"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 4 ottobre 2017

In economia causa ed effetto non esistono


A fronte di recenti segnali positivi sull'economia del nostro paese, è partita una gara di celebrazioni da parte di chi ha realizzato o reclamato interventi i quali, ex post, vengono presentati come la loro causa. Dall'altra parte dell'Atlantico si ragiona invece su evidenze che dimostrano il contrario. 

In una lettera del Presidente di Confindustria, pubblicata sul sole24ore qualche giorno fa, Vincenzo Boccia sottolinea la bontà di "scelte ben precise di politica economica che hanno avviato quello che possiamo chiamare l’inizio di un circolo virtuoso dell’economia: più investimenti privati, più export e quindi più occupazione. Attivando così anche la domanda."

Più avanti il ragionamento è reso più esplicito indicando "la strada da continuare a seguire anche nella capacità di raccontare in termini oggettivi quanto sta accadendo: cause, strumenti di politica economica, effetti, ovvero più investimenti, più export, più occupazione."

Ma è davvero così?

giovedì 14 settembre 2017

Questa è l'Italia...

di
Luciano Martinoli


Uno degli sport nazionali, oltre il calcio, è l'autoflagellazione. Ma siamo proprio sicuri che gli altri paesi stiano meglio?

Consentitemi per una volta di fare una nota di metodo e non di merito. Riguarda lo sport italico di lamentarsi di qualsiasi cosa da noi non funzioni  evocando, con l'espressione finale "Questa è l'Italia", la rassegnata impossibilità di qualsiasi miglioramento; sottointendendo la differenza con altri paesi normali (se non paradisiaci). Uno di questi è senz'altro gli Stati Uniti d'America che l'immaginario collettivo vuole ancora come un paese efficiente, ricco di grandi imprese e con bassa tassazione.
Ma è davvero così?

sabato 27 maggio 2017

I PIR, la pagliuzza e la trave…

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per pagliuzza nell'occhio

I PIR - Piani Individuali di Risparmio-  sono di gran moda. Ma per quanto riguarda i possibili problemi per i risparmiatori, però, si indica solo la pagliuzza, e ci si dimentica della trave.

Tutti conoscono il monito evangelico “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?” (Matteo 7:3-5).
Si applica letteralmente al caso dei PIR. La pagliuzza è costituita dai temi fiscali. Certamente è importante il tipo di imposizione fiscale. Una imposizione fiscale sfavorevole è certamente fastidiosa come una pagliuzza.
Ma ci fa dimenticare la trave. Una trave grande e pesante. E’ costituita dal rischio di perdere tutto il capitale. E’ costituta dal rischio che le imprese nei cui titoli sono finite i soldi dei risparmiatori falliscano.
Si dirà, ma chi le seleziona sa come distinguere il grano dal loglio, per continuare a usare un linguaggio evangelico (Matteo 13, 24 segg.). Chi le seleziona sa scegliere le imprese il cui titolo continuerà ad aumentare di valore.
Ecco, questo non è vero. Per mille ragioni. La più semplice è che l’andamento del titolo non è che segua così pedissequamente l’andamento dei risultati delle imprese. Ma la più rilevante è che chi seleziona le imprese non ha alcuno strumento per prevedere i risultati futuri delle imprese. Con gli strumenti a disposizione della finanza è come se si scegliesse a caso. E non è il caso di buttare il risparmio nel gioco della roulette. Rischia che sia una roulette russa.
Ma purtroppo della trave nessuno vuole parlare.  Qualcuno ci dà una mano a parlarne?


martedì 16 febbraio 2016

Non basta dire: investimenti!

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per investimenti

Ieri Mario Draghi ha riproposto il binomio: meno tasse, più investimenti. Credo sia un binomio, così come è stato esposto, nefasto. E spiego il perché.
Cominciamo dagli investimenti. Non è che gli investimenti siano negativi di per sé. Lo diventano quando li assolutizza. Intendo dire: il richiamo agli investimenti è negativo se non ci si chiede quali investimenti. Non vanno bene tutti. Ad esempio, vi sono investimenti che non fanno che aumentare debiti e, in seguito, sofferenze. Sono gli investimenti in capacità produttiva in imprese i cui prodotti interessano sempre meno. Andrebbe bene un investimento in capacità produttiva per imprese come la Ferrari. Ma, guarda caso, li fa con il contagocce.
Non sono andati bene gli investimenti “delocalizzativi” per imprese che hanno cercato una pura riduzione dei costi.
In sintesi, vanno bene certo gli investimenti, ma se hanno un senso strategico che non può essere quello di seguire le mode, come fanno la maggior parte delle imprese. Anche quelle grandi come le banche con la loro insensata mania di diventare grandi.

