"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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domenica 17 luglio 2016

Nintendo: ma è proprio così irragionevole la Borsa?

di
Francesco Zanotti
Risultati immagini per Pokemon


Nintendo ha sviluppato l'app per smartphone che consente di catturare i Pokemon grazie a un sistema di Gps e di realtà aumentata.
E’ già Pokemon Go-mania. Su Apple store questa App è già in testa alla classifica delle App pià scaricate.
Parallelamente, il titolo Nintendo alla Borsa di New York ha guadagnato nello stesso periodo oltre il 90% e la capitalizzazione è aumentata di oltre 10 mld.
Crescita parallela e risonante in borsa e nell’economia reale.
Ad un progetto alto e forte corrisponde una produzione di valore alta  forte che se ne frega delle turbolenze dei mercati finanziari
Queste turbolenze diventano, invece, determinanti per il valore di titoli che non hanno come sottostante un progetto di sviluppo alto e forte.

Confermano questa regola le banche che per definizione non hanno progetti di sviluppo alti e forti. E proprio perché non hanno progetti di sviluppo altri e forti i loro titoli sono alle merce delle turbolenze di un mercato finanziario che può solo regolarsi sui “rumors”, visto che i Business Plan delle Banche sono solo  budget senza nè  fondamento né passione.

giovedì 24 ottobre 2013

Stress test ed epistemologia delle sberle

di
Francesco Zanotti

Quando si guarda al mondo, consapevoli o no, si usa una specifica epistemologia. Quando si progettano “Stress test”, lo stesso.
Sui giornali non ho trovato nessun accenno alla epistemologia che ha informato gli stress test. Forse che chi li ha progettati non ha cercato di capire che epistemologia stava usando?
Credo proprio di sì! Ma è un guaio perché l’epistemologia che traspare in filigrana dalla descrizione degli stress test è una epistemologia dell’impotenza. Andrebbe cambiata per non generare impotenza.

Mi spiego. Grossolanamente, vi possono essere diverse epistemologie che si situano in un continuum i cui due estremi sono i seguenti.

Il primo è l’epistemologia “realista”: il mondo sta là fuori di me e io non ci posso fare niente. E’ un mondo che qualche volta tira sberle, a volte distribuisce baci. Oggi, in realtà, sembrano sempre di più sberle … Io, in questo mondo, posso solo schivare le sberle ed andare in cerca di baci.
Ecco, io credo che lo stress test sia ispirato da questa epistemologia. Infatti cerca di capire quanto le banche sono state rintronate dalle sberle e quanto sono in grado di sopportarne altre. Di baci non se ne parla. La chiameremo l’epistemologia delle sberle.

Ma esiste un’altra epistemologia: costruttivista. Il mondo è solo potenzialità di divenire. Posso far realizzare le potenzialità che voglio. Io impresa posso costruire i mercati che voglio. Tutti insieme possiamo costruire l’Europa che vogliamo. Io posso raccogliere tutte le promesse di baci in baci veri.
Ecco, se mi metto dal punto di vista di questa metodologia, capisco anche perché oggi sembra che si tirino solo sberle. Se cerco di capire dove va il mondo, invece di progettare dove mandarlo, accade che lo progetti qualcun altro. E io rimango come un cucutruzzo ad attendere che quest’altro lo realizzi come vuole. Le probabilità che faccia il mio interesse (o abbia i miei stessi criteri di giusto o bello) è bassissima. Quando avrà realizzato il mondo che ha progettato, cioè avrà raccolto tutte le promesse di baci, per me saranno solo sberle. Insomma, attendo che un mondo di baci potenziali si trasformi in un mondo di sberle attuali.

