"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

lunedì 31 maggio 2010

Progetto rating imprenditoriale, cioè “poietico”

Sul Sole 24 ore di domenica 9 Maggio 2010 è uscito un articolo a firma di Luigi Zingales che sostiene la necessità di sdoppiare l’Euro in due. Da una parte i paesi virtuosi, cioè quelli del Nord Europa le cui economie possono giustificare una moneta forte. Dall’altra noi “Terroni d’Europa” con Euro che dobbiamo essere liberi di svalutare a piacimento per ridurre il gap di competitività e serietà con le economie del nord.
Aggiunge che per scongiurare questa eventualità, che egli non considera catastrofica (e che, per la verità non considero catastrofica neppure io) sarebbe necessario che l’Europa del Sud conquistasse competitività, aumentando la produttività, rispetto a quella del Nord. Ma questo è da lui ovviamente giudicato quasi impossibile per noi fannulloni e caciaroni.
Questa sua visione è, ovviamente, è sostenuta dalla “Teoria economica”. Quindi è indiscutibile: faremmo meglio noi tutti, governanti in testa, a farla nostra e comportarci di conseguenza. Cioè dividere in due L’Euro.

Ecco, io credo che in questa visione vi siano tutte le ragioni per le quali non riusciamo a venire fuori dalla ecologia di crisi che ci attanaglia e che non vuole mollare la presa.

Cominciamo dalla teoria economica. E’ oramai a tutto ovvio che non esiste una teoria unitaria del mondo fisico. Anzi non esiste neanche un modello di come dovrebbe essere questa teoria fisica. La meccanica classica (soprattutto nelle sue formulazioni hamiltoniana e lagrangiana) è stata considerata tale fino all’avvento della meccanica quantistica ma, poi, si è capito che le leggi sono contingenti: valgono solo all’interno dei contesti nelle quali sono state create. Chi sostiene che esiste una teoria economica è rimasto legata all’ideale conoscitivo della meccanica classica. Cioè ad un ideale conoscitivo irrealizzabile e, credo, anche indesiderabile.
Allora non possiamo dire di avere una teoria economica in assoluto. Possiamo, forse, dire che abbiamo una teoria economica dell’equilibrio che suggerisce come mantenere questo equilibrio: attraverso le strategie di stabilità.
Ma noi oggi abbiamo bisogno di tutto tranne che di equilibrio e stabilità che significano conservazione. Noi dobbiamo costruire una nuova economia all’interno di una nuova società. Ed allora le ricette dell’economia classica sono inadatte ad affrontare questa situazione. Anzi sono controproducenti. Lo dimostra il suggerimento di Zingales: aumentare la produttività. E’ una chiara strategia di conservazione: un invito a fare meglio le cose di sempre. Ma oramai è evidente che il sistema di prodotti attuali interessa sempre meno, che i sistemi con cui li si producono sono sempre più incompatibili con la natura e via dicendo.

Allora la sfida è quella di costruire una nuova economia e, intorno ad essa, una nuova società. Ma come fare?
Sul Corriere del 10 maggio 2010 un articolo di fondo di Francesco Giavazzi sostiene che il problema di fondo è far crescere l’economia. Gli strumenti finanziari adottati per salvare la Grecia e sostenere l’Euro sono solo tattici. E per far crescere l’economia propone la soluzione individuata da due giovani economisti della banca d’Italia (Matteo Brugamelli e Roberto Zizza), insieme a Fabiano Schivardi dell’università di Sassari: le imprese devono ristrutturarsi per sopravvivere. In particolare, investire nello sviluppare nuovi prodotti e cercando nuovi mercati a cui venderli.

Ma, dopo tutto quello che ho detto, è evidente che si tratta di una soluzione troppo generale, esortativa e non operativa.

Voglio provare ad essere più operativo, conscio che una nuova operatività ha, inevitabilmente, il sapore della profezia.

