A seguito della lettera aperta
che ho inviato al Dott. Flavio Valeri Chief Country Officer Italy Deutsche Bank,
pubblichiamo l’opinione del Dott. Maurizio Barnabè. (FZ)
Il mondo delle
Banche di Credito Cooperativo, di prossima riforma da parte del Governo
sostenuto da Banca d'Italia e come diretta conseguenza della riforma delle Banche Popolari, non ha mai contratto il credito, né per le famiglie né per le
Imprese.
In questi anni di crisi è stato, come movimento nel suo complesso, l'unico
"rubinetto" aperto così anche come riconosciuto da tutto il sistema e
dalle principali istituzioni.
Di fatto però, almeno nella maggior parte dei casi, e la Valle d'Aosta non fa
eccezione, anzi acuisce il fenomeno, la clientela tipica
"imprenditoriale" è di piccola media dimensione, passando
dall'azienda a conduzione famigliare, all'artigiano evoluto e all'azienda (PMI)
più strutturata. Sicuro vantaggio, rispetto alla grandi banche, è stato per le
BCC operare senza vincolo di rating sui crediti : la conoscenza territoriale
del cliente, l'estrema vicinanza con lo stesso, il rapporto
socio-mutualistico-cooperativo, hanno contribuito ad affrontare le erogazioni
con maggiore elasticità rispetto al mercato legato invece all'analisi degli
indici di bilancio di ogni azienda.
Oggi se guardiamo alle evidenze del mondo delle BCC in termini di % sulle
sofferenze ( comunque ben al di sotto rispetto alla media di mercato, elemento
che conferma un processo di qualità di erogazione del credito anche in assenza
di rating rigidi), nonché al fatto che per la stragrande maggioranza i bilanci
degli ultimi tre anni delle aziende tipiche clienti, non importa di che
dimensioni, sono in negativo o in stretto pareggio, la valorizzazione delle
idee, delle capacità degli imprenditori, del capitale dell'azienda stessa,
risiede proprio nella redazione di piani industriali, business case o plan che
dir si voglia, convincenti e credibili perché sostenibili e con un alto indice
di probabilità di accadimento.
Finanziare il passato (bilanci) rispetto al futuro (BP) è affrontare in modo
completamente diverso il concetto di ripresa nonché il ruolo che anche gli
istituti di credito devono avere nei confronti dei propri clienti o, come nel
nostro caso, dei nostri soci.
Sir Wiston Churchil , e personalmente lo associo proprio all'analisi di
bilancio, diceva che "se il presente cerca di giudicare il passato perderà
il futuro".
I dati di cosa è successo non sono dei dogmi, le garanzie, comprese quelle
ipotecarie, hanno sempre minor valore nell'analisi del credito (il lavoro delle
banche non è escutere garanzie... ma dar bene e con qualità il credito a chi se
lo merita…non puntare a diventare immobiliaristi) rispetto alla capacità di generare
flussi finanziari ed economici che sostengano progetti e che, per quanto
possibile, ripaghino ed autofinanzino l'investimento stesso richiesto alla
banca anche con una base di mezzi propri che per quanto possibile rafforzerà
anche il patrimonio.
Tracciare una rotta in un BP che preveda anche più ipotesi (best, worst,
normal) deve diventare l'ABC di chiunque abbia un'attività imprenditoriale, sia
essa commerciale, turistica, di servizio, di produzione, non importa di che
dimensione: essere imprenditori vuol dire sapere cosa fare, come farlo, in che
contesto e in che tempi. Per far questo, se l'azienda non è pronta o non ha le
capacità e le risorse, deve necessariamente farsi sostenere da chi questo lo fa
per mestiere (consulenti strategici, commercialisti, fiscalisti, avvocati, …), con
costi ragionevoli, ma soprattutto deve avere fin da subito una visione di
sviluppo e di diversificazione, quindi una idea, sia per prodotto che per
mercato cercando di sviluppare la giusta strategia in uno scenario competitivo
sempre più complesso in cui i margini, sia economici che di errore, si sono
ridotti e in cui la tattica diventa la necessaria messa a terra di una
strategia che non deve essere pindarica o semplicemente autocelebrativa.
La Banca deve ricevere e seguire con il proprio cliente, i suoi consulenti, il
rispetto del piano ed aiutare ed intervenire, anche suggerendo, azioni
correttive sia ex post ma anche ex ante proprio per mantenere la natura
organica del BP che come strumento deve essere costantemente non una
"palla di cristallo" ma una vera e propria bussola sul proprio
business in cui la "mappa non è il territorio". Il BP è uno strumento
che non è scritto nella pietra ma deve trovare continuo confronto nei risultati
attesi, ecco eprchè tanto maggiore sarà il grado di dettaglio tanto migliore
sarà l’analisi dei fenomeni e degli scostamenti di rotta. Il BP deve diventare
per quanto possibile uno standard, forse anche giuridicamente vincolante in
alcuni casi, perché, di fatto, concretizza il valore delle idee imprenditoriali
di chi chiede credito senza azioni di brand marketing piuttosto che di mera
“politica imprenditoriale” ma con l'unico fine di far capire, anche alla banca
di supporto, come si genera valore stabile nel tempo, valore che ritroveremo
tanto dei flussi che nel patrimonio che nel capitale.
Già gli Antichi dicevano che per ogni opera, il BP del passato, sono necessari
tre elementi: saggezza nelle idee, forza nel sostenerle, bellezza nel
realizzarle (intesa come equilibrio). Dal buon senso quindi passiamo a
strumenti concreti che analizzino per ogni azienda il valore attuale e
prospettico della stessa rendendoli "necessari" e standardizzati per
tutti così come lo sono i Bilanci.
Maurizio
Barnabè
Direttore
Generale BCC Valdostana
Per consultare
una scheda sui dati fondamentali del Bilancio 2014, clicca qui.