"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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domenica 18 dicembre 2016

MPS: convertire o no?

di
Francesco Zanotti

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Intendiamo: conviene, ai circa 40.000 risparmiatori coinvolti, convertire con decisione autonoma i bond subordinati in azioni del Monte dei Paschi? La risposta è semplice: allo stato delle cose, no!

Non conviene perché vi sarà una conversione forzata, ma avverrà con qualche forma di garanzia. Meglio aspettare una conversione forzata e godere delle garanzie, anche se non sono ancora state definite.
Perché convenga decisamente, invece, convertire autonomamente, senza se e senza ma, MPS dovrebbe avere non solo un Progetto di sistemazione dello Stato patrimoniale della Banca. Ma dovrebbe anche avere un Progetto “economico”: un Progetto di ritorno alla redditività alto, forte e convincente. Se esistesse questo Progetto, allora sarebbe conveniente convertire subito, al di là di qualunque calcolo  sulla tipologia di garanzie. Infatti gli azionisti godono direttamente del ritorno alla redditività: aumentano i dividendi e il valore delle azioni. Mentre gli obbligazionisti, no! Aggiungo: senza un Progetto alto e forte di ritorno alla redditività, ogni salvamento patrimoniale funzionerà solo sul breve, Fino a che l’incapacità di generare redditività non depaupererà anche il nuovo capitale. E non si può sostenere che alla redditività ci si penserà dopo. Questo tipo di “dopo” non arriva mai e se arriva è fatto di banalità
Se questa è la situazione, qualche grave domanda emerge ineluttabilmente. Perché il Board della Banca non sente il bisogno di predisporre di un Progetto di Redditività alto e forte come strumento per convincere e garantire coloro che convertono? Perché non sente il bisogno di predisporlo, visto che è l’unica vera e sostanziale garanzia perché il riassetto patrimoniale non ne richieda un altro tra qualche tempo.
Perché le Autorità di Controllo non spingono perché questo Progetto sia fatto. Perché i media neanche ne parlano?
Dietro queste domande ci sta il significato della crisi. Siamo in crisi perché poche imprese hanno sviluppato Progetti di redditività alti e forti. Non usciamo dalla crisi perché tante imprese non sanno neanche svilupparli. Non usciamo dalla crisi perché sia le Istituzioni finanziarie, in genere, che le Autorità di Controllo non sanno chiedere e tanto meno sanno valutare i progetti di redditività delle imprese.
Poveri noi. E poveri  obbligazionisti/azionisti di MPS


venerdì 13 novembre 2015

Banche. Che sindacati ed azionisti si ribellino!

di
Francesco Zanotti

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Gli esuberi nel settore bancario vengono “venduti” dai vertici delle banche come inevitabili.
Non è vero! Sono solo frutto dell’atteggiamento strategico e del tipo di strategia che essi hanno scelto.
Sarebbero possibili atteggiamenti strategici, prima, e strategie, poi, che aumentano sul breve e di molto l’occupazione e gli stipendi. Aumentando anche contemporaneamente, sia sul breve che sul lungo, il valore per gli azionisti.
I sindacati e gli azionisti devo chiedere conto del perché ci si ostina a seguire strategie perdenti per tutti.
Quale atteggiamento strategico, quali strategie alternative e molto più feconde sono possibili?
Innanzitutto un atteggiamento imprenditoriale: l’ambiente lo creano le imprese. Le organizzazioni come le banche che lo subiscono non sono imprese, ma istituzioni.
Poi, la scelta strategica di fornire alle imprese conoscenze e metodologie d’impresa per aumentare la loro capacità di generare cassa. E anche la scelta di usare le stesse conoscenze per rilanciare le imprese in sofferenza e non sbolognarle a qualche bad bank. Per realizzare queste strategie dovrebbero aumentare l’occupazione, ma aumenterebbe anche contemporaneamente il valore prodotto. Che potrebbe essere distribuito tra gli azionisti e il rafforzamento patrimoniale,
Stiamo predisponendo un documento dove spieghiamo tutto questo nei dettagli. Organizzeremo un grande dibattito sull’atteggiamento e le scelte strategiche delle banche. Perché cambino e velocemente per costruire un nuovo sviluppo che non sia lo sviluppo di pochi (poi anche effimero) al costo della miseria (duratura e dura) di molti.


