"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

mercoledì 1 febbraio 2017

Consorzio di garanzia Unicredit: affollato!

di
Francesco Zanotti

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Manca solo la BCC di Gropello Cairoli … perché non c’è … Scherzi a parte: ci sono tutte le banche, purchè siano internazionali, con l’eccezione di Mediobanca. E così un’altra fetta dell’aumento di capitale sappiamo dove finirà: nelle commissioni … Ovviamente nessuno parla di sviluppo ...

L’aumento di capitale deliberato è di 13 Mld. La maggior parte (più di 11 Mld) andrà a coprire le perdite. Altri 3/400 milioni (fonte: il Sole 24 Ore) andranno agli advisor ...
Resta poco più di 1 Mld da investire nello sviluppo ... forse. Perché una parte sarà usata per licenziare (il licenziare costa), probabilmente un’altra parte andrà “obtorto collo” alla ricapitalizzazione di Atlante, visto che le banche venete necessitano di almeno altri tre Mld. Poi servirà qualcosa (eufemismo) perché ci sono molto più di dieci Mld di contenziosi per i quali si sono accantonati solo 600 Mld.
Se per investire nello sviluppo rimangono al massimo le briciole non è, però, un problema: di progetti di sviluppo alte e forti non vi è traccia. Quindi non servono investimenti. Basta la mano magica di qualche banchiere che, però non ha mai dimostrato di averne una …
Giovanni Rossi, che sarà uno dei tanti a cui verranno sbolognate dal consorzio di garanzia, direttamente o indirettamente,  le azioni, ringrazia sentitamente.


lunedì 30 gennaio 2017

Crediti deteriorati: colpa del destino?

di
Francesco Zanotti

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La situazione alla fine potrebbe essere ridicola se non fosse tragica …

Ma da dove vengono i crediti deteriorati? La risposta delle banche è chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirla ad alta voce.  La loro riposta/convinzione è: noi abbiamo prestato ad imprese sane. Poi è venuta la crisi che ha colpito le imprese sane …

Sciocchezze. Il vero problema è che le banche sanno riconoscere solo le imprese che sono state sane nel passato. Ed a quelle prestano. Il problema è che in un mondo in cambiamento occorre prestare a quelle che vogliono essere sane nel futuro. Cioè a quelle che hanno progetti di futuro alti e forti perché il futuro non accade, ma lo si costruisce. Purtroppo le banche non sanno valutare i progetti di futuro. Non sanno neanche come devono essere fatti. E, quello che è peggio, non  vogliono imparare a valutarli. Auguri a tutti noi per i prossimi aumenti di capitale, visto che saranno fatti coi nostri (di cittadini o risparmiatori) soldi.

venerdì 27 gennaio 2017

Bonus e robot: pessima accoppiata

di
Francesco Zanotti

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Sole 24 Ore di oggi. La pagina dell’inserto Imprese&Territori titola in prima pagina: L’attesa dei Bonus frena i robot. E tutti giù a esortare parlamento e Governo a “chiarire al più presto le norme applicative” (articolo di Lello Naso) perché le imprese attendono l’iper ammortamento per comprare robot … Povero noi …

Perché poveri noi?
Ma non sentite che la debolezza imprenditoriale … non brilla per nulla nell’aria. Anzi, la rende uggiosa, nebbiosa.
Se un imprenditore ha un progetto sviluppo alto e forte, che gli farà aumentare di molto la sua capacità di generare cassa, e per realizzarlo ha bisogno di qualcosa, trova il modo di comprarla e subito. Anche a costo di impegnarsi la nonna. Poi se ci saranno i bonus .. arriveranno quando non ci penserà più…

Se, invece tutti aspettano l’iper ammortamento tanto che sta calando la domanda interne di Robot, allora significa che i progetti alti e forti non ci sono. Sono banali progetti di sopravvivenza che hanno bisogni di aiuti esterni per realizzarli ... Un'aria economica uggiosa e nebbiosa.

martedì 24 gennaio 2017

Intesa/Generali: siamo tornati agli anni ’80 …

di
Francesco Zanotti

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Oggi tuti i giornali parlano di IntesaSanPaolo e Generali come due giganti che, con la corte dei loro azionisti, stanno combattendo battaglie epocali. Ma queste cose si facevano negli anni ’80 e non sono state certamente foriere di sviluppo. Sono state vere e proprie armi di “distrazione di massa”

Per approfondire prendo come riferimento l’articolo di Alessandro Graziani sul Sole 24 Ore di oggi. Il dott. Graziani sostiene che ogni operazione societaria (IntesaSanPaolo che compra le Generali) deve avere soprattutto un significato industriale. Salvo poi dichiarare che se la soluzione della battaglia appena accennata fosse che se uno dei due contendenti (o tutt’e due) finiscono in mani straniere questo si ripercuoterà sulla gestione de debito pubblico perché il Governo non avrà più potere di “moral (e anche molto più forte di Moral) suasion". E, quindi, auto contraddicendosi  perché introduce un criterio non certo societario per giudicare una operazione finanziaria.
Ma lasciamo stare questo dettaglio. La domanda che mi pongo e pongo socialmente è: ma cosa si intende per Piano industriale? Diamine, mi si risponderà: lo sanno tutti. Bene a tutti coloro che dicono “lo sanno tutti” chiedo: provate a darmi almeno l’indice dei temi che dovrebbe trattare un Piano industriale. E, poi, provate a trovare un criterio per valutare la qualità di un Piano industriale. Credo che nessuno di quelli che discutono sui media di Piani industriali sappia rispondere a questa domanda.