Non basta dire che occorre far crescere l’economia.
E’ necessario, innanzitutto, riconoscere che ogni crisi nella quale inciampiamo non è frutto né di perversi disegni del Fato né (soltanto) di ingordi speculatori. Ma è solo una delle tante manifestazioni, un frattale, di una crisi più complessiva della società industriale.
Questo significa che è necessario costruire una nuova economia all’interno di una nuova società. E, cioè, necessario scatenare una nuova progettualità capace di individuare nuovi stili di vita, apparati produttivi, infrastrutture e città radicalmente diversi. Capace di immaginare un patto di co-evoluzione con la natura.

Questo riprogettare mondi è il mestiere dell’imprenditore. Ma oggi esso è molto più complesso che in passato. Allora non basta più la tradizionale imprenditorialità spontanea che è stata capace di costruire il nostro miracolo economico e l’Italia repubblicana tutta. Non basta neanche la nuova imprenditorialità “tecnologica”.
E’ necessaria una nuova imprenditorialità “aumentata” capace di progettare e costruire la nuova economia all’interno di una nuova società.

Per far nascere e crescere questa nuova imprenditorialità aumentata è necessaria un nuovo sistema di metodologie di valutazione e progettazione strategica che oggi ancora non esistono.

Allora l’urgenza delle urgenze è quello di attivare un grande progetto di ricerca che costruisca queste nuove metodologie …

Ed ecco che arrivo (finalmente) ai sistemi di rating. Oggi servono sistemi di rating radicalmente nuovi sistemi di rating che sappiano valutare quanto questa imprenditorialità aumentata sia in atto e quanto, invece, imprese e paesi stiano disperatamente cercando di conservare il passato.

Stiamo avviando un “Progetto rating imprenditoriale” … Alla prossima puntata i dettagli.

lunedì 22 febbraio 2010

Differenze tra corpi e persone

Oggi sappiamo, a grandi linee, cosa sia una corpo umano, anche se lontani dall'aver scoperto tutti i suoi segreti. Siamo in grado di curarne e prevederne molte malattie e, cosa importante, sappiamo che ha un suo "ciclo di vita".
I parametri fondamentali di un corpo però nulla ci dicono sulle reali intenzioni del soggetto su cosa farà della sua vita: se creerà altre vite mettendo al mondo figli, o ne distruggerà, diventando un criminale di guerra o un serial killer, se creerà ricchezza, diventando imprenditore di successo, o povertà, derubando gli altri, e così via.
Insomma la temperatura basale, il tasso di colesterolo e glicemico, la pressione sanguigna e tante altre misurazioni del funzionamento del corpo non dicono nulla sulla persona, i suoi progetti, le sue attitudini, le sue intenzioni future. La persona è qualcosa di molto diverso dal suo corpo e le storie che raccontano possono divergere, a volte di tanto.
L'analogia la si può applicare all'azienda. Il fatturato, i profitti, il numero dei clienti, i margini operativi, i bilanci raccontano quello che è stato di un'azienda ma non quello che sarà, che dipende dalla volontà della sua anima: l'imprenditore.
La "personalità" dell'azienda, che è l'unica indicazione sul suo futuro e misura profonda della sua identità, è la strategia aziendale. Oggi però a proposito di aziende si parla di tutto tranne che di questo. Il seminario ha indicato in maniera chiara e determinata questa dimensione oggi totalmente ignorata da chi di azienda si vuole e si deve occupare a vario titolo: finanza, sistema di servizi professionali, pubbliche amministrazioni.
La strategia aziendale però non può limitarsi a qualche suggestione, qualche spunto intuitivo che potrebbe dare qualche sprazzo di luce in un'unica direzione per pochi momenti. Deve essere una descrizione profonda, completa e di lungo respiro. Deve far capire il futuro e le sue conseguenze.
Alcuni strumenti ci sono, è vero, ma non organizzati in modo coerente da ottenere questo obiettivo. Inoltre il metterli insieme deve essere ispirato da un modo nuovo di vedere il mondo, che attinga a metafore e linguaggi di chi questo nuovo mondo l'ha già intravisto. Nella serata si è illustrato per sommi capi questo nuovo modo di rappresentare la strategia basato su nuovi punti di vista derivanti dalla ricerca fatta in questi anni nelle scienze fondamentali: fisica, matematica, biologia, ecc. Ci sono allora tutti gli strumenti per progettare il futuro. Il come fare sarà oggetto dei prossimi appuntamenti e delle attività di questo blog.

