"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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martedì 29 ottobre 2013

Gli abusi del concordato

di
Francesco Zanotti


Massimo Fracaro e Nicola Saldutti parlano oggi nell'articolo di fondo del Corriere dell’uso improprio del concordato. Insomma, l’uso da furbetti che tutti conoscono. E cercano di risolvere il problema ragionando intorno ai famosi “lacci e lacciuoli”.
Credo che il problema dovrebbe essere affrontato strategicamente, non legislativamente. Ad esempio (ma sono solo prime indicazione), le imprese ammesse ai concordati devono presentare un Progetto di sviluppo strategico dell’impresa. I diversi benefici saranno decisi in base alla qualità del Progetto Strategico.
Emergono due problemi: chi costruisce i Progetti strategici e chi li valuta?
La soluzione per me è semplice. Si parte dallo stato dell’arte delle conoscenze e metodologie di strategia d’impresa a livello internazionale. Queste “risorse cognitive” permettono di costruire un modello di Progetto Strategico ed un processo per utilizzarlo che possono essere forniti alle imprese che vogliono accedere a qualche beneficio. Modello e processo vengono anche utilizzati dai Tribunali per valutare la qualità dei Progetti Strategici. Se la qualità non è soddisfacente, si chiede alle imprese di rivedere il Progetto Strategico presentato.
Così facendo tutta l’attenzione viene posta sul costruire il futuro, non sul cercare di sfangarla nel presente.
Esiste una difficoltà nella mia proposta: che chi dovrebbe discuterla non sa esattamente quali conoscenze e metodologie di strategia d’impresa sono disponibili. Quindi, a loro la mia proposta sembra “aliena”.


venerdì 30 agosto 2013

I furbi e i fessi (del concordato)

di
Luciano Martinoli


Il numero de “Il Mondo” del 30 Agosto dedica la storia di copertina ad un’analisi del nuovo concordato preventivo. E’ uno strumento pensato dal legislatore per evitare il fallimento delle aziende allo scopo di facilitare la possibilità della continuazione della loro attività, a tutela dei lavoratori e dei creditori.
Purtroppo le cose non sono andate così come si voleva. Infatti, riporta “il Mondo”, il concordato ha, nella maggioranza dei casi, o consentito la continuazione delle attività, ma a danno dei creditori, oppure permesso la chiusura senza onorare i debiti.
Ecco perché l’articolo esordisce citando Giuseppe Prezzolini: “i cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”.  
Ma i “fessi” sono coloro presi in giro dai furbetti del concordato o quelli che continuano a non voler affrontare, per ignoranza degli strumenti esistenti, il nocciolo centrale della questione: cosa vuole davvero fare un’azienda?
Ci troviamo di fronte all’eterno effetto collaterale di ogni regolamentazione, fatta la legge trovato l’inganno, o all’incapacità e non volontà di affrontare il cuore del problema?
Io propendo per la seconda ipotesi.