"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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sabato 19 marzo 2016

Facciamo a capirci …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per esuberi banca

Dirò alcune cose sulle quali credo pochi siano in disaccordo. 
Il successo di una impresa dipende dalla sua capacità di servire i clienti e valorizzare le risorse umane. Se non si prende cura dei clienti e delle risorse umane, il suo destino è segnato. 
La tecnologia è uno strumento per prendersi cura meglio di clienti e risorse umane. 
Tutti d’accordo vero?
Bene, ma allora perché si pensa che le banche diventino più forti se buttano fuori (letteralmente) le persone e i Clienti?

Ho messo giù le cose in modo molto semplicistico? Forse, ma se la risposta alla mia domanda è: non sappiamo fare altro che buttare fuori, non sappiamo inventare una banca che aumenti qualità e quantità dell’occupazione e offra servizi (ovviamente soprattutto di progettazione strategica) per lo sviluppo dei clienti, allora ho posto una domanda essenziale non banalizzante.

mercoledì 5 giugno 2013

Valorizzare le risorse umane e meritocrazia: che c’è oltre a retorica stantia?

di
Francesco Zanotti



Sul Corriere di qualche giorno fa ho letto un articolo di Roger Abravanel dal titolo Il fattore umano vitale per l’impresa.
Titolo incontestabile, ma guardando dentro l’articolo, non si può non osservare che …
Innanzitutto la stessa espressione: “Valorizzare le risorse umane”. Ma cosa significa operativamente?
Per quanto ne so, esplorando lo spettro delle scienze naturali (dalla fisica alle neuroscienze che, oggi, sembrano collegatissime), umane (psicologia in tutte le sue espressioni), e sociali (esempio, la teoria di Luhmann che è erede della visione complessiva della società di Parsons), non si trova nessun contributo alla precisazione operativa di questa espressione.
Credo che l’alternativa sia secca: o spieghiamo in un modo scientificamente accettabile cosa significa o la piantiamo di usarla.
Poi, la via della meritocrazia. E’ una delle illusioni (o imbrogli) più terribili. La ricerca che cita Abravanel a supporto dell’esigenza di aumentare la meritocrazia è scientificamente risibile (forse pubblicitaria?). Che cosa volete che significhi che qualcuno dichiari che non viene valorizzato dall'impresa? Chi non conosce che le ragioni possono essere mille? E che il concetto stesso di “essere valorizzato” non è univoco?
Al di là della “imprecisione” della ricerca citata, è il tema stesso del valutare il merito che non ha nessun senso scientifico. Non posso certo esplicitare qui da dove origino questa convinzione, perché sono troppe le evidenze scientifiche che stanno a suo supporto. Accetto ovviamente una “sfida” a voler rendere ragione in pubblico di queste mie convinzioni in un contraddittorio (che mi sembrerebbe doveroso) con tutti coloro che auspicano la “valorizzazione delle risorse umane” e la meritocrazia. Mi sembra doveroso per un giusto rispetto alla scienza e alla conoscenza. Non credo che snobbando quasi tutta la conoscenza esistente si possa costruire lo sviluppo di questo Paese.
Certo non voglio dire che le risorse umane non siano importanti. Lo sono perché svolgono un ruolo progettuale, fino ad oggi non riconosciuto. Cosa vuol dire questo? Lo abbiamo spiegato alla noia in questo blog.
Concludo, anche l’ultimo passaggio del discorso di Abravanel non mi convince. Intendo la sparata contro le imprese familiari. Primo perché c’entra poco con valorizzazione delle risorse umane e la meritocrazia. E, poi, perché rappresenta il cavallo di battaglia di una cultura strategica arci superata. Basta leggere frequentemente lo Strategic Management Journal per accorgersene.

giovedì 14 marzo 2013

CFO e HR: Una nuova alleanza nel processo di sviluppo strategico


di
Luciano Martinoli
Francesco Zanotti
f.zanotti@cse-crescendo.com


Si è tenuto l’altro ieri, presso il centro Tec di Bosch, il primo incontro congiunto Andaf (Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari) e Aidp (Associazione della direzione del personale) e  dal titolo “ Una nuova alleanza nel processo di sviluppo strategico”. Siamo stati invitati come relatori con un ruolo specifico: “fornitori” di risorse cognitive.
La ragione di questo “strano” invito è molto semplice.

sabato 18 febbraio 2012

Ristrutturare o inventare nuovi futuri?


di
Cesare Sacerdoti

Il Sole 24 Ore del 17 febbraio 2012 sottolinea che “nel 2012 si annunciano ampie ristrutturazioni” (pag 45), sottintendendo  che ciò comporterà un effetto negativo sul mercato del lavoro e un aumento della disoccupazione.
Perché nel linguaggio corrente “ristrutturazione di un’azienda” significa automaticamente tagli occupazionali, di solito accompagnata anche da una ristrutturazione del debito.
Ma è davvero così?
Se partissimo dalla considerazione che le risorse umane sono uno degli asset principali di un’azienda (concetto condiviso da tutti, a parole), allora tagliare posti di lavoro significa ridurre gli asset aziendali. Ma, si obietterà, se non si tagliano i costi del personale non si recupera competitività.
E qui riteniamo stia il problema principale: la competitività, uno dei mostri sacri dell’economia attuale.