"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 5 maggio 2016

“Uberizzazione”, malattia di un economia stagnante

Colonne d'Ercole

Oltre lo stretto di Gibilterra alla ricerca di "fondamentali"
dell'economia e della finanza migliori (o uguali?).

di
Luciano Martinoli



Sono abbastanza frequenti le notizie di vere e proprie rivolte dei tassisti nei paesi dove opera Uber, la società tecnologica che mette in collegamento, tramite app, clienti che necessitano di spostarsi con autisti privati che offrono il servizio con le proprie auto. Solo l’ultima, in ordine di tempo, c’è stata oggi a Milano, ma tali manifestazioni di protesta sono abbastanza frequenti anche in altre città dove opera l’azienda. Il fenomeno è talmente diffuso che Uber ha deciso di reclutare senior advisor, del calibro di Neelie Kroes ex commissario europeo, Ray LaHood ex segretario dei trasporti US e molti altri in giro per il mondo, come riporta il Financial Times, allo scopo di essere aiutata a ‘navigare’ nelle regolamentazioni dei singoli paesi. 

Da un lato vi è la necessità di liberare il mercato dalle ‘caste’, come ricorda Luigi Zingales in un suo articolo apparso su ilsole24ore del 24 Aprile scorso, e dare libero spazio ai benefici che può erogare la tecnologia. Dall’altro vi è il problema di arginare le proteste e, più importante ancora, fornire risposte a chi si sente minacciato da tali innovazioni.
Come sciogliere il nodo?