"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
Visualizzazione post con etichetta quantitative easing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quantitative easing. Mostra tutti i post

martedì 15 dicembre 2015

Le aziende "zombi" sono tra noi!

di
Luciano Martinoli


Mark Burgess, Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle (società di investimento americana presente anche in Italia), ritiene che "...il QE abbia creato i presupposti affinché le società potessero assumere prestiti e investire nelle proprie attività ma abbia al contempo permesso la sopravvivenza di “società zombie” che avrebbero dovuto fallire molto tempo fa."

Dello stesso avviso è l'Economist che spiega più in dettaglio il meccanismo di creazione dei "morti viventi":

"Con l’inflazione a zero i tassi d’interesse possono essere mantenuti bassi e quindi il costo del debito è gestibile almeno per un po’. Inoltre le banche, sotto la pesante influenza dei governi, sono poco propense ad affrontare il problema dei prestiti in sofferenza alle imprese, perché c’è il rischio che chiudano le fabbriche. 
Così la situazione si perpetua e i cattivi debiti continuano a passare di mano, creando imprese e industrie zombie. L’eccesso di capacità produttiva spinge al ribasso i prezzi di fabbrica, con effetti negativi sui profitti e sugli investimenti. Il capitale è intrappolato in imprese e settori poco dinamici ..."

Il termine sembra quanto mai azzeccato, considerando l'immagine restituitaci dalla cinematografia di esseri "privi di volontà" interessati solo alla loro sopravvivenza perseguita in modalità ingenue e disperate.

Oggi i meccanismi di QE, adottati ormai da quasi tutte le banche centrali, sembrano avere come effetto collaterale la creazione di questi morti viventi che assorbono risorse, sottraendole a volte a chi ha buona possibilità di vivere o tornare ad uno status di prosperità normale (perchè le aziende, di norma, dovrebbero creare prosperità e non problemi per la collettività). Inoltre quando queste si interromperanno, come pare prossimo negli USA, molti "zombi", che sopravvivevano proprio grazie ad esse, cesseranno di esistere generando una nuova crisi (chiusure aziende, licenziamenti, calo consumi, ecc.). Una nuova crisi che, tra l'altro, molti operatori finanziari si aspettano (lo stesso Burgess citato all'inizio lo afferma nel prosieguo delle sue dichiarazioni).

Cosa fare allora?

sabato 21 marzo 2015

I Fattori di oggettiva ripresa economica (secondo Renzi)

lettera aperta al Presidente Renzi
di
Luciano Martinoli

Renzi parla di Europa e fa il fenomeno. Ma quel semestre italiano fu un flop

Invito al Panel della presentazione del 
IV Rapporto su Rating Progettuale dei Business Plan delle aziende dell’indice 
FTSE MIB di Borsa Italiana.
Milano 10 giugno 2015

Egregio Presidente,
Desideriamo invitarla all’evento in oggetto perché riteniamo sia di vitale importanza per un’azione efficace del governo che lei presiede in quanto fornisce una prospettiva troppo spesso dimenticata: quella delle singole attività delle aziende.

Recentemente Lei ha dichiarato che i cinque fattori di oggettiva ripresa economica sono per la quasi totalità sotto il controllo del governo. Mi consenta di aggiungerne un altro che costituisce le fondamenta, la base della piramide della società come è oggi, il primum grazie al quale gli altri fattori prendono senso: le attività correnti delle imprese e le loro intenzioni future.

Oggi le attuali attività delle aziende, non in tutte ma nella stragrande maggioranza dei casi, sono “povere”. La dimostrazione è la continua richiesta di supporti da parte loro: dal Jobs Act per le assunzioni agli interventi di finanza, ordinaria e straordinaria, reclamati a gran voce. 
Da questo punto di vista le do ragione quando, dopo il recente provvedimento sul lavoro, ha affermato che “le aziende adesso non hanno più scuse”. 

Infatti sono proprio “scuse” quelle che accampano perché la vera ragione del mancato sviluppo (che preferiamo rispetto a “ripresa”) è l’incapacità da parte di tante (troppe!) aziende di creare quella ricchezza di cui erano state capaci in passato. E questo non per motivazioni esterne ad esse ma perché i prodotti e servizi che offrono stanno perdendo sempre più di significato e interesse.

Le imprese hanno bisogno di una rivoluzione strategica della loro identità e dei loro sistemi d’offerta. Solo così si ristabilirà quell’equilibrio della società liberista, se vogliamo ancora questa, per la quale sono le aziende che creano la ricchezza sociale e mantengono lo Stato, non viceversa.

Da dove partire allora?