lunedì 8 febbraio 2010

VI Riflessione Trasgressiva

In tutte le discipline, dalle scienze naturali alle scienze umane, vi sono in corso rivoluzioni profonde.
Alcune di queste rivoluzioni hanno un impatto diretto su chi si occupa di strategia e finanza. Un impatto vitale direi.
Facciamo degli esempi. A chi non interessa riuscire a capire quale sarà il futuro di una impresa? Certo interessa a chi ci mette i soldi a chi consiglia chi ci mette i soldi. Bene, esiste una teoria che descrive lo sviluppo di un sistema vivente che può esser utilizzata per prevedere il futuro di una impresa. E’ la teoria dei sistemi auto poietici. Un secondo esempio. A chi non interessa capire la struttura di un settore industriale, di un distretto, quali operazioni di aggregazione sono sensate e possibili? Interessa sempre a chi ci mette i soldi e a chi li consiglia, ma interessa, almeno, anche agli attori sociali (il sindacato) ed alle Istituzioni. Bene, esiste una metodologia per trattare questi sistemi di imprese: le metastrutture. Attraverso lo studio delle metastrutture si capisce la natura profonda degli aggregati di imprese. Ma gli esempi potrebbero essere moltissimi. Rimanendo agganciati a qualcosa di meno “avanzato” possiamo citare la sfida degli “intangibles”. Tutti li dichiarano decisivi, ma nessun business plan ne parla. Ecco me ne viene in mente un altro: il problema del cambiamento. A chi non interessa gestire meglio i processi di cambiamento come quelli che devono fondere insieme due imprese e farne una sola? Bene, esiste una completamente nuova teoria (ed una prassi conseguente) dei processi di cambiamento che riesce ad eliminare completamente le resistenze dell’organizzazione

Bene, illustrata la tesi dopo tutto banale che la ricerca fa progredire la conoscenza rilevante in ogni campo professionale, compresi quelli della finanza e della strategia, facciamo una piccola indagine.

Di quali fonti di aggiornamento di conoscenze di strategia d’impresa dispone un advisor o un consulente di strategia? Quanto tempo dedica all’aggiornamento? Quante risorse investe una istituzione finanziaria o una società di consulenza nella ricerca di nuove conoscenze e metodologie per saper valutare il futuro di una impresa e saperla supportare nel costruire nuovi futuri?

Io credo che il problema fondamentale sia che queste domande sembrano sorprendenti …

venerdì 5 febbraio 2010

V Riflessione Trasgressiva...

