"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 3 dicembre 2012

Anche la strategia è una lingua


di
Francesco Zanotti

Leggo oggi su Affari & Finanza di Emanule Marini, Export manager di Az Pneumatica. Conosce 34 lingue e considera le lingua una risorsa strategica fondamentale.

Come non essere d’accordo? Voglio, però, generalizzare. Non vi sono solo quelli che vengono chiamati i “linguaggi naturali”. Vi sono anche i linguaggi “tecnici” che servono per “parlare” di aspetti specifici della realtà. Come accade per i linguaggi naturali, la capacità espressiva, progettuale in questi aspetti specifici della realtà dipende dalla vastità e dalla profondità dei linguaggi tecnici che si conoscono.

Bene, anche le conoscenze strategico-organizzative sono un linguaggio. Sono il linguaggio per scrivere il futuro dell’impresa.
Purtroppo la conoscenza di questo linguaggio è ancor meno diffusa di quella delle lingue straniere.
Così accade che le strategie progettate e raccontate siano povere ed imitative.
Come quando si conosce poco una lingua straniera e si riesce, sì e no, a prendere un taxi, ordinare al ristorante, sopravvivere insomma. Quando si conosce a livello di sopravvivenza una lingua straniera non si scrivono romanzi …
Oggi le nostre imprese (non solo le PMI, forse più di loro quelle grandi) devono scrivere veri e propri poemi di futuro. Ma conoscono solo quelle poche parole che permettono loro di ripetere la loro storia di sempre. E’ una storia che, spesso, ha stufato e le costringe a competere sul prezzo, come accade per chi vende banalità che vengono da un mondo finito.

mercoledì 24 ottobre 2012

Come fa un imprenditore a non disporre di …


di
Francesco Zanotti

… di conoscenze strategico-organizzative avanzate? Chi? Un imprenditore! Come fa un imprenditore, soprattutto un giovane imprenditore, a non disporre di conoscenze strategico-organizzative avanzate?
Certamente egli dispone di conoscenze avanzate intorno alle tecnologie fondamentali dei suoi prodotti, ma questo non basta, ovviamente. Infatti un imprenditore deve poter scegliere nuovi prodotti e nuovi mercati, deve valutare la potenzialità di produrre cassa dei nuovi prodotti e dei nuovi mercati, deve conoscere e saper gestire le dimensioni informali della sua organizzazione. Per fare al meglio tutte queste cose deve disporre delle più avanzate conoscenze strategiche ed organizzative. Anzi, deve disporre di conoscenze strategico-organizzative migliori di quelle dei suoi concorrenti.
Un imprenditore, come ogni uomo, fa quello che le sue conoscenze gli permettono di vedere e progettare.
Oggi un imprenditore è costretto ad indossare gli occhiali della competizione e, così, è costretto a competere. E’ costretto adottare una visione funzionale e meccanicistica dell'organizzazione che lo spinge a considerare naturale (ma non lo è per nulla) una “competizione” con i suoi operatori ed i sindacati che li rappresentano.
Perché ho detto “un imprenditore è costretto”?
Perché nessuno lo supporta nel reperire ed usare le migliori conoscenze strategico organizzative. E così accade che neanche sappia che esistono e che potrebbero fare la differenza tra una lenta agonia ed un forte sviluppo.