"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 13 gennaio 2017

Grandi debitori: Scorretti o Sfortunati?

di
Luciano Martinoli


Continua la caccia alle streghe per individuare i responsabili della crisi bancaria nel nostro paese. Stavolta è il turno di chi ha preso i soldi e non li ha restituiti. Ma dove erano, e che facevano, quelli che glieli hanno dati?

Il "mostro" di turno sull'argomento banche, da sbattere in prima pagina, stavolta è il grande debitore insolvente. Dopo la crisi economica, quella è come il prezzemolo: ci sta sempre bene e dappertutto, la BCE che ce l'ha con noi, i vertici bancari truffaldini, adesso è caccia agli insolventi.
Il ministro Padoan getta acqua sul fuoco e ha recentemente dichiarato che "occorre fare un ragionamento più ampio per distinguere i comportamenti scorretti da quelli sfortunati nell’accumulazione del debito".
Traduco, prendendomene tutte le responsabilità: fare business, per il quale servono notoriamente soldi, è attività (anche) truffaldina o legata al caso.
Ci può stare, ma possibile che 300 miliardi di euro lordi di sofferenze siano da imputare solo a gente ispirata da disegni fraudolenti o colpiti da sfiga? 
E se pure così fosse, chi, nelle banche, gli ha dato quei soldi? Seguendo quali criteri? 
E nei  "piani di cambiamento", recentemente presentati da tutte le banche, vi è un accenno alla modifica di tali criteri per evitare di riparlare tra qualche anno di debitori "scorretti e sfortunati"?

Purtroppo il cuore centrale del problema, l'acclarata ed endemica incapacità delle banche di comprendere e stimolare l'economia reale, non viene considerata e, al di là dei comportamenti con rilevanze penali di alcuni manager bancari, si continua ad ignorare la colpa più grande del sistema bancario: il peccato di omissione!
Omissione nel voler accogliere nuove conoscenze, quelle strategiche, che consentirebbero di riconoscere per tempo i furfanti e gli sfigati.
Omissione nell'affrontare seriamente il problema della redditività delle banche, sul quale forse sono incapaci preferendo occuparsi solo di quello patrimoniale (seppur necessario).
Omissione nel mettere al centro della loro attenzione i clienti aziendali, ridisegnando l'offerta per loro dalla testa ai piedi grazie alle conoscenze di cui prima.

Allora forse è opportuno lanciare un appello al ministro Padoan. Oltre ad "avviare un programma di educazione finanziaria" a beneficio dei risparmiatori, con risultati importanti (tutelare il loro patrimonio) ma modesti (di certo non si rilancerà l'economia), sarebbe più opportuno, oltre che urgente, avviare un programma di educazione strategica  a beneficio di tutto il settore bancario.
Solo così riusciremo non solo ad evitare gli scorretti o sfortunati ma addirittura a redimere i primi (forse) e indirizzare (di sicuro) i secondi verso sorti migliori.
Con benefici per tutti.

mercoledì 27 gennaio 2016

Storia di un NPL (e di come si poteva, e si potranno, evitare)

di
Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com
l.martinoli@cse-crescendo.com




Su Repubblica di ieri è apparso un interessante articolo che, a partire da una storia di una impresa  realmente esistente (chiamata Pinca per motivi di riservatezza), traccia la genesi e l'evoluzione di una tipica sofferenza bancaria aziendale. Come è consuetudine di questo blog, proporrò una prospettiva nuova, quella della Strategia d'Impresa, per "leggere" gli stessi fatti. Così facendo scopriremo che ci sono stati elementi d'allarme, e possibili correttivi, ben prima che si arrivasse al triste epilogo finale. 
Iniziamo.

giovedì 9 ottobre 2014

Tesi di Laurea comprate e... Business Plan

(ovvero sulle conseguenze del falso)
di
Luciano Martinoli


Recentemente è balzato agli onori della cronaca, come spesso purtroppo periodicamente accade, lo scandalo delle tesi di laurea acquistate.
Dove risiede lo scandalo? 
Al di là del reato previsto dal nostro ordinamento (legge 19 aprile 1925, n. 475. Repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche) la tesi di laurea è "una dissertazione scritta con lo scopo di dimostrare la compiuta conoscenza di un argomento" come si legge dal sito di una Università. 
Dunque non è il documento in se per se che è importante ma la testimonianza di ciò che è avvenuto prima. Migliore sarà il documento migliore sarà stato il processo che l’ha prodotto, più meritorio sarà lo studente che lo ha prodotto. Acquistare la tesi significa dimostrare inequivocabilmente che tale processo non c’è stato, che ciò che si propone, la tesi, non corrisponde alla qualità del proponente.
Insomma un falso bello e buono, anche riguardo la persona.
Cosa c’entrano i Business Plan?

venerdì 26 settembre 2014

Una "povera" idea di sviluppo (II ricerca sui Minibond)

di
Luciano Martinoli
luciano.martinoli@gmail.com
l.martinoli@cse-crescendo.com



Stiamo continuando a farci la stessa domanda: ma i Minibond sono strumenti di sopravvivenza o di sviluppo? 
Dalla nostra precedente ricerca la risposta che emerse fu chiara: sopravvivenza. Allora abbiamo indagato sui titoli ExtraMOT PRO quotati successivamente, dal 14 febbraio al 30 agosto, definendo in maniera più precisa cosa si dovrebbe intendere per “sviluppo”.
Le risorse finanziarie a debito fornite a una impresa genereranno sviluppo se permetteranno all'impresa stessa di aumentare, grazie alla realizzazione del Progetto Strategico che giustifica la richiesta di risorse finanziarie, e nei tempi previsti, la sua capacità di generare cassa in modo da:

  1. pagare il servizio del debito,
  2. restituire la somma presa in prestito,
  3. generare risorse libere come segnale di una sua acquisita indipendenza strategica.

venerdì 29 agosto 2014

La pericolosa cecità della finanza (e delle imprese)

(il caso dei titoli di debito aziendali)
di
Luciano Martinoli



Economia reale e Finanza devono mettersi in testa alcune cose.
La prima: esiste una metodologia rigorosa e comprensibile per descrivere il business di una impresa e la sua evoluzione. Una modalità rigorosa per costruire progetti di sviluppo di una impresa che, per convenzione, definiamo Business Plan.
La seconda: esiste una metodologia di valutazione dei Business Plan che viene definita “Rating di un Business Plan”.
Queste metodologie non scendono dal pero, ma sono il risultato dell’utilizzo delle più avanzate conoscenze di strategia d’impresa.
Se economia e finanza vogliono costruire un’alleanza di sviluppo, invece di farsi mantenere, le imprese, o costruire bolle, la finanza, allora queste metodologie devono usare.

A sostegno di questa mia tesi, che è il fondamento delle proposte di questo blog, e ad illustrazione dei danni che il non accettare le proposte di questo blog può causare,  vi propongo l'analisi di tre recenti casi.

Qualche settimana fa sul giornale online Linkiesta è apparso un articolo che si interrogava sull'uso dei minibond a partire dal caso Guala Closure, un'azienda pavese che nel 2012 ha lanciato un'offerta di debito e che oggi delocalizza in Polonia mettendo a rischio posti di lavoro locale dopo aver utilizzato, presumibilmente, anche risparmio locale per l'operazione finanziaria. 
La tesi centrale è la seguente:

"L’obiettivo di canalizzare fondi e risparmi italiani su imprese italiane che investono potrebbe scontrarsi - come in questo caso - su decisioni di investimento che portano via il lavoro dall’Italia, perché la multinazionale, tascabile o no, deve ragionare su uno scacchiere geografico dove i vincoli e i costi sono molto diversi. Quindi da un lato si alleggerisce la posizione delle banche italiane (che da Guala volevano uscire…) ma non si creano sempre opportunità in Italia. È il mercato, bellezza."

Eh no, è l'ignoranza, bellezza, altro che mercato!
Se infatti tutti gli stakeholder conoscessero la Strategia d'Impresa, come sanno parlare di calcio, il legislatore avrebbe imposto alle aziende che vogliono usare pubblico risparmio la pubblicazione dei loro Business Plan usando lo stato dell'arte delle tecnologie di merito (come già richiede per altri ambiti). Le amministrazioni locali, ma anche i sindacati, leggendoli avrebbero ben chiari gli intenti aziendali e si mobiliterebbero ben prima, e non dopo a buoi scappati, per manifestare le loro istanze e le loro preoccupazioni. 
Lamentarsi dopo e affidarsi alla fatalità (E' il mercato, bellezza!) è esercizio di pavidi e/o ignavi.

Ancora su Linkiesta un articolo sul pericolo che lo stato si trasformi in Hedge Fund a partire dalla possibilità che un gestore possa chiedere la copertura parziale del suo portafoglio di minibond allo Stato attraverso il fondo di garanzia delle PMI. L'analisi delle tecniche finanziarie, e di cosa può comportare, è ben illustrata e motiva un rischio reale il quale però può essere scongiurato solo attraverso una analisi del sottostante: un giudizio (Rating) sui business plan che giustificano quel portafoglio.
Ancora una volta: vengono redatti i Business Plan secondo le migliori tecnologie di Strategia d'Impresa? Perchè non viene imposto a chi emette minibond di pubblicare i BP invece della ridicola e inutile domanda di ammissione piena di banalità e ripetizione? Il ministero, attraverso il fondo di garanzia delle PMI, è attrezzato per emettere un giudizio (effettuare un rating) sui BP?
In difetto i rischi illustrati dall'articolo sono reali e lo Stato si renderebbe ancora una volta complice, causata dalla sua ignoranza, dello sperpero di risorse pubbliche.

Se questo è quanto accade nel nostro paese, cosa succede in quello che viene considerato il mercato finanziario più avanzato e grande del pianeta?
E' notizia di questi giorni (si legga articolo del NYT) di importanti decisioni della SEC proprio su questo merito.
In ritardo di 6 anni dal cataclisma finanziario, generato da quello stesso mercato che dovevano sorvegliare, hanno imposto la cosa più ovvia sui più probabili veicoli di "tossicità" finanziaria (gli ABS): la descrizione di cosa c'è dentro, come si fa "sulle etichette del cibo e i medicinali che descrivono la lista gli ingredienti".
Un passo avanti importante, anche se tardivo, ma anche loro rimangono al palo come rivela una consulente finanziaria al termine dell'articolo: "Se stai valutando un merito di credito devi capire i crediti sottostanti. Questo è un buon passo importante nella giusta direzione, ma come si applica?"
La risposta è la stessa di prima: con le conoscenze in materia, quelle della Strategia d'Impresa e, in questo caso, con tecniche di Rating di BP:

Spero allora sia evidente, arrivati a questo punto, che la necessità di dotarsi di queste conoscenze (e dei conseguenti strumenti), non sia quella di un miglioramento marginale alle pratiche di business corrente ma, ben più importante, il necessario progresso della nostra economia: in che direzione e come svilupparla perchè da essa dipenderà se vogliamo, come lo è stato finora, la nostra società.