"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 7 marzo 2017

La caduta degli dei (e dei loro miti)

di
Luciano Martinoli


Tre articoli di due giornali internazionali evidenziano, da prospettive diverse, il fallimento di alcuni luoghi comuni che invece si continuano a ritenere validi. Rimandando, pericolosamente, di affrontare la soluzione radicale ai nostri problemi.

Un articolo dell’Economist di qualche settimana fa, pubblicato in italiano sul numero di “Internazionale” del 2 marzo, non poteva essere più esplicito: “Multinazionali in ritirata”. 

Alcuni dati, infatti, parlano chiaro: 

…negli ultimi cinque anni i profitti delle prime settecento multinazionali del mondo industrializzato sono diminuiti del 25 per cento.”

“…i profitti delle aziende nazionali sono cresciuti del 2 per cento.”

“Negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, i tre paesi che da sempre ospitano le multinazionali più grandi e più importanti, il roe sugli investimenti all’estero si è ridotto a percentuali comprese tra il 4 e l’8 per cento.”

La ovvia conclusione che questi numeri portano ad affermare, come riporta il giornale, è che “Le opportunità offerte dai mercati esteri si sono esaurite.
Fine del mito dell’Internazionalizzazione? 
Sembrerebbe di sì, ma perché?

martedì 15 dicembre 2015

Le aziende "zombi" sono tra noi!

di
Luciano Martinoli


Mark Burgess, Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle (società di investimento americana presente anche in Italia), ritiene che "...il QE abbia creato i presupposti affinché le società potessero assumere prestiti e investire nelle proprie attività ma abbia al contempo permesso la sopravvivenza di “società zombie” che avrebbero dovuto fallire molto tempo fa."

Dello stesso avviso è l'Economist che spiega più in dettaglio il meccanismo di creazione dei "morti viventi":

"Con l’inflazione a zero i tassi d’interesse possono essere mantenuti bassi e quindi il costo del debito è gestibile almeno per un po’. Inoltre le banche, sotto la pesante influenza dei governi, sono poco propense ad affrontare il problema dei prestiti in sofferenza alle imprese, perché c’è il rischio che chiudano le fabbriche. 
Così la situazione si perpetua e i cattivi debiti continuano a passare di mano, creando imprese e industrie zombie. L’eccesso di capacità produttiva spinge al ribasso i prezzi di fabbrica, con effetti negativi sui profitti e sugli investimenti. Il capitale è intrappolato in imprese e settori poco dinamici ..."

Il termine sembra quanto mai azzeccato, considerando l'immagine restituitaci dalla cinematografia di esseri "privi di volontà" interessati solo alla loro sopravvivenza perseguita in modalità ingenue e disperate.

Oggi i meccanismi di QE, adottati ormai da quasi tutte le banche centrali, sembrano avere come effetto collaterale la creazione di questi morti viventi che assorbono risorse, sottraendole a volte a chi ha buona possibilità di vivere o tornare ad uno status di prosperità normale (perchè le aziende, di norma, dovrebbero creare prosperità e non problemi per la collettività). Inoltre quando queste si interromperanno, come pare prossimo negli USA, molti "zombi", che sopravvivevano proprio grazie ad esse, cesseranno di esistere generando una nuova crisi (chiusure aziende, licenziamenti, calo consumi, ecc.). Una nuova crisi che, tra l'altro, molti operatori finanziari si aspettano (lo stesso Burgess citato all'inizio lo afferma nel prosieguo delle sue dichiarazioni).

Cosa fare allora?