Arriviamo alle tasse. Anche qui, non è negativo in assoluto abbassare le tasse. Lo è quando diventa un assecondare le imprese nel considerare sempre più e soltanto i costi. Li si spinge ancora di più a considerare solo e soltanto i costi. E a cercare tutte le scappatoie per continuare a produrre cose che non interessano più.
Io credo che occorra aumentare il gettito fiscale, ma abbassare le aliquote. Per ottenere questa magia occorre che le imprese “guadagnino” molto di più. Domanda: lo Stato incassa di più seviziando imprese che non riescono a pagare gli stipendi o agendo perché esistano moltissime imprese “Ferrari o Apple like” che producono molti utili?
Ma cosa dovrebbe fare lo Stato per fare emergere imprese “Ferrari o Apple like”? La nostra proposta è apparsa in mille forme in questo blog.


mercoledì 19 febbraio 2014

Anche gli imprenditori, però …

di
Francesco Zanotti


Riporto da una intervista ad un piccolo imprenditore sul Corriere di oggi.
Il guadagno diventa un sogno perché pago il 22% di IVA e oltre il 50% di tasse. In pratica a conti fatti, lo Stato ci toglie il 75% del fatturato.”.
Anche gli imprenditori, però, ci mettono del loro.
Ma come si fa sostenere che l’IVA fa parte del valore prodotto dall'impresa? E’ solo una partita di giro: l’impresa raccoglie soldi per conto dello Stato. Come si fa sostenere che si paga il 50% di tasse sul fatturato?

E chi commenta queste interviste non dice una parola di chiarezza:  usa strumentalmente una protesta, che parte da ragionamenti economicamente insensati, per coltivare il mito delle PMI che vorrebbero salvare il Paese, ma ci sono i cattivoni, banche in testa, che gli impediscono di guadagnare.

giovedì 30 gennaio 2014

Così siamo morti

di
Francesco Zanotti


E’ importante azzeccare investimenti, strategie e management. Ma resta decisiva la componente fiscale.
Purtroppo così un autorevole commentatore sul Sole24Ore di oggi. Così l’intera tradizione industriale di un Paese, l’intera (e gloriosa) capacità progettuale di un Paese viene umiliata. Alla fine non conta nulla: vincerà chi fa pagare meno tasse …

Per fortuna ha torto marcio …

mercoledì 19 dicembre 2012

Proposte a babbo morto


di
Francesco Zanotti

Tutti sanno perché si dice “a babbo morto” per indicare un Evento incerto nel tempo, ma lontano. Era l’impegno dei giovani di buona famiglia quando prendevano soldi a prestito “Li restituirò a babbo morto”. Cioè quando sarà morto mio padre ed erediterò la sua fortuna.

Ecco oggi sul Sole 24 Ore Alberto Quadrio Curzio sponsorizza tre proposte presentate dalla Commissione Europea per la “crescita”. Lasciamo stare i contenuti: guardiamo i tempi. La proposta a breve prevede di fare una cosa entro 18 mesi. Quella a medio termine entro 5 anni. Quella a lungo termine dopo i 5 anni.
E tra oggi e 18 mesi? Per chi vive nelle aule universitarie garantito da stipendi o pensione e prebende (o chi gioca con le campagne elettorali) 18 mesi è domani mattina. Ma per chi deve pagare tasse, stipendi e tredicesime domani mattina una crescita che venga rilanciata da una qualunque cosa si farà tra 18 mesi e del tutto inutile: non sopravviverà 18 mesi! A 18 mesi saranno morti prima che muoia il babbo.
Occorre pensare a qualcosa da fare subito. Prima di Natale e durante le feste.
E questo qualcosa da fare subito è la cosa più efficace. Le banche e le Associazioni imprenditoriali potrebbero diffondere la nuova cultura strategica che oggi è disponibile. Essa potrebbe scatenare una nuova progettualità imprenditoriale e costruire intorno a questa nuova progettualità una nuova alleanza (davvero santa) di sviluppo tra banche ed imprese.
Ma come può proporre questa cultura chi non la conosce?