di
Cesare Sacerdoti
Il Sole 24 Ore del 17 febbraio 2012 sottolinea
che “nel 2012 si annunciano ampie ristrutturazioni” (pag 45), sottintendendo che ciò comporterà un effetto negativo sul
mercato del lavoro e un aumento della disoccupazione.
Perché nel linguaggio corrente
“ristrutturazione di un’azienda” significa automaticamente tagli occupazionali,
di solito accompagnata anche da una ristrutturazione del debito.
Ma è davvero così?
Se partissimo dalla considerazione che le
risorse umane sono uno degli asset principali di un’azienda (concetto condiviso
da tutti, a parole), allora tagliare posti di lavoro significa ridurre gli
asset aziendali. Ma, si obietterà, se non si tagliano i costi del personale non
si recupera competitività.
E qui riteniamo stia il problema
principale: la competitività, uno dei mostri sacri dell’economia attuale.