"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
Visualizzazione post con etichetta Moda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Moda. Mostra tutti i post

martedì 6 gennaio 2015

Saldi e moda: segnali dalla realtà

di
Francesco Zanotti


Ho messo semplicemente insieme i contenuti degli articoli di pag. 19 del Corriere, pagina di cronaca, non di economia.
Ecco il risultato.
La moda si vende molto in saldo. Allora il Codacons chiede che si prolunghi il periodo dei saldi. Ma insorgono le imprese: non è possibile perché abbiamo bisogno di periodi di prezzi pieni.
Ma la domanda sorge spontanea: i prezzi pieni sono giustificati?
A leggere altri articoli della stessa pagina sembra di no! Il surplus di prezzo giustificato dall’artisticità dei capi è sempre meno apprezzato, riconosciuto. “Il vero affare? Scegliere capi senza tempo.” Titola un articolo sulla colonna destra della pagina in questione. Consigli di praticità vengono proposti dalle redazione in un’altra pagina …
Conclusione: i capi di vestiario stanno tornando ad un ruolo funzionale, ne è sempre meno riconosciuto il ruolo identitario. E’ importante la qualità sostanziale e non l’apparenza fantasmagorica. Questo significa che i conti economici dei produttori di moda cambieranno radicalmente nei prossimi anni: dovranno accettare riduzioni rilevanti di prezzo. Dovrà cambiare tutta la filosofia produttiva del settore: non viene prima lo stilista e i suoi eccessi, ma viene prima la capacità artigianale. E questo rimette tutto in discussione: dal ruolo commerciale delle “collezioni”, alle pratiche di outsourcing.
Ma è difficile che le grandi maison accettino questa rivoluzione che le porta dall’essere luoghi d’arte a luoghi di una sana artigianalità che fonda una solida bellezza.
Ed allora debiti e valori di borsa? Che ne pensano gli investitori?



mercoledì 3 aprile 2013

Il futuro della Cina: il parere del Cav. Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.



Il Cav. Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e membro della Fondazione Italia-Cina, ci ha inviato il suo autorevole commento in merito al post Il futuro della Cina e l'Italia come terra di mezzo.

Ringraziamo il Presidente Boselli per aver condiviso il suo prezioso parere con noi e con tutti i nostri lettori. 

Il mio parere riguardo alla visione del futuro della Cina è quello di essere senza esitazione d’accordo con Zhang Weiwei. Visito Hong Kong e la Cina da molti anni, esattamente dal 1978 e ho potuto seguire il percorso di questo grande paese che al di là di non poche contraddizioni ha però proseguito un percorso di sviluppo e progresso che è andato accentuandosi negli ultimi anni, ciò soprattutto per quanto riguarda gli aspetti qualitativi in tutti i campi.
Io non sono un tuttologo ma conosco abbastanza bene il mondo Moda e la sua filiera (tessile- abbigliamento – pelletteria – calzatura) e gli altri comparti legati alla Persona, arredamento e cibo (vini compresi), ora se esaminiamo quest’area nel senso più ampio dell’evoluzione dello stile di vita ritengo di poter affermare che lo sviluppo della Cina è stato fin qui continuo e progressivo e che vi sono i presupposti perché ciò possa ulteriormente progredire.
Una delle ragioni di questo mio modo di vedere deriva dalla scelta delle autorità cinesi di favorire l’inurbamento di circa 400 milioni di persone che dalle campagne dovrebbero trasferirsi in città. Non si parla però di città di grandi dimensioni, ma di città cosiddette minori (si fa per dire), che contano uno/due milioni di abitanti . Tale fenomeno favorirà l’incremento dei consumi, in quanto questi contadini diventando cittadini cominceranno a consumare anche prodotti di abbigliamento/moda.
Un’ulteriore riflessione: Il primo fenomeno dell’incremento dei consumi di prodotti d’abbigliamento avviene da parte dei cinesi nei confronti di prodotti delle aziende cinesi, tali prodotti costituiscono la base quantitativamente più importante dei consumi.
La parte alta della piramide, quella più stretta, è composta dai consumi dei migliori brand del Made in Italy, quantitativamente limitati. Il consumo di tali prodotti si svilupperà più lentamente anche in queste nuove città. Ma la bella sorpresa per la moda italiana dovrebbe essere costituita dalla fascia intermedia di consumatori che desiderano acquistare prodotti di un livello superiore rispetto a quelli cinesi, senza però potersi permettere gli elevati prezzi dei brand top.
Riguardo allo stile di vita occidentalizzato ritengo che la Cina sia un esempio perfettamente rappresentativo di coerenza, perché si identifica col nostro stile di vita e per certi aspetti con la nostra cultura. Per intenderci la Cina è agli antipodi dell’India, ove barriere culturali, sociali, religiose limitano l’adozione di modelli di consumo occidentali .
Infine non ritengo oggettivamente che un regime molto forte come quello attuale possa divenire un “abito troppo stretto” perché probabilmente il continuo arricchimento della popolazione dovrebbe consentire di metabolizzare le eventuali tensioni. 
Milano, 2 aprile 2013