"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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mercoledì 3 aprile 2013

Il futuro della Cina: il parere del Cav. Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.



Il Cav. Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana e membro della Fondazione Italia-Cina, ci ha inviato il suo autorevole commento in merito al post Il futuro della Cina e l'Italia come terra di mezzo.

Ringraziamo il Presidente Boselli per aver condiviso il suo prezioso parere con noi e con tutti i nostri lettori. 

Il mio parere riguardo alla visione del futuro della Cina è quello di essere senza esitazione d’accordo con Zhang Weiwei. Visito Hong Kong e la Cina da molti anni, esattamente dal 1978 e ho potuto seguire il percorso di questo grande paese che al di là di non poche contraddizioni ha però proseguito un percorso di sviluppo e progresso che è andato accentuandosi negli ultimi anni, ciò soprattutto per quanto riguarda gli aspetti qualitativi in tutti i campi.
Io non sono un tuttologo ma conosco abbastanza bene il mondo Moda e la sua filiera (tessile- abbigliamento – pelletteria – calzatura) e gli altri comparti legati alla Persona, arredamento e cibo (vini compresi), ora se esaminiamo quest’area nel senso più ampio dell’evoluzione dello stile di vita ritengo di poter affermare che lo sviluppo della Cina è stato fin qui continuo e progressivo e che vi sono i presupposti perché ciò possa ulteriormente progredire.
Una delle ragioni di questo mio modo di vedere deriva dalla scelta delle autorità cinesi di favorire l’inurbamento di circa 400 milioni di persone che dalle campagne dovrebbero trasferirsi in città. Non si parla però di città di grandi dimensioni, ma di città cosiddette minori (si fa per dire), che contano uno/due milioni di abitanti . Tale fenomeno favorirà l’incremento dei consumi, in quanto questi contadini diventando cittadini cominceranno a consumare anche prodotti di abbigliamento/moda.
Un’ulteriore riflessione: Il primo fenomeno dell’incremento dei consumi di prodotti d’abbigliamento avviene da parte dei cinesi nei confronti di prodotti delle aziende cinesi, tali prodotti costituiscono la base quantitativamente più importante dei consumi.
La parte alta della piramide, quella più stretta, è composta dai consumi dei migliori brand del Made in Italy, quantitativamente limitati. Il consumo di tali prodotti si svilupperà più lentamente anche in queste nuove città. Ma la bella sorpresa per la moda italiana dovrebbe essere costituita dalla fascia intermedia di consumatori che desiderano acquistare prodotti di un livello superiore rispetto a quelli cinesi, senza però potersi permettere gli elevati prezzi dei brand top.
Riguardo allo stile di vita occidentalizzato ritengo che la Cina sia un esempio perfettamente rappresentativo di coerenza, perché si identifica col nostro stile di vita e per certi aspetti con la nostra cultura. Per intenderci la Cina è agli antipodi dell’India, ove barriere culturali, sociali, religiose limitano l’adozione di modelli di consumo occidentali .
Infine non ritengo oggettivamente che un regime molto forte come quello attuale possa divenire un “abito troppo stretto” perché probabilmente il continuo arricchimento della popolazione dovrebbe consentire di metabolizzare le eventuali tensioni. 
Milano, 2 aprile 2013 




mercoledì 20 marzo 2013

Il futuro della Cina e l'Italia come "Terra di mezzo".

Due punti di vista autorevoli, ma opposti:
Edward Luttwak e Zhang Weiwei

di 
Cesare Sacerdoti


La straordinaria crescita economica e le ottimistiche prospettive almeno nel breve-medio termine, fanno della Cina uno dei grandi player mondiali, la cui influenza è in costante ascesa sia dal punto di vista economico e finanziario, sia da quello politico.
Dal punto di vista economico, la Cina è oggi contemporaneamente una forte minaccia e una straordinaria opportunità per l’industria occidentale e per quella italiana in particolare: minaccia perché la sua concorrenza si fa sentire ormai in ogni settore industriale e non solo per il livello dei prezzi, ma anche per la qualità via via crescente dei prodotti che esporta (vedi ad esempio la recente assegnazione alla Huawei della gara in Svezia – patria di Ericcson - per la fornitura della rete di telefonia 4G). Opportunità, perché la middle class cinese conta oggi almeno 300 milioni di consumatori con un livello di spesa simile a quello occidentale (un terzo degli orologi svizzeri sono oggi venduti in Cina).
Ma quali sono le reali prospettive della Cina? Noi siamo abituati a guardare questo Paese dalle eccezionali dimensioni e con una popolazione che rappresenta 1/5 della popolazione mondiale, con occhi occidentali. In questa prospettiva, la Cina sembra dover collassare di fronte ai problemi di ordine sociale, politico e ambientale che via via dovrà necessariamente affrontare (un po’ come è accaduto in Italia dopo il boom economico, ma in scala 20 volte superiore). Ma la Cina è davvero un Paese “occidentalizzato” nei costumi e nei desideri della popolazione, per cui un regime molto forte come quello attuale diverrà un abito troppo stretto?
Provo in questo mio articolo a mettere a confronto due recenti testi che analizzano le prospettive cinesi: Il risveglio del drago di Edwad Luttwak (che riguarda in particolare le prospettive di influenza politica estera della Cina) e The China wave di Zhang Weiwei che si riferisce soprattutto alle prospettive politiche interne ed economiche.