni di euro. Escludendo le cambiali finanziarie e i titoli per importi maggiori, tipicamente emessi su altre borse europee e scambiati successivamente anche sul nostro mercato, si tratta dei primi "Minibond" emessi grazie alle normative che consentono alle aziende non quotate questo tipo di  indebitamento.
Come detto più volte, su questo blog e da varie fonti stampa, lo strumento è stato salutato come il primo vero mezzo non bancario per finanziare "sviluppo". 
Ma quale sviluppo? Cosa si intende per questa parola? Come queste 15 aziende hanno "progettato" il loro sviluppo (che dovrebbe, tra l'altro, consentirgli di onorare il debito contratto e pagare gli interessi)?