"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 4 agosto 2015

Salvare le banche greche?

di
Francesco Zanotti


Oggi Marco Onado sul Sole 24 Ore sostiene che per salvare la Grecia occorre salvare le banche greche attraverso l’European Stability Mechanism.
Supponiamo che questo si faccia. E con così tanti soldi da rendere le banche Greche le più solide al mondo.
E poi?
Se le imprese non hanno progetti per costruire un nuovo futuro, se le persone non hanno propri progetti di futuro, i soldi delle banche finiranno per diventare crediti inesigibili.
Allora proviamo una strada che si fondi proprio sui progetti.
L’European Stability Mechanism non capitalizzi le banche. Ma capitalizzi imprese e cittadini. Apra presso le banche conti correnti a imprese e cittadini. In questo modo le banche sono salve ugualmente. E ai cittadini e alle imprese si chieda come contro partita Progetti che permettano loro di generare cassa.
C’è un solo problema, ma non è finanziario: è culturale. Occorre che chi guida lo  l’European Stability Mechanism (o le banche da questo Fondo delegate) sappiano valutare progetti di futuro. E le imprese e i cittadini ne sappiano redigere di alti e forti.
Così non è. Ma la soluzione è a portata di mano: occorre che l’European Stability Mechanism, imprese e cittadini si dotino di adeguate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.
Vogliamo ascoltare Papa Francesco? “Non disponiamo ancora della cultura adatta ad affrontare questa crisi” (Laudato sì, pag. 90)


venerdì 6 giugno 2014

Le banche finanzieranno?

di
Francesco Zanotti


Tutti applaudono alla Bce che ha deciso di fornire alle banche soldi per finanziare le imprese. Ma, giustamente, in un articolo sul Sole 24 Ore di oggi Cellino, Franceschi e Longo spiegano che questa è solo una misura necessaria. Perché essa possa funzionare occorre che vi sia la ripresa economica per far sì che i nuovi finanziamenti non si disperdano in ulteriori sofferenze.
D’accordo, ma la domanda è: chi costruisce la ripresa?
La nostra risposta è semplice, ma non ascoltata. Solo le imprese possono superare la crisi e costruire sviluppo. Lo possono fare attraverso progetti di futuro alti e forti che permettano loro di costruire nuovi prodotti ed erogare nuovi servizi che siano ologrammi di una nuova società. Niente di meno-
E come si fa a far si che le imprese possano dotarsi di questi progetti di futuro alti e forti? Occorre che si forniscano loro nuove risorse cognitive (in particolare le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa) per guardare diversamente il mondo e per saper poi progettare un nuovo mondo.
Se le banche non vogliono disperdere in sofferenze le risorse che otterranno, dovranno fornire loro queste risorse cognitive alle imprese. Nessun altro può farlo.
Prima, però, dovranno acquisirle perché oggi non ne dispongono.
Ma come? Non ne dispongono già? No, non ne dispongono già! Sto sostenendo che le banche non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa che sono gli strumenti fondamentali non solo per progettare il futuro, ma anche per valutare progetti di futuro.
Ed è questa la causa fondamentale che ha permesso l’aumento delle sofferenze. Ed ha lasciato le imprese senza supporto progettuale.

domenica 1 giugno 2014

Soldi o progettualità strategica?

di
Francesco Zanotti
L’Assemblea della Banca d’Italia, le intenzioni del Governo, si riassumono molto facilmente: far arrivare più soldi alle PMI per rilanciare l’economia.
Forse è necessario, ma non è sufficiente. E, poi, viene dopo.
Intendo dire che la vera urgenza è fornire le conoscenze che servono ad attivare una nuova progettualità strategica. Sono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Solo così le famose PMI potranno costruire progetti di futuro che meritano di essere finanziati.
Se non sapranno costruire progetti di futuro alti e forti, i soldi serviranno solo a prolungarne artificialmente una sopravvivenza sempre più stentata.

Questo discorso non vale solo per le PMI, ma vale soprattutto per le grandi imprese. Se guardate al rating che abbiamo assegnato ai Business Plan delle grandi imprese, troverete ben pochi progetti di futuro alti e forti. Solo vaghi accenni.

martedì 6 maggio 2014

Preparando il 28 maggio: nessun progetto di futuro!

di
Francesco Zanotti


E’ inutile insistere: il sistema imprenditoriale italiano non ha voglia di un futuro diverso dal passato. Nella maggioranza, le imprese stanno aspettando che qualche Governo Magico riesca a cambiare il mondo in modo che esse possano tornare a guadagnare come prima, facendo le stesse cose di prima.
Non ci credete? Allora date una occhiata ai Progetti di Futuro delle imprese (ai loro Business Plan): quando ci sono, sono semplici budget che descrivono come si spera andrà l’impresa dopo che qualche Governo Magico sarà riuscito a fermare il tempo sulle ore del passato.
Volete una verifica? Chiedete ad un imprenditore cosa, secondo lui, deve contenere un Progetto di Futuro (un Business Plan). Non lo sa!
E questo non vale solo per le famose PMI. Vale soprattutto per le imprese maggiori, per le banche, le assicurazioni etc.
Ma forse davvero può arrivare un Governo Magico … Ovviamente no! Avremo un futuro di sviluppo solo se costruiremo una nuova economia ed una nuova società. E questo costruire può partire solo dal basso costruendo imprese che offrano prodotti (o eroghino servizi) radicalmente diversi, producano e distribuiscano altrettanto diversamente, abbiamo un rapporto co-evolutivo con la Natura.
Ma come si fa a ricostruire una voglia matta di un futuro diverso dal presente? Parleremo di tutto questo il 28 maggio.

domenica 19 gennaio 2014

Finanziare la noia?

di
Francesco Zanotti


Oggi il Sole 24 Ore parla delle “Le nuove linee guida di Bruxelles per superare il credit crunch”. E siamo alle solite. Mi spiego
Va certamente bene aumentare le vie attraverso le quali far affluire risorse finanziarie alle imprese, ma occorre stabile anche a quali imprese aprire queste vie. L’unico criterio significativo è quello di valutare i Progetti di futuro delle imprese che devono essere scritti in un business plan.

Il problema non è il credit crunch. Il problema è lo spegnersi dell’imprenditorialità nella noia. Il rischio è che si finisca per finanziare la noia con i soldi dei risparmiatori (se finanziano le banche) o dei cittadini (se finanzia lo Stato). O come si dice popolarmente: finisce che finanzia Pantalone. Che sembra essere il nuovo nome dei cittadini/risparmiatori che dovranno mantenere chi si annoia a produrre noia.