"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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lunedì 23 ottobre 2017

Google e Facebook: troppo grandi per non preoccuparsi


I due colossi stanno continuando a crescere, realizzando ricavi, utili e capitalizzazione di borsa sempre maggiori. In USA, e non solo, crescono le preoccupazioni per la loro capacità di turbare la vita politica e sociale. Timori fondati o ingiustificato desiderio di controllo da parte delle autorità?

Gli Stati Uniti non sono certo il paese dove è inibita la libera iniziativa. E' il luogo, però, dove per primi hanno compreso il pericolo dei monopoli e per primi lo hanno fronteggiato. La prima legge per limitare i danni dei cartelli e dei monopoli, lo Sherman Antitrust Act, è datata 1890. Da allora, a fasi alterne, vi è sempre stato un susseguirsi di azioni di contenimento, ma anche allentamento, dell'azione delle corporation le quali se da un lato contribuivano alla prosperità del paese dall'altro, nella loro foga di crescita senza limiti, ne potevano compromettere l'indipendenza e la stabilità. I fenomeni Google e Facebook però hanno alcune caratteristiche che le rendono più insidiose, e difficilmente controllabili, dei giganti dell'economia brick & mortar.

domenica 16 ottobre 2016

La crisi di Twitter

di
Francesco Zanotti
Risultati immagini per twitter


Nessuno sembra più interessato a comprare Twitter. Twitter sembra non farcela da solo. La domanda cruciale è: ma a cosa e a chi serve essere costretti a limitarsi a 140 caratteri?

Il Corriere della Sera di oggi riporta la notizia che tutti i pretendenti (da Google alla Disney) a Twitter si sono dileguati. Si è dileguato anche l’ultimo: “Sales force”.
Conseguenza: i valori delle azioni crollano e gli investitori devono evidenziare grosse perdite. Esse non potranno essere recuperate perché in futuro anche i “fondamentali” non funzioneranno: Twitter è sempre stato in perdita e non si capisce perché dovrebbe iniziare a guadagnare.
Non si capisce perché credo che nessuno sappia rispondere alla domanda fondamentale. A cosa serve un “social” il cui differenziale di prestazioni è che ti limita la possibilità di espressione a 140 caratteri?
In teoria potrebbe servire ad una comunicazione sintetica di discorsi complessi con link agli stessi.
Ma, almeno da noi in Italia, ha stimolato, giustificato, invece, una comunicazione solo “battutista” da parte di una classe dirigente che non ha pensieri complessi, ma solo voglia di stroncare l’avversario.

Mi si permetta una battuta: suggerirei a Twitter di far pagare ai battutisti ... Così la pianteranno. Forse non servirà a salvare Twitter dai guai economico-finanziari. Ma a salverà noi da battute stucchevoli (quando non volgari e indegne), sì!

venerdì 15 novembre 2013

Crisi "ambientale"... oppure no?

di
Luciano Martinoli

Immaginate un capannone, chiuso, dove sono assiepate centinaia di persone a cui manca l’aria, lo spazio, le risorse per sopravvivere con decenza. 
C’è “crisi”.
E’ una “crisi” ambientale che dipende dalla mancanza di spazi: all’inizio per prosperare, ora addirittura per sopravvivere. Non è colpa di nessuno, sono troppi. Invocano aiuti, misure di “sistema”, attribuiscono colpe. Agli altri, ovviamente.
All’improvviso però, senza che nulla cambi, qualcuno mostra una insospettabile vitalità. Non è cianotico come gli altri, a lui l’ossigeno non sembra mancare, corre, si muove, lavora, è ben vestito, in una parola: prospera.
Allora la “crisi”, se c’è qualcuno che non è sofferente in quell’ambiente, non è dovuta ad un ecosistema in deficit di risorse. Forse non siamo in un capannone chiuso dove manca sempre di più per tutti, siamo semplicemente confinati in un angolo piccolissimo, quello che riusciamo a vedere, rispetto a spazi enormi di cui non abbiamo coscienza ma che sono lì vicino, a portata di mano, come quel pimpante signore ci dimostra. Perché non ci andiamo anche noi?  Perché non l’abbiamo visto prima?
E’ questa l’immagine che mi è balzata in mente quando ho visto questo annuncio di Google.
Vediamo di che si tratta

giovedì 7 febbraio 2013

L'innovazione non serve a competere!

(intuizioni di strategia d'impresa di Larry Page co- fondatore di Google)
di 
Luciano Martinoli

E' da tempo che da queste pagine virtuali invitiamo le aziende a rifuggire da una nefasta e mortale competizione attraverso innovazioni "radicali". Inoltre indichiamo nei linguaggi di strategia d'impresa gli strumenti per cercare e trovare queste innovazioni, che sono sempre di "senso" e mai di tecnologia, organizzare un business intorno a loro, costruire progetti di futuro di successo (o valutarne l'inefficacia già in fase progettuale).
A supporto di queste nostre tesi, che poi non sono nostre, stavolta abbiamo un testimonial d'eccezione attraverso una intervista rilasciata alla rivista Wired da Larry Page.
Page, insieme a Sergey Brin, lanciò nel 1998 il motore di ricerca Google. In 15 anni l'azienda è diventata un colosso con un fatturato di 50 miliardi di dollari, capitalizzazione di borsa di 250 miliardi di dollari, 53.000 dipendenti.
Come ha fatto?