Dalla poesia alla ordinaria follia

L’impresa è una delle medie imprese che negli anni scorsi era il vanto di una delle nostre contrade. Della nostra provincia mi viene da dire. Nata da un operaio messosi in proprio, viene portata verso “magnifiche sorti e progressive” dal figlio. Chiamiamolo Giovani, così senza cognome, perché in quella provincia appartenere alla casta significava chiamarlo “Giovanni”. E lo chiamavano Giovanni anche i Direttori di banca.
Magnifiche sorti e progressive ...
L’impresa continua a crescere. Si indebita sempre di più perché necessita di crescente capitale circolante, perde piano piano di redditività perché cresce la competizione. Ma questi eventi sono il prezzo da pagare quando si cresce. E il Signor Giovanni non vuole rinunciare alla crescita. Per non rinunciare alla crescita continua ad investire. “Costruirò il più moderno stabilimento d’Europa” proclama. Ed aggiunge agli “amici” (sì insomma a tutti quelli che lo chiamano Giovanni, cioè quasi tutti) ridacchiando sotto i baffi “Tanto laggiù dove investo ci sono mille incentivi”. Investimento per lui significa, ovviamente, debito e non capitale.
Questa cantilena di crescita di fatturato ed indebitamento e calo di redditività si ripete noiosamente come una litania. Ma tutti ci vedono solo “magnifiche sorti e progressive”.
Poi viene l’occasione di fare il grande salto. “in quella terra un mio fornitore è nei guai, io lo compro. Così arricchisco la mia offerta con quel prodotto che loro fanno e io no”. E via con la campagna di …
Campagna gratificante: viene accolto come un salvatore della patria. La Regione che governa quella terra, ovviamente, entra nel capitale della nuova impresa che il Signor Giovanni ha creato per affittare l’azienda (la si compra dopo dal concordato o dal fallimento, lo sanno tutti. Così suggerisce anche il commercialista di provincia, che ha uno studio bello scintillante in provincia e che parla con quelli di Milano ... ).
Ma, poi, cominciano i guai. I lavori di costruzione dello stabilimento “più moderno d’Europa” vanno a rilento. E, poichè occorre servire ugualmente i clienti, allora si usano gli impianti appena affittati in quella nuova terra dove il Signor Giovanni è ancora di più il Signor Giovanni. Ma quegli stabilimenti non sono adatti .. Allora si genera la tragedia …
Il risultato finale: l’impresa madre perde 10 milioni. L’azienda nella terra di conquista ne perde 20. E le perdite si consolidano. Ma quella nella retta di conquista non era una società separata? Certo, ma le garanzie alle banche per questa società separata gliele ha data l’azienda madre …
Allora il Signor Giovanni prova a chiedere aiuto … Non la faccio lunga, ma arrivo all’oggi. Si forma una cordata professionale fatta dal Commercialista e dall’Avvocato di provincia con due advisors che sono gli amici di un piccolo banchiere d’affari che li usa per fare due soldi in proprio. Qualche affare può anche non passare dalla banca d’affari, vivaddio … La cordata professionale scrive il business plan che ha come cuore strategico la Swot Analysis (si insomma quella che usa quella piccola banca d’affari) e che dice sostanzialmente “nel passato abbiamo fatto un grande casino, ma ora ci stiamo ravvedendo e se ci aiutate (rivolto alle banche ovviamente) spostando il pagamento di interessi e il rimborso di capitale e ci date nuova, riusciremo a onorare i nostri impegni”. Il business plan è scritto in italiano, ma gli stati patrimoniali, i conti economici e i rendiconti finanziari sono scritti in inglese .. Stranezza? Ma no, sono fatti dagli analisti di quella piccola banca (che il banchiere d’affari fa lavorare gratis per gli advisor traffichini) finanza che usano un programma scritto in inglese …

Oggi cosa sta accadendo? Che la situazione va ogni giorno peggiorando. I due piccoli advisors stanno negoziando con le banche con lo stile tipico del faccendiere. Le banche sono incerte … L’occupazione va a ramengo …

La fine è già scritta: il business plan che è sostanzialmente una richiesta di ristrutturazione del debito potrà anche essere approvato dalla banche in barba al fatto che l’impresa fattura cento ha cento ottanta di debito e nessun utile …

Noi auguriamo tutti che questa impresa riprenda il cammino verso magnifiche sorti e progressive, ma non ci facciamo illusioni. Cioè sia noi che i nostri lettori sappiamo che non si restituisce nulla avendo cento ottanta di debito e non guadagnando nulla. La cosa starà in piedi solo grazie alla moratoria sui debiti eventualmente concessa.

Facciamo mille auguri, ma vorremmo trarre una morale ed una proposta.

La morale: tempi duri ci attendono. A quante operazioni di ristrutturazione del debito di questo tipo saranno costrette le banche? Quale sarà l’effetto sul medio termine? Le risposte le conoscono tutti: oggi le banche possono non mettere a sofferenza quei cento ottanta di debito. Ma domani, quando saranno diventati duecento, saranno costrette a farlo. Con effetti sistemici devastanti: altro che crisi da finanza sconsiderata.

