"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 5 maggio 2016

“Uberizzazione”, malattia di un economia stagnante

Colonne d'Ercole

Oltre lo stretto di Gibilterra alla ricerca di "fondamentali"
dell'economia e della finanza migliori (o uguali?).

di
Luciano Martinoli



Sono abbastanza frequenti le notizie di vere e proprie rivolte dei tassisti nei paesi dove opera Uber, la società tecnologica che mette in collegamento, tramite app, clienti che necessitano di spostarsi con autisti privati che offrono il servizio con le proprie auto. Solo l’ultima, in ordine di tempo, c’è stata oggi a Milano, ma tali manifestazioni di protesta sono abbastanza frequenti anche in altre città dove opera l’azienda. Il fenomeno è talmente diffuso che Uber ha deciso di reclutare senior advisor, del calibro di Neelie Kroes ex commissario europeo, Ray LaHood ex segretario dei trasporti US e molti altri in giro per il mondo, come riporta il Financial Times, allo scopo di essere aiutata a ‘navigare’ nelle regolamentazioni dei singoli paesi. 

Da un lato vi è la necessità di liberare il mercato dalle ‘caste’, come ricorda Luigi Zingales in un suo articolo apparso su ilsole24ore del 24 Aprile scorso, e dare libero spazio ai benefici che può erogare la tecnologia. Dall’altro vi è il problema di arginare le proteste e, più importante ancora, fornire risposte a chi si sente minacciato da tali innovazioni.
Come sciogliere il nodo?

sabato 6 febbraio 2016

Innovazione e start-up: e se avessimo dimenticato qualcosa?

di
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

Giudizio-Universale-di-Michelangelo.jpg (900×460)


Un recente articolo apparso sulla rivista Harvard Business Review fa un confronto interessante, quanto apparentemente ambizioso, tra la Firenze Rinascimentale e la Silicon Valley (o la Thames Valley in Inghilterra o la Silicon Oasis a Dubai o qualsiasi altro luogo che scimmiotta la valle californiana) affermando che il modello per creare innovazione nella nostra città a quell'epoca era più efficace.
Le motivazioni, in sintesi (se qualcuno fosse interessato alla versione italiana dell'articolo può chiedermelo), sono relative al "processo" che veniva perseguito all'epoca.

Prendersi cura dei talenti non come atto burocratico o, peggio, di carità ma come investimento consapevole per il bene comune, avere un processo di mentoring robusto e duraturo nel tempo, valorizzare le eccellenze indipendentemente dal campo in cui si sono manifestate, sono solo alcune delle caratteristiche del modo in cui a Firenze si faceva reale innovazione (che resiste da cinquecento anni!).
Le ritroviamo nei programmi di supporto alle "startup" di oggi (che possiamo equiparare alle "botteghe" dell'epoca) ?

E' un esercizio che vi invito a fare con due piccoli esperimenti dopo aver letto l'articolo.
Guardate questo breve video di Assolombarda che sintetizza la sua proposta  di "sostegno" alle "startup innovative". Ma leggete anche i contenuti del sito governativo inglese dedicato alle startup.
Ci ritrovate qualcosa che assomigli al "metodo rinascimentale" nostrano?
Temo di no.

Basta allora scimmiottare i modelli d'oltreoceano messi in discussione dagli stessi americani, come l'articolo dimostra. E basta anche confinare le bellezze culturali in esclusivi patrimoni museali.
Non sarebbe ora di provare a dare uno sguardo all’epoca di straordinaria fioritura delle arti, delle lettere e delle scienze del nostro passato (ma non solo) al fine di riuscire in qualche modo a farla diventare prima idea industriale, poi prodotto e infine ricchezza?

sabato 24 gennaio 2015

Il Marchionne (strategicamente) rivelato!

di
Luciano Martinoli


Una decina di giorni fa a Detroit, in occasione del congresso di Automotive News, l'amministratore delegato di FCA ha fatto delle dichiarazioni semplici e allo stesso tempo importanti, riportate da un articolo del sole24ore, riguardo gli intenti strategici del gruppo.
Non è la prima volta che il dott. Marchionne si esprime in tal senso, ma stavolta è stato particolarmente esplicito e le sue parole hanno un significato più profondo in virtù della operazione di fusione con Chrysler che ha portato a compimento.
Per comprenderle dunque a pieno, dal punto di vista strategico, cosa significhi ciò che ha detto, lasciatemi prima proporre una "mappa" grazie alla quale sarà più chiaro interpretare il significato e la direzione impressa dal leader del gruppo a FCA.