Ma torniamo agli stress test. Se uso questa seconda epistemologia (chiamiamola epistemologia dei baci) che stress test progetterò? Innanzitutto cercherò di capire che epistemologia usano le banche: quella delle sberle o dei baci? Lo vedrò dai loro Progetti Strategici: se saranno pacchi di fogli Excel preceduti da qualche slides di contorno, allora concluderò che usano l’epistemologia delle sberle. Sono candidate a raccoglierle tutte: per loro ci sarà sempre e solo recessione Se, invece, esporranno un Progetto Strategico che utilizzerà le più avanzate conoscenze di strategia d’impresa e, per questo, sarà emozionante, allora comincerò a sentire profumo di baci. Se, poi, leggerò nel loro Progetto Strategico che rendono disponibili queste conoscenze su come fare un Progetto Strategico emozionante alle imprese clienti, il profumo di baci diverrà un'emozione diffusa: dalla banca a tutti i suoi clienti.
Se uso l’epistemologia dei baci cambierò anche le mie raccomandazioni. Non mi limiterò a richiedere capitalizzazioni perché mi sarà chiaro che è inutile incerottare chi va, epistemologicamente, in cerca di sberle … e poi le mena ai clienti. Gli chiederò di buttare alle ortiche l’epistemologia delle sberle e dotarsi di conoscenze e metodologie di strategia d’impresa da usare e da far usare ai clienti per eliminare le sofferenze attuali e impedire che ne nascano di ulteriori.



martedì 16 aprile 2013

Il problema del credito alle imprese: paura della conoscenza?


di
Francesco Zanotti


Al di là di visioni complottistiche (che certamente non hanno fondamento), al di là di moral suasions del tipo “acquistate debito pubblico” (che, invece, ne hanno un po’di più), al di là dei problemi di capitalizzazione e di regolazione (che contano e disturbano), rimane, però, la volontà di tutti i banchieri di far affluire tutto il credito che serve alle “imprese sane”.
Dove sta allora il problema? Le banche possono superare suggerimenti interessati e regolamenti e fare affluire liquidità alle “imprese sane”.
Ecco, il problema sta proprio in questa espressione: le “imprese sane”. Si scopre in cosa consiste il problema chiedendosi: le banche sono in grado di capire quali sono le imprese sane e quelle no? Ancora prima: ma cosa significa impresa sana?
Andiamo con ordine: cosa significa una impresa sana? Sostanzialmente una impresa che è sempre andata bene. Cioè: una impresa che è sempre riuscita a rispettare i sui impegni con le banche.
Ma il problema non è il passato. Occorrerebbe considerare “sane” le imprese che riusciranno a rispettare i loro impegni nel futuro. Questo vale, soprattutto, per una grande massa di imprese che stanno diventando “malate” (eufemismo) e che si cerca di guarire con operazioni di ristrutturazione del debito.
Ma le banche sanno valutare quale sarà la capacità di produrre cassa (perché è solo producendo cassa che si rispettano gli impegni con le banche) futura delle imprese?
La risposta, purtroppo è: no.
Ed è no perché le banche non utilizzano i modelli e gli strumenti di strategia d’impresa che servirebbero per capire quale è e come evolverà il posizionamento strategico (quello che determina la capacità di produrre cassa) delle imprese.
Se usassero questi modelli e strumenti potrebbero, non solo, individuare molto meglio le imprese “sane” (magari scoprendo che, producendo cassa hanno bisogno di capitali di sviluppo e non credito commerciale), ma anche aiutare le imprese malate non a cercare disperatamente di ridurre costi incomprimibili e tagliare investimenti, ma a disegnare progetti di sviluppo capaci di variare positivamente il loro posizionamento strategico.
Potrebbero costruire un portafoglio strategico delle imprese clienti per capire come varieranno le sofferenze complessive e potrebbero intervenire …
Allora una domanda si impone: visto che esistono le conoscenze (modelli e strumenti di strategia d’impresa) per costruire veramente una alleanza di sviluppo tra banche ed imprese perché non vengono usate dalle banche, soprattutto in una contingenza drammatica come quella in cui stiamo vivendo?