"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

giovedì 16 aprile 2015

Auguri a Mediobanca

(e agli altri "attori di sistema" per il III millennio)
di
Luciano Martinoli


Mediobanca ha festeggiato i 70 anni della sua fondazione con un video. Una tappa importante della sua vita aziendale celebrata ricordando il significato della sua attività per il nostro paese. E di "significato" nella più ampia accezione del termine ha senso parlare, perchè quando nacque, in quegli anni, successivi al dopoguerra, la sua funzione economica aveva un significato proprio in quel contesto sociale.
Riprendo le parole iniziali del video:

C'è stato un momento in cui in Italia c'era tutto da ricostruire
il paese aveva un grande voglia di ripartire e guardare avanti
da questa volontà è nata Mediobanca

Dunque la "grande voglia di ripartire e guardare avanti" salta fuori solo quando c'è "tutto da ricostruire" perché distrutto?
Se non c'è una distruzione non c'è voglia di guardare avanti?

martedì 14 aprile 2015

Ma che ne sanno gli advisor …

di
Francesco Zanotti


I giornali riportano che le banche che devono “risistemarsi” stanno scegliendo gli advisor. E chi scelgono? Scelgono banche d’affari.
La mia domanda è: ma che ne sanno le banche d’affari?
Il problema delle banche è quello di disegnare Progetti Strategici (Business Plan) alti e forti che ridisegnino il ruolo sociale della banca concretizzandolo in un nuovo insieme di servizi.

Per riuscirci, servono conoscenze e metodologie di strategia d’impresa. Ma le banche d’affari non dispongono di queste conoscenze. Allora la risposta alla domanda “ma che ne sanno le banche d’affari” è: nulla! Attendiamoci una stagione di ristrutturazioni societarie nella più completa conservazione strategica. Mi spiace Italia.

venerdì 10 aprile 2015

Qual è il ruolo dell’imprenditore nel costruire sviluppo?

di
Francesco Zanotti


Intendiamo avviare una ricerca per comprendere quale può essere il ruolo economico, sociale e culturale dell’imprenditore nel fare uscire il nostro Paese dalla crisi.
Oggi troppi pensano sia di seconda battuta: viene dopo.
Infatti, innanzitutto, ritengono necessario che cambi il contesto complessivo. Cioè che si avvii la ripresa. Poi, pensano che tocchi allo Stato e alla finanza riformarsi per creare condizioni favorevoli all'azione imprenditoriale. Da ultimo, la palla passa agli imprenditori che, sostanzialmente, devono cercare di fare meglio il loro lavoro di sempre.

La nostra storia recente, però, insegna che le cose funzionano all'opposto. E’ l’azione degli imprenditori che ha generato le risorse tecnologiche, produttive e finanziarie perché si sviluppasse il nostro Paese e le sue istituzioni. Non ultimo il suo sistema di welfare.

Obiettivo della ricerca che proponiamo è quello di raccogliere le opinioni degli imprenