Egregio Presidente,
per aumentare significativamente la tutela degli investitori/risparmiatori riteniamo che quello che si fa e si pensa di fare oggi sia solo necessario, ma in nessun modo sufficiente.
La ragione, in estrema sintesi, è che il sottostante (cioè le imprese) dei titoli azionari o obbligazionari si modifica nel tempo, evolve.
Ci lasci spiegare utilizzando il caso di un prestito obbligazionario.
Supponiamo che siano disponibili, per ogni emissione di titoli obbligazionari, i prospetti informativi più completi e loro sintesi così efficaci da permettere al risparmiatore/investitore di avere una visione precisa sia della solidità che dei rischi dell’impresa che ha emesso titoli.
Questi strumenti non bastano. La ragione è che essi parlano solo del presente dell’impresa emittente. Il problema è che non sarà l’impresa presente, ma l’impresa futura a pagare le cedole e restituire il capitale all’investitore/risparmiatore.
"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."Eric J. Hobsbawm
mercoledì 11 maggio 2016
Chi avrà ragione? Voci discordanti sul Sole24Ore
di
Francesco Zanotti
Se sfogliate il Sole24Ore di oggi non potete non
sentire un certo disagio.
A pag. 7 vi è un articolo di Luca Orlando dal
titolo “Produzione industriale al palo”.
Gli fa eco nella stessa pagina Paolo Bricco con “La
gabbia che racchiude l’economia italiana”.
Vi fate prendere dallo sconforto, ma poche
pagine più avanti si accende l’ottimismo. Barbara Ganz titola “PMI centro Nord
oltre la crisi”.
Ottimismo subito spento la pagina dopo a cuasa
di un articolo di Ilaria Vesentini dal titolo “Ripresa in arrivo al
rallentatore”. Peggio è il sottotitolo: “Livelli pre-crisi raggiunti nel 2017”.
In due anni chiuderà il 17% delle imprese”.
A chi dare ragione?
Che ne pensano le banche? Che ne pensano BCE e Banca
d’Italia? Che ne pensano i Sindacati e il nuovo Ministro dello Sviluppo?
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lunedì 9 maggio 2016
Erdogan, Aristofane e il Business Plan
di
Francesco Zanotti
Erdogan che cerca di costruire una “neoligua” per controllare la società,
Aristofane che dice “I pensieri elevati devono avere un linguaggio
elevato”: due personaggi, due prospettive e due epoche completamente diversi,
ma la stessa importanza al linguaggio.
Forse non è neppure il
caso di riproporre l’importanza del linguaggio, tante sono le voci che ne
raccontano l’importanza.
O forse sì?
Sì, in almeno un caso.
Il futuro della nostra economia si decide sulla qualità della progettualità
strategica che si condensa nel documento del Business Plan. Come ogni attività
umana anche la progettualità strategica utilizza un linguaggio. Bene il linguaggio
che oggi usano le imprese è banale. Quindi i Business Plan che ne derivano
(ancora peggio se il risultato della progettualità strategica rimane nella
testa dell’imprenditore) sono banali.
Per attivare una
progettualità più intensa è necessario fornire alle imprese un linguaggio molto
più ricco di quello che utilizzano oggi. Esso è costituito dalle conoscenze e
dalle metodologie di strategia d’impresa.
Il linguaggio è lo
strumento chiave per costruire sviluppo.
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venerdì 6 maggio 2016
Veneto Banca: le sorprese in Assemblea
di
Francesco Zanotti
Guarda, iniziamo da subito a realizzare un piano
di sviluppo alto e forte.
Usando nuove conoscenze riuscirai, prima delle Assemblee
e della quotazione, a riportare in bonis un primo stock di imprese i cui
crediti sono in sofferenza, a trasformare il Business del risparmio gestito e
il mercato Retail, a eliminare ogni difficoltà nei processi di cambiamento
organizzativo.
Uh che bello … ma lo faremo dopo. Ora non
abbiamo energie.
Ma ti presenteresti all’Assemblea e agli
azionisti portando una piano straordinario e i primi risultati: ho iniziato
veramente a costruire lo sviluppo dei territori e della organizzazione sostanziale
della banca, non quella formale. Ho iniziato nel concreto a valorizzare il
risparmio …
Forse, ma ora devo occuparmi di cose concrete …
Le cose concrete di cui si parla, alla fine, sono solo a battaglie di potere
che, prima o poi, perdono tutti. Anche in questo caso. E certo esse non portano allo sviluppo dei
territori e delle organizzazioni.
La pretesa “Se mi date mano libera, poi sistemo
tutto”, ma senza indicare come, non porta lontano. Né la banca né i Clienti.
Ora, dopo la sconfitta, auguri per la quotazione e neldialogo con la BCE che ha iniziato ad esaminare i
progetti strategici delle banche nello SREP (Supervisory Review and Evaluation Process).
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giovedì 5 maggio 2016
“Uberizzazione”, malattia di un economia stagnante
Colonne d'Ercole
Oltre lo stretto di Gibilterra alla ricerca di "fondamentali"
dell'economia e della finanza migliori (o uguali?).
di
Luciano Martinoli
Sono abbastanza frequenti le notizie di vere e proprie rivolte dei tassisti nei paesi dove opera Uber, la società tecnologica che mette in collegamento, tramite app, clienti che necessitano di spostarsi con autisti privati che offrono il servizio con le proprie auto. Solo l’ultima, in ordine di tempo, c’è stata oggi a Milano, ma tali manifestazioni di protesta sono abbastanza frequenti anche in altre città dove opera l’azienda. Il fenomeno è talmente diffuso che Uber ha deciso di reclutare senior advisor, del calibro di Neelie Kroes ex commissario europeo, Ray LaHood ex segretario dei trasporti US e molti altri in giro per il mondo, come riporta il Financial Times, allo scopo di essere aiutata a ‘navigare’ nelle regolamentazioni dei singoli paesi.
Da un lato vi è la necessità di liberare il mercato dalle ‘caste’, come ricorda Luigi Zingales in un suo articolo apparso su ilsole24ore del 24 Aprile scorso, e dare libero spazio ai benefici che può erogare la tecnologia. Dall’altro vi è il problema di arginare le proteste e, più importante ancora, fornire risposte a chi si sente minacciato da tali innovazioni.
Come sciogliere il nodo?
Come sciogliere il nodo?
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Uberizzazione
domenica 1 maggio 2016
Tesi sbagliata
di
Francesco Zanotti
Michael Heise sul Sole 24 Ore di oggi sostiene la tesi
che sta bloccando l’uscita dalla crisi.
La tesi è la seguente. “la domanda a livello mondiale arranca per effetto delle
persistenti ricadute della crisi finanziaria globale esplosa nel 2008”.
La nostra tesi è quasi opposta: la crisi si è
generata nell’economia ed è una crisi da noia. Ci siamo stufati dei vecchi
prodotti e servizi i cui venditori ci ossessionano la vita. La crisi finanziaria
è stata una banale ed inevitabile conseguenza del fatto che l’economia non era
un posto interessante nel quale investire.
Per uscire dalla crisi non occorre regolamentare.
Occorre, invece, rilanciare quella progettualità strategica che porti le nostre
imprese ad offrirci prodotti e servizi che ci entusiasmino perché ci cambiano
la vita.
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