"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

sabato 10 dicembre 2016

Fino a dove si può arrivare col nonsense …

di
Francesco Zanotti

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Un nonsense che sì riempie le menti, ma non ce ne rendiamo conto …

La notizia la dà De Bortoli sul Corriere: gli scioperi in Germania (soprattutto quello di Lufthansa) sono giudicati positivamente non perché si discute del “valore” delle rivendicazioni. Ma solo perché avanzano richieste salariali. E questo potrebbe far aumentare l’inflazione. Ovviamente l’obiettivo è quello di portarla al fatidico 2% che tutti auspicano anche se, come ho già scritto, nessuno sa dire esattamente perché questo 2% è giudicato un “ottimo”.

Quasi a dire: pur di fare crescere l’inflazione facciamo casino. Non è importante che il casino sia giustificato o meno. Non è importate se in casino crea danni o meno.  Basta che faccia aumentare l’inflazione. Ovviamente nessuno sa scrivere l’equazione che lega l’inflazione al casino … E se non c’è equazione il collegamento di causa ed effetto è del tutto ingiustificato.

giovedì 8 dicembre 2016

L’innovation Hub del Corriere: la “summa” del pensiero mainstream

di
Francesco Zanotti

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Oggi il Corriere della Sera propone due paginate di sintesi dei risultati dell’Evento conclusivo (Innovation Hub) di Corriere innovazione. Per descriverne la caratteristica fondamentale è necessario usare un ossimoro: innovazione mainstream. Il lettore consideri questo post una naturale continuazione di quello pubblicato ieri da Luciano Martinoli.

Per essere più espliciti: sono state presentate le innovazioni che tutti conoscono. Non vi è nulla che non sia già stato detto o scritto.
Ma c’è qualche innovazione importante che ancora non è apparsa? Sì!
Proviamo brevemente a indicarne qualcuna. Certo questo post non sarà esaustivo. Molto si può trovare nell’insieme dei nostri post che sono un Hub di innovazione profonda e transdisciplinare. Molto di più si può trovare in mille altre fonti.
  
Innanzitutto il Corriere propone “Sei ambiti di studio in cui l’Italia può fare la sua parte”: le banche, Mobilità, Economia circolare, Industria 4.0, Energia e Biotecnologie.
Allora proviamo, innanzitutto, ad aggiungere altre aree. Caro lettore, davvero questo “aggiungere” non esaurisce certo tutte le aree possibili. Anzi invito i lettori a completarle.
Ecco le aree che mi stanno a cuore.

mercoledì 7 dicembre 2016

Nuove "Visioni" del mondo, non nuove tecnologie

di
Luciano Martinoli


Viviamo in una sorta di "età dell'oro" dell'innovazione. Eppure questa non sembra aiutare l'incremento della produttività, risolvere i problemi economici e impedire la crescente disuguaglianza mondiale. Perchè?

Un recente articolo del Wall Street Journal indirizza un'apparente contraddizione. Pur vivendo in un epoca in cui abbondano le innovazioni tecnologiche, che in passato sono state i motori dello sviluppo economico e sociale del mondo occidentale, oggi questa spinta sembra essere venuta meno. Negli USA aumentano i tecnici in tutte le discipline, sono in crescita le registrazioni di brevetti ma l'economia è stagnante. La trasformazione delle innovazioni in prodotti commerciali avviene attraverso tentativi ed errori ma la società ha sviluppato un'avversione al rischio che sembra impedirli. Le regolamentazioni sono diventate più restrittive e gli sforzi di innovazione vanno verso l'efficientamento di ciò che già esiste.  E' questa la tesi dell'autore.
Personalmente ho un parere diverso.

domenica 4 dicembre 2016

Che fine hanno fatto le "persone"?

di
Luciano Martinoli


Il recente "vulnus" della riforma delle Banche Popolari, insieme ad altri avvenimenti poco noti della vita sociale ed economica, fa emergere prepotentemente un interrogativo: ma chi si occupa più delle persone, noi tutti, come soci di aziende, clienti, esseri umani?

E' notizia di ieri che il Consiglio di Stato ha sospeso in parte le disposizioni attuative della Banca d’Italia riguardo la riforma delle Banche Popolari. In particolare si tratta, tra altri aspetti, della possibilità di consentire alle popolari di inserire una clausola nello statuto con la quale il rimborso per chi esercita il recesso «può essere limitato o rinviato in tutto o in parte senza limiti di tempo». Uno svarione che ha generato il rischio di incostituzionalità di alcuni aspetti della riforma e alla quale la circolare della vigilanza ha dato semplicemente attuazione.
Come è possibile che il legislatore prima, il governo e il parlamento, e l'attuatore poi, la Banca d'Italia, non abbiano tenuto in considerazione il diritto dei singoli soci?

mercoledì 30 novembre 2016

Lezioni di "Strategia d'Impresa" da Leonardo Del Vecchio

di
Luciano Martinoli


In una recente intervista apparsa sul Corsera, Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, sottolinea, in modo implicito, l'importanza della Strategia d'Impresa per lo sviluppo dell'azienda in contrapposizione alla mera gestione operativa.