La proposta: se i Direttori di banca, il commercialista e l’avvocato di provincia e gli advisor traffichini (ma anche la banca d’affari che fa usare la Swot Analysis dai suoi analisti), invece di, prima, ossequiare e, poi, cercare di sfruttare il Signor Giovanni ..
Ah in tutta questa vicenda quelli che ci guadagnano, degni eredi di Mao, sono il commercialista e l’Avvocato che si fanno pagare per seguire la richiesta di ristrutturazione del debito. E, poi, se le cose vanno male, ci guadagnano anche di più perché devono seguire le procedure concorsuali. E ci guadagnano gli advisor traffichini perché si fanno pagare profumatamente per stare dietro all’imprenditore in questi “momenti difficili”. Perché eredi di Mao? Perché come lui credono che “Quando la confusione è grande sotto il cielo, la situazione è eccellente” …

Dicevo … se tutti costoro che stanno guadagnando sui guai del Sig. Giovanni e, soprattutto, le banche che ci perderanno l’anima, avessero usato la nostra matrice di posizionamento strategico avrebbero assegnato alla impresa del Signor Giovanni un rating che si chiama “fatica del vivere”.
Anche senza sapere esattamente da dove viene questo valore di rating e cosa voglia dire esattamente si capisce immediatamente che è una sciocchezza investireste o ristrutturare il debito in una impresa che sta soffrendo la fatica del vivere! Usando la stessa matrice avrebbero potuto per tempo aiutare il Signor Giovanni a progettare strategie migliori della crescita senza cambiamento, solleticato dalle vanaglorie dell’avere lo stabilimento più moderno d’Europa o di essere il salvatore della patria in una terra lontana …

giovedì 4 febbraio 2010

IV Riflessione Trasgressiva...

Poesia e strategia: le due scienze del futuro

Volete avere una analisi puntuale della situazione attuale?
Volete riuscire a prevedere il futuro del’impresa che state per finanziare o comprare?
Volete suggerire ai vostri clienti le strategie per costruire il futuro?
Allora seguite l’ispirazione del poeta. Si tratta di un poeta spagnolo, Antonio Machado.
Sono versi di una sua poesia …

Viandante son le tue orme
la via, e nulla più;
viandante, non c’è via,
la via si fa con l’andare.

Imprenditore, non esistono i mercati. Esiste la società degli uomini. Un mare di potenzialità di divenire che appaiono e scompaiono. Devi prendere qualcuna di queste potenzialità e, invece di lasciarla al suo destino effimero, consolidarla in una esigenza e in un mercato che la serve.
Imprenditore, non esistono i mercati, te li devi fare! Ecco la vera strategia per il futuro: immaginate una nuova società, progettate quello che servirà in questa nuova società e che voi potreste fare. E poi fatelo, stando ben attenti a rendere evidente che le nuove “cose” che fate abbiano il sapore di questa nuova società.
Ma come fare a sapere se una “cosa” è realmente nuova? Una condizione necessaria (anche se non sufficiente) è che non abbia concorrenti.

Con l’andare si fa la via
e nel voltare indietro la vista
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.


Ecco come sarà certamente il futuro: completamente diverso dal passato. Se guardate al passato dell’impresa vedete quello che non potrà più essere. Il sentiero che si è percorso e che mai si tornerà a percorrere. La redditività, la cassa che si sono generate e che mai più si genererà se si continuano a fare le cose di prima. E adesso torniamo tutti appassionatamente a analizzare i bilanci, così vedremo chiaramente il sentiero che mai si tornerà a calcare,

Viandante, non c’è via
ma scie nel mare
.

Volete capire se una impresa avrà futuro o meno? Allora guardare a quanto intensamente si guarda indietro. Tanto più lo fa tanto meno avrà futuro. E come si vede se una impresa guarda indietro? Se parla di competizione e di competitività. E non racconta più sogni.

Proviamo a fare anche una postilla conclusiva: ma se guidate una portaerei allora le scie nel mare sono anche un po’ futuro: ci mettete un po’ a fermare una portaerei o a farle cambiare rotta. Allora avete bisogno di metodologie per far girare in fretta le portaerei. Per cambiare le organizzazioni in fretta.
Quindi, se siete di fronte ad un business plan, cercate di capire se descrive cambiamenti importanti. Ma poi verificate se viene proposta una metodologia per implementare in fretta questi cambiamenti.
Altrimenti sarete su di una portaerei che è stata una regina dei mari. Ma che ora si sta schiantando contro un isola di competizione oppure si non riesce a virare in tempo utile per non schiantarsi.

mercoledì 3 febbraio 2010

III Riflessione Trasgressiva...

