"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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venerdì 26 luglio 2013

L’Inter e nuovi modelli di impresa

di
Cesare Sacerdoti


Da interista convinto leggo l’articolo di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera di oggi Ma chi compra conquisterà gli interisti? dice Sconcerti: “il calcio è una religione l’Inter una grande fede [… ] Una religione non è un marchio, è un esercito sconfinato di persone fedeli a quell’idea, comunque vada. E un popolo che pretende un dialogo continuo, quasi fisico con il suo imprenditore. Vuole contare. […]”.
Sconcerti sostiene che “[…] Nessun’altra industria al mondo ha questa esigenza, questa <<scomodità>>.”. Ma forse è proprio questa la ragione per cui le nostre grandi imprese (e non intendo solamente quelle italiane, ma le grandi imprese del nostro tempo) stanno perdendo in significato e sono costrette a ricorrere alla religione della “competitività”. Quale grande impresa oggi si accorge che i consumatori, i dipendenti, i fornitori ecc. sono persone o aggregati di persone (sistemi umani) con i propri specifici sentimenti, con le proprie fedi, con le proprie specifiche risorse cognitive, con il proprio specifico passato.

Forse allora l’Inter e le grandi società di calcio (ma anche di altri sport) hanno qualcosa da insegnare all'industria e alla grande impresa? Forse allora quella che Sconcerti sottolinea come “la possibilità – degli interisti - di essere tifosi e non solo clienti, partecipanti e non solo ascoltatori” può divenire il modello di una nuova imprenditorialità?

giovedì 31 gennaio 2013

Il "mistero" di Richard Ginori

di
Luciano Martinoli

Potrebbe essere un bel titolo per un giallo che tratta di un caso dell'ispettore Maigret o Sherlock Homes. Purtroppo è una tragedia reale, un fallimento che investe un'azienda eccellente e conosciuta in tutto il mondo. Ma allora perchè è un mistero? 
Semplicemente perchè nessuno sembra aver capito i motivi di questo fallimento. Mi sono formato tale convizione sentendo e leggendo due dei tanti servizi giornalistici pubblicati sulla vicenda: un articolo e videoservizio del Corsera del 23 gennaio e una trasmissione radiofonica di Radio3 interamente dedicata alla vicenda da parte della rubrica "Tutta la città ne parla" dell'8 gennaio. Dall'ascolto di esse, ma anche dalla lettura dei numerosi articoli sulla vicenda, non ne vengono fuori nemmeno due opinioni concordi sulle cause del disastro. Perchè?

venerdì 10 febbraio 2012

Intraprendere è un’altra cosa …

di
Francesco Zanotti

Leggo sul Corriere di oggi un articolo del Prof. Salvati dal titolo “Capitalismo, tigre da domare”. Onestamente mi sembra la fiera degli equivoci.
In sintesi, io credo che l’intraprendere non c’entri nulla col capitalismo. E’ un processo di creazione sociale di nuovi mondi. Tutte le imprese di grande successo sono state creazioni sociali di nuovi mondi.
Purtroppo la scienza economica attuale, ispirata alla logica dell’equilibrio, non è in grado di percepire queste dinamiche, che per altro ho descritto già molte volte in questo blog.
Il prof. Salvati si rivolge alla teoria della distruzione creatrice di Shumpeter. Che è uno dei pochi economisti che si sia occupato di dinamiche imprenditoriali. Ma anche Shumpeter non coglie il fondo di una dinamica imprenditoriale. Ne vede, innanzitutto, l’effetto sul vecchio mondo: “la distruzione” e dice che è solo attraverso questo distruggere che si può attivare la creazione. E conia il notissimo slogan “distruzione creatrice”. E’ solo il distruggere un equilibrio che permette di costruirne un altro.
Purtroppo è vero che, fino ad oggi, la costruzione di nuovi mondi è avvenuta sulle macerie dei vecchi mondi. Come è accaduto nell’Italia del dopo guerra. Ma la distruzione non è stata creata dagli imprenditori, ma dalle bombe.
Io credo sia il momento di riaccendere la voglia e la capacità di costruire nuovi mondi senza aspettare che qualche evento fatale ci distrugga quello attuale. Perchè c’è il rischio concreto che la distruzione, questa volta, sia definitiva.