Ed allora tutto perde di senso. Le operazioni finanziarie non sono altro che la riedizione delle scalate degli anni ’80 che sono finite con l’essere vere e proprie armi di distrazione di massa del management e degli azionisti dal loro compito primario di costruire lo sviluppo strategico ed organizzativo delle società ad essi affidate.

sabato 21 gennaio 2017

Un dibattito sul futuro delle aziende: il caso inglese

di
Luciano Martinoli


La richiesta di contributi sulla Corporate Governance è l'occasione, per il Governo Inglese, di stimolare un dibattito sull'economia. Cosa si fa invece da noi?

Qualche mese fa il Governo Inglese ha emesso un Green Paper sulla riforma della Corporate Governance. Non si tratta solo di una richiesta di suggerimenti su dettagli tecnico-burocratico sul funzionamento delle Corporate, ma l'apertura di un vero e proprio dibattito per "una economia che lavori per tutti e non solo per pochi privilegiati",  come lo stesso Primo Ministro May chiarisce nell'introduzione. Si tratta, già in queste parole di un'importante cambio di prospettiva, mai considerata da parte di un Governo e un ente sovranazionale, ovvero che l'economia non va affrontata solo dall'alto ma è la somma dei comportamenti delle singole aziende e che da lì bisogna ripartire.

Vi è inoltre la volontà di dare supporto a "...business forti che si focalizzino sulla creazione di valore a lungo termine e suscitino sicurezza e pubblico rispetto"  oltre a ripristinare "fiducia e sicurezza dei clienti, dipendenti e del più ampio pubblico" delle Corporate.

Intendimenti di ampio respiro, articolati in un questionario, aperto a commenti e divagazioni sui temi, al quale risponderemo proponendo come unica nuova regola l'adozione obbligatoria di un linguaggio per progettare e render pubblico lo sviluppo della Corporate (come rendiamo noto da anni da questo blog).

Vi sono iniziative nostrane analoghe?
All'orizzonte non se ne vedono. I governi italiani sembrano essere capaci di accogliere e promuovere istanze esterne certamente importanti, come l'Industry 4.0, ma appaiono totalmente inetti nello stimolare un dibattito su "un progetto di lungo periodo sul destino del Paese", come invocava un articolo del sole24ore di qualche giorno fa che indicava in tale mancanza una delle radici della difficile simbiosi banca-impresa, così vitale per lo sviluppo di qualsiasi economia.

Anche in questo caso, forse, è un problema di linguaggio. Come esprimere, infatti, il desiderio di un dibattito su un progetto se manca il linguaggio progettuale?

venerdì 20 gennaio 2017

Rifondare rapporto banca-impresa… Ma come?

di
Francesco Zanotti

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Il riferimento è ad un articolo apparso oggi sul Sole 24 Ore a firma Paolo Bricco e Marco Ferrando.
Pregevole, ma si cita il problema (l’esigenza di costruire un nuovo rapporto tra banca ed impresa), non si propone una soluzione …

Credo che nessuno contesti l’esigenza di costruire un nuovo rapporto tra banca ed impresa. Credo che tutti condividano le conclusioni, certamente espresse con chiarezza, a cui giungono gli Autori.
Ne riporto i tratti essenziali …
“In un contesto tanto contraddittorio e privo di un baricentro, ecco che il completarsi della parabola della fine della grande impresa … e la perdita di identità e di efficienza del sistema bancario .. disegnano il profilo di un paesaggio industriale e finanziario che nel suo insieme non ha una direzione strategica e non ha un progetto sistemico …”.
Bene. Condividiamo tutti tutto. Anche se qualche domanda ce la facciamo: se il sistema bancario ha perso di identità ed efficienza perché lo affidiamo sempre agli stessi manager che hanno generato questa perdita di identità ed efficacia?
Ma lasciamo perdere. E poniamoci una domanda più importante. Dobbiamo recuperare capacità e spessore progettuale a tutti i livelli, ma come si fa? Solo dichiarando che è necessario farlo?
A noi sembra di avere una proposta: occorre fornire a manager ed imprenditori nuove risorse cognitive. Esse sono costituite dalla conoscenze e dalla metodologie di strategia d’impresa che oggi sono del tutto ignote. Ma anche, almeno, i rudimenti delle scienze umane perché si possano realizzare i progetti che vengono sviluppati.
Sarà possibile discutere di questa proposta che, tra l’altro, se non mi sbaglio, è l’unica in campo per risolvere la crisi così lucidamente descritta da Bricco e Ferrando?