"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 14 luglio 2016

Per costruire sviluppo basta cambiare le parole.

di
Francesco Zanotti

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Se si usano gli stessi modelli cognitivi di riferimento del passato sembra di vivere in un mondo assurdo.
Se, invece, si riesce a guardare da un’altra parte diventa tutto chiaro.
Non crescono inflazioni e acquisti? Certo perché alla gente interessa sempre meno quello che le imprese producono. Non si sa dove investire? Certo perché mancano progetti d’impresa alti e forti: le imprese rimangono troppo ancorate a quello che hanno fatto nel passato. Si continua a produrre moneta e non cresce l’inflazione? Certo per tre ragioni. La prima è che la moneta non rappresenta più nulla di fisico. Le seconda è perché questa moneta non arriva all’economia reale se non attraverso prestiti che si fanno sempre più rari. E si potrebbe continuare a lungo.
La soluzione è ovviamente quella di usare nuovi modelli cognitivi, guardare da un’altra parte. Per riuscirci vi propongo un primo passo: cambiamo le parole che usiamo. Meglio: aboliamo alcune parole: consumo, competitività, produttività e digitale. Provate a riproporre le vostre analisi e le vostre idee senza usare queste parole. E’ difficile che ci riusciate … Ad esse sostituite: acquisto, progettualità, costruzione sociale e analogico …


giovedì 15 ottobre 2015

Per rilanciare la domanda: progettualità profetica

di
Francesco Zanotti

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Stamattina sulla prima pagina del Sole 24 Ore Fabrizio Galimberti cerca di capire come rilanciare una domanda che langue. E la sua risposta è: fare in modo che la gente abbia in tasca più soldi.
Mi sembra una soluzione conservatrice. Che rischia addirittura di allargare ancora di più il gap tra finanza ed economia reale.
Proviamo a guardare da un'altra parte, allora.
La domanda è fredda perché i prodotti offerti interessano sempre di meno. Tanto è vero che alcuni prodotti vanno alla grande, anche se i soldi in tasca alla gente sono pochi. Detto diversamente: se i prodotti interessano, si fanno anche sacrifici per acquistarli. Se qualcuno si ricorda i tempi del nostro Boom economico, compravamo la Cinquecento (e tanti altri prodotti) non perché eravamo ricchi. Ma perché facevamo sacrifici per comprarli. E facevamo sacrifici perché questi prodotti erano “profetici”: erano Segni di una nuova società. Comprandoli si entrava in una nuova società.
Il Boom economico, poi, ci ha fatto diventare ricchi (e lo dimostra la quantità di risparmio degli italiani). Ma siamo diventati ricchi perché i nostri imprenditori hanno immaginato prodotti profetici.
Vogliamo rilanciare la domanda? Chiediamo agli imprenditori di tornare ad essere profetici.
Ma la finanza che c’entra? C’entra perché se date più soldi alla gente, ma non ci sono prodotti interessanti, questi finiranno nel risparmio. E che c’è di male? Che il risparmio cadrà nelle mani di finanzieri che non sanno cosa significhi investire nell’economia reale. Non sono banditi, sono solo sciocchi. Ed useranno i risparmi per gonfiare l’economia di carta. Invece di prodotti profetici avremo mucchi di carte che se qualche Banca Centrale non provvede a comprare avranno solo il valore della carta su cui sono scritti. Poiché non sono più scritti neanche sulla carta, neanche quel valore avranno.

Coraggio imprenditori, tornate a fare i profeti altrimenti dalla crisi non ne usciamo.

venerdì 18 settembre 2015

E se fosse colpa dell’economia reale e non della finanza?

di
Francesco Zanotti
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La conferma di questa convinzione mi è venuta leggendo un trafiletto sul Sole24Ore di oggi.
Cito dal trafiletto “Un segnale (il fatto che la FED non ha aumentato il costo del denaro) che potrebbe spingere gli investitori che hanno puntato sull’azionariato USA sulla spinta della ripresa a preferire altre asset class meno legate alle fluttuazioni del ciclo economico.”.
Ragioniamoci sopra. Ma se le imprese generassero utili abbondanti non pensate che i finanziari investirebbero nei capitali delle imprese? E perché oggi le imprese non producono utili? Perché la loro identità strategica è invecchiata e non hanno progetti di sviluppo strategico (Business Plan) alti e forti.
Vogliamo rivoluzionare la logica dei mercati finanziari? Inondiamoli di Progetti di Sviluppo alti e forti.
Sì, lo so! I finanzieri non capiscono nulla di strategia d’impresa. Ma, dopo tutto non per colpa: nessuno ha mai detto loro neanche che esiste una disciplina che si chiama strategia d’impresa.
Non capiscono nulla di strategia d’impresa, ma possiamo insegnare loro questa disciplina e renderli capaci di apprezzare Business Plan alti e forti.
Non capiscono nulla di strategia d’impresa, ma tonti non sono. Quando si accorgeranno che esistono imprese che generano rilevanti utili perché hanno realizzato Progetti di sviluppo alti e forti, allora in quelle investiranno.
Se così è, allora, al fatto che i finanzieri si siano abituati a inventarsi titoli su cui investire non sono estranee le imprese. Invece di disegnare progetti di Sviluppo alti e forti si sono ridotte a piagnucolare sulla crisi e a chiedere aiuti di Stato per sopravvivere.