lunedì 27 aprile 2015

Perché non facciamo sì che la Bad Bank sia meno “bad”?

di
Francesco Zanotti


Leggo su Affari & Finanza di Repubblica un fondo di Federico Fubini sulla “Bad Bank” prossima (e necessaria) ventura.
Innanzitutto dichiaro il mio sconcerto nel verificare che molti Stati (Germania di gran lunga un testa) hanno salvato le banche con i soldi dei contribuenti e senza fare pagare pegno ad azionisti e obbligazionisti quando era possibile farlo. Oggi la legislatura europea è più stringente e noi stiamo facendo una fatica a fare una Bad Bank che non chieda sacrifici ad azionisti e obbligazionisti.

Che pensare, poi? Io penso due cose. La seconda più importante della prima

La prima è che azionisti e obbligazionisti hanno la colpa di non aver chiesto alle Banche di definire Progetti Strategici alti e forti. Noi assegniamo da tre anni (questo sarà il quarto) un Rating ai Business Plan delle banche quotate al FTSE MIB e possiamo dire che si tratta di progetti di continuità che lasciano le banche in balia degli eventi esterni. Quindi il fatto che soprattutto gli azionisti non paghino nulla non è proprio così corretto. Certo dovrebbe pagare anche la CONSOB per omessa vigilanza. Che senso ha vigilare solo sui comportamenti del passato e disinteressarsi dei comportamenti del futuro?

La seconda cosa che penso (quella più importante perché è un proposta) è che occorrerebbe un progetto per far diventare meno “bad” la futura Bad Bank. Il progetto dovrebbe aiutare le imprese debitrici a dotarsi di Progetti di Sviluppo (Business Plan. I Business Plan devono diventare progetti di sviluppo e non solo budget) in modo da aumentare (ricostruire) la loro capacità di generare cassa per poter onorare i debiti. Se le imprese recuperano capacità di generare cassa, possono pagare stipendi e anche individui e famiglie riusciranno maggiormente ad onorare i loro debiti.
Se la Bad Bank non diventa meno bad lasceremo che i debitori finiscano nella mani di società di recupero crediti che hanno l’unico interesse di spremere i debitori con risultati a breve, ma danni sociali rilevanti subito dopo.
E’ possibile formulare un progetto che permetterebbe di aiutare le imprese a recuperare la loro capacità di generare cassa? Si! E non certo chiamando qualche presunto guru delle ristrutturazioni. Ma usando conoscenze e metodologie indispensabili, ma oggi sconosciute alle banche: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.



venerdì 13 giugno 2014

Anatomia, Azionisti (Stato compreso) ed investitori

di
Francesco Zanotti


Egregi Azionisti (che scegliete il management delle grandi imprese), egregi Investitori (che finanziate le nostre medie imprese), andreste a farvi operare da un chirurgo che non ha studiato profondamente anatomia?
Ovviamente no! L’anatomia è l’area di conoscenza fondamentale per un chirurgo. Non basta aver studiato anatomia, ma è assolutamente indispensabile.
Ma, allora, perché andate a scegliere il vostro top management oppure finanziate imprenditori che non sanno nulla della disciplina fondamentale per governare una impresa: la strategia d’impresa? Anche in questo caso: non bastano le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Manager ed imprenditori devono avere anche passione e coraggio. Ma le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa sono strumenti assolutamente indispensabili, altrimenti passione e coraggio girano a vuoto. Si sprecano in progetti d’impresa qualunquisti e banali.

Se non dispongono delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa, costringeteli a procurarsele. E fate in modo che quelle che si procurino siano le migliori disponibili al mondo. Non accontentatevi che siano le due notizie abborracciate che quale consulente di provincia balbetta male.