E' lucido e preciso, come tutti gli imprenditori, Leonardo Del Vecchio nel rispondere ai luoghi comuni che purtroppo affliggono il dibattito mediatico sulle imprese. Nell'intervista pubblicata dal Corsera lo scorso 22 novembre fornisce delle vere e proprie perle di Strategia d'Impresa. Forse sono sfuggite ad una lettura superficiale o frettolosa e desidero riproporle mettendole in corrispondenza del nostro modello di Business Plan, che ricordo essere frutto di un nostro studio sullo stato dell'arte mondiale della Strategia d'Impresa, e di come contenga ed espliciti proprio i contenuti e le esigenze di cui parla Del Vecchio (e molto altro).

sabato 26 novembre 2016

Lo strano caso della fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano

di
Francesco Zanotti

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Un articolo del Sole24Ore di documentata perplessità sulle modalità con le quali è tata condotta l’operazione, comunicato stampa il giorno dopo che smentiscono quasi nulla e che il Sole24Ore riprende quasi smentendo se stesso … Allora diamo una occhiata al Business Plan della fusione … e scopriamo che  …

L’articolo è di Claudio Gatti ed è stato pubblicato il 23 novembre.
Le perplessità sono tante ed emergono sia dall’esame dei documenti societari sia dalle dichiarazioni di alcuni Consigliere di Amministrazione. I comunicati stampa non rispondono punto per punto.
Ma non voglio prendere parte alla diatriba (anche se mi sembrano difficilmente contestabili le perplessità di Claudio Gatti), ma voglio proporre uno sguardo strategico alla fusione: prendiamo il Business Plan e diamogli una occhiata. Se fosse un Business Plan alto e forte, le perplessità verrebbero ridimensionate: va beh, sì, quale problema c’è stato, ma alla fine stiamo iniziando una storia di successo.
E invece …

Quello che dovrebbe contenere un Business Plan per giustificare i risultati che espone.
Abbiamo preso come riferimento l’indice (le cose che deve contenere) di Business Plan che si ricava dalle conoscenze e dalle metodologie di strategia d’impresa più avanzate.

In un periodo di rilevante e veloce evoluzione, un Business Plan deve essere strutturato su di una chiara descrizione di come sia oggi l’impresa per poter descrivere esattamente il domani che si intende costruire e giustificare le previsioni patrimoniali economiche e finanziarie.
La descrizione dell’oggi deve essere tanto più precisa quanto più il domani se ne deve differenziare. Infatti, se non si sa cosa sia l’oggi non si riesce a capire se la descrizione del domani ne sarà diversa o meno.
Nel caso della banche tutti riconoscono che è necessario un cambiamento rilevante, quindi la descrizione dell’oggi deve essere quanto più precisa possibile, altrimenti non si riesce né a progettare, né a valutare il tipo di cambiamento proposto dalla singola banca.

Quali sono le “variabili” che descrivo l’oggi di una impresa?
Sono sostanzialmente due.
La prima è costituita dalla descrizione delle Business Unit. Se si vuole usare una espressione meno tecnica e più popolare si può parlare di modello di Business.
La seconda è costruita dal posizionamento strategico di queste unità di business.
E’ solo il posizionamento strategico che permette di prevedere quali saranno le performances patrimoniali, economiche e finanziarie se l’impresa non mette in atto cambiamenti e  individuare la necessità di costruire un domani diverso dall’oggi.
Per costruire il posizionamento strategico è necessario, partendo dalla definizione delle unità di business, descrivere l’industry associata ad ognuna di esse e di quell’industry determinare l’attrattività e le il posizionamento competitivo di ogni industry al suo interno.

Partendo dalla valutazione del posizionamento strategico si può decidere se e come cambiarlo. Il progetto di cambiamento deve specificare il cambiamento nella definizione del business e il conseguente nuovo posizionamento strategico, attraverso descrizione delle nuove industry di riferimento,  la loro attrattività e il posizionamento competitivo in esse.
Del nuovo posizionamento strategico occorre definire il “senso” attraverso mission, visione e intangibili. E dichiarare i fondamenti della propria progettualità strategica: il patrimonio di risorse cognitive utilizzate in essa.
Solo conoscendo il posizionamento strategico perseguito sarà possibile fare una previsione sulle performances patrimoniali, economiche e finanziarie.

Il Business Plan della fusione tra BPM e Banco Popolare non contiene quasi nulla.
Abbiamo analizzato il Business Plan in oggetto ed ecco una sintesi del nostro giudizio.
Sembra il Business Plan di una istituzione che non si perita di dire cosa fa perché lo dà per scontato. Tanto pensa che non debba cambiare il mestiere del fare banca.  Questo è ovviamente stridente con la convinzione prevalente, sostenuta anche dagli organi di controllo, che il futuro delle banche dipenderà sostanzialmente dal cambiamento dei modelli di Business.
Ci si limita a qualche generale indicazione su come si intende fare meglio i mestieri di sempre. In maggiore dettaglio, si parla di un aumento dell’efficienza organizzativa e se ne immaginano i benefici sul conto economico “in astratto”, cioè, ad esempio, senza alcuna considerazione delle reazioni dei concorrenti.
Si considera sostanzialmente noto e costante l’ambiente in cui opera per cui non ci si sente in dovere di proporre una sua visione dei cambiamenti che stanno accadendo nell’economia e nella società, visto che non ne propone una sua visione. Le previsioni (gli obiettivi da raggiungere) riguardano sostanzialmente il patrimonio. Ma si giudica che le operazioni sul patrimonio non derivino dal mestiere del fare banca. Intendiamo dire che non sono collegati in alcun modo alla redditività Detto in modo ancora diverso, non si pensa che sia possibile incrementare il patrimonio grazie alla redditività.

Conclusione: speriamo che investitori e risparmiatori leggano questo post per decidere con consapevolezza.