Guardare al passato per cercare di preservare il passato.
Proviamo oggi a capire cosa accadrà se si continuerà a guardare al passato. Accadrà che i manufatti prodotti dell’attuale sistema industriale saranno sempre meno interessanti. Questo genererà un calo strutturale e continuo della domanda. Che a sua volta renderà l’attuale capacità produttiva sovrabbondante e scatenerà una ipercompetizione.
Parentesi, una parentesi che svilupperemo nella serata dell’11 febbraio: attenzione la competizione non è una caratteristica del libero mercato, ma è la conseguenza del competere … Diceva il poeta “la strada la si fa con l’andare”. Parafraso io “La competizione la si costruisce competendo”.
Tornando a noi, la conseguenza della ipercompetizione la conoscono tutti, ma tanti cercano di nasconderla. In una ipercompetizione non si può sopravvivere. Essa genera la riduzione dei flussi di cassa delle imprese e, quindi, non solo l’impossibilità di remunerare il capitale, ma anche di pagare il servizio del debito destabilizzando il sistema finanziario. Lo scenario descritto cambierà da impresa a impresa … Allora sarà necessario imparare a valutare il rischio di rimanere legati al passato di ogni impresa e occorrerà avviare una opera di progettazione di un futuro decisamente molto diverso dal passato e diverso da impresa ed impresa. Cercando di evitare la manie di imitazione per cui nascono e scompaiono mode dagli effetti devastanti come il reengineering, la delocalizzazione, le fusioni etc. Tante tentazioni nefaste che cercano di scongiurare la fatica della innovazione profonda.
Ma di questa necessità di un nuovo e più intenso valutare, di un nuovo e più intenso progettare parleremo domani. Oggi proviamo a guardare da vicino lo scenario degenerativo, causato dal guardare e cercare il passato, che abbiamo brevemente descritto, che tutti in cuor loro conoscono, che moltissimi non vogliono ammettere.

Prodotti che interessano sempre meno
Quando nelle persone prevalgono i bisogni igienici, i prodotti che li soddisfano hanno anche un profondo significato esistenziale proprio perché il loro acquisto ed utilizzo soddisfano il primo ed imprescindibile livello di autorealizzazione dell’uomo: la sopravvivenza.
Quando, però, i bisogni igienici vengono soddisfatti ed emergono esigenze di autorealizzazione più sofisticate, l’acquisto e l’utilizzo del tipo di beni di consumo che stiamo producendo oggi perde sempre di più il ruolo di momento di auto realizzazione. I prodotti tendono ad assumere sempre di più solo un ruolo funzionale. Stiamo assistendo insomma ad una deriva di valore: da una intensa esistenzialità ad una normale funzionalità.
Sintetizzando: le persone stanno cercando (anche se con modalità acerbe e quasi costrette) di riprendersi in mano la loro vita in tutte le dimensioni del vivere. E sempre più si fanno domande di senso e sempre meno di quantità.
Le imprese “rispondono” a questa deriva cercando di arricchire i prodotti attraverso l’innovazione tecnologica, stilistica, comunicazionale e prestazionale, fino a farli diventare simboli di stili di vita. Fino ad oggi questa operazione di arricchimento ha funzionato così bene da riuscire a scatenare fenomeni di over consumo diffusi.
Oggi, però, questa “strategia” sta perdendo di efficacia. Anzi, la deriva della perdita di valore sta diventando drammatica: anche il ruolo funzionale dei prodotti si sta ridimensionando perché le persone scoprono che molte prestazioni funzionali che ritenevano indispensabili lo erano solo artificialmente.
Rivelatore di queste dinamiche è la sempre maggiore importanza che hanno i saldi. Questa sempre maggiore importanza rivela che sempre più persone pensano che i prodotti di vestiario stanno hanno perso di valore tanto che li si comprano sempre di più solo a saldo.
Altro fenomeno rivelatore è l’esplosione dei outlet che stanno isolando l’acquisto in luoghi artificiali, completamente sganciati dalla socialità comunitaria che caratterizzava i negozi di prossimità. Quasi ad indicare che l’acquisto sta diventando quasi un mestiere, inevitabile, ma non così carico di significati relazionali.
Ma il fenomeno più rivelatore colpisce quello che forse è il settore trainante di tutta l’attuale sistema industriale, quello dell’auto. Il settore dell’auto riesce a sopravvivere solo se si nutre di incentivi statali. Intendo dire che il fare auto sta diventando strutturalmente non più economico. Pigiando sull’efficienza e l’innovazione tecnologica i produttori di auto potranno cercare di spostare in là nel tempo il momento in cui sarà evidente che potrà sopravvivere solo se protetto a livello mondiale. Ma questo spostare servirà solo a ritrovarsi un problema ancora più grande quando si smetterà di fingere.
A causa di questo perdere di valore dei prodotti, l’atto stesso, il momento stesso dell’acquisto sta addirittura diventando momento di stress, di fatica perché la perdita di valore dei prodotti comporta che le persone possano disporre di risorse finanziarie sempre più scarse.

L’acquisto fine a se stesso: i professionisti dei saldi
Come ulteriore dimostrazione che i prodotti che l’attuale sistema produttivo rende disponibili stano perdendo di valore è che, per alcuni, diventa importante non quello che si compra, ma il come lo si compra.
Intendo dire che saldi diventano momento di gioco e quindi di autorealizzazione. Stanno emergendo i professionisti dei saldi che pianificano attentamente la corsa ai saldi usando tecnologie e strategie. Ad esempio: diversi partner di un gruppo partecipano a diverse code, stanno in contatto via cellulare, così da poter cogliere lo spettro pi ampio di opportunità.

Un calo strutturale e continuo della domanda

Da tutto questo nasce una conseguenza drammatica per le imprese: il calo della domanda della maggior parte degli attuali beni (di consumo e durevoli) prodotti dal nostro sistema industriale, al di là di eccessi e ritorni contingenti, è strutturale: deriva da disinteresse, quando non da fastidio, per quegli stessi prodotti e per i processi di acquisto. Questo processo non è ancora stato pienamente riconosciuto. Anzi, come abbiamo detto all’inizio, si ragiona al contrario: è la crisi finanziaria che ha spento la voglia di acquisto. Dobbiamo il più in fretta possibile riconoscere il calo di interesse per i prodotti tipici della società industriale era già in atto prima della crisi finanziaria. Essa ha certamente accelerato questo processo, ma l’uscita dalla crisi non significherà una ripresa generalizzata degli acquisti. Significherà un riaggiustamento del processo di calo.
che certo la crisi ha avuto l’effetto di deprimere i consumi.

La conseguenza inevitabile: una capacità produttiva sovrabbondante
Se cala in modo strutturale e continuo la domanda è chiaro che diminuisce il fabbisogno di capacità produttiva e si forma una capacità produttiva in eccesso. Ad aggravare l’eccesso di capacità produttiva vi è il ritardo con il quale si sta riconoscendo il calo strutturale e continuo della domanda che porta a creare sempre nuove imprese e ad aumentare le capacità produttive esistenti.

La conseguenza della conseguenza: la ipercompetizione
Gli spazi di mercato di vanno fatalmente riducendo mentre la capacità produttiva aumenta: non può che scatenarsi una competizione sempre più dura che nasce forse come competizione di qualità, ma, a causa del crescente disinteresse per i prodotti attualmente prodotti, diventa immediatamente una competizione di prezzo.

L’impresa schiacciata
Il risultato finale è che l’impresa viene schiacciata da un mercato che si restringe e da un prezzo che cala continuamente. Questo essere schiacciata le fa perdere quella capacità di produrre valore ed occupazione che sta al fondamento della società industriale.