"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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domenica 16 settembre 2012

La Fiat e "l'Imprenditore" che non c'è.

Sul Corsera di oggi vi è un editoriale, a firma Massimo Mucchetti, sulla Fiat dal titolo Il futuro sostenibile (o no) dell'auto.
Si passano in rassegna, in virtù delle ultime vicende su Fabbrica Italia, le posizioni del governo, dei sindacati, e della politica. Tutte leggittime, così come anche è leggittimo il rispetto per le libere scelte dell'azienda, ma da questa analisi resta fuori l'attore principale: la Fiat.
Di sicuro vi è bisogno di una politica industriale del governo, certamente il ruolo dei sindacati deve cambiare, è ovvio che la politica deve guidare e non seguire le vicende del paese, ma il futuro dell'auto non potrà mai essere deciso da questa Fiat. Il motivo è semplice: l'impiegato numero uno dell'azienda, l'Amministratore Delegato, più che servire un mercato che c'è, o se non c'è allora tagliare, non è in grado di fare. Purtroppo dietro di lui non c'è un Imprenditore.
Ma cosa fa un "Imprenditore"?

martedì 20 dicembre 2011

Manovra ed articolo 18: vogliamo parlare finalmente di conoscenza?

di
Francesco Zanotti

Bonanni ha accusato senza mezzi termini i “tecnici” al governo di ignoranza. La Camusso ha detto che nessuna teoria economica li convincerà mai a rinunciare a tutelare i lavoratori.
Io credo che, forse senza saperlo, Camusso e Bonanni hanno individuato un problema che sarebbe ora che gli economisti e gli opinionisti accettassero di discutere. Il problema è semplice: quelle leggi dell’economia che tutti citano, in realtà non esistono! La situazione è peggiore di quello che Bonanni e Camusso dicono. Non è che le leggi non sono conosciute, non è che occorre ribellarsi a leggi che portano all’ingiustizia. Il problema è che quelle che vengono indicate come le leggi che guidano i sistemi economici sono costruzioni artificiali e superficiali degli economisti. Sono solo presunzioni di leggi immaginate da economisti che cercano di scimmiottare una visione della scienza (la fisica in particolare) che è andata in crisi almeno da un secolo. Il problema è he dobbiamo costruire nuove leggi economiche.
Arriviamo all’articolo 18.

venerdì 16 dicembre 2011

La stupidaggine della produttività …


di
Francesco Zanotti

Siamo in recessione, per ricominciare a crescere aumentiamo la produttività a livello di imprese ed a livello di Sistema Paese. E’ la ricetta del Minstro Passera.
Non mi soffermo sulla produttività del Sistema Paese, anche se, anche a qual livello, l’obiettivo della produttività è insensato.
Mi soffermo sulle imprese. Immagino di essere un piccolo imprenditore che fa prodotti di consumo che, oramai, sono commodity. Forse, addirittura, sono sempre stato un terzista che, spesso, è riuscito a campare anche grazie ad un solo cliente. Ora nessuno vuole comprare i miei prodotti. E io che faccio? Lavoro più intensamente, cerco di pagare meno le persone per produrne di più? Ovviamente no! Allora lavoro più intensamente e cerco di pagare meno le persone per farli costare meno? Forse ci riesco, ma appena l’ho fatto, lo fanno anche i miei concorrenti. E continuo a non  riuscire a vendere prodotti che faccio sempre più fatica a fare.
Ed allora? Perché Il Ministro Passera propone una ricetta palesemente insensata?
Non vogliano cedere alla sirena delle teorie del complotto. Del Tipo: Passera è stato messo lì da qualche oscuro potere per ancora più oscuri obiettivi. Mi limito a riproporre un post di qualche giorno fa dove proponevo una strada alternativa alla produttività. Un momento: rileggendo le righe che tra poco proporrò mi è venuto una ipotesi di risposta. Il ministro Passera propone la via della produttività perché è l’unica che conosce. Non dispone delle conoscenze (di strategia d’impresa, di teoria del sistemi) che potrebbero portarlo a proporre ricette meno contro producenti della ricerca della produttività.
Ecco il testo dal post “Il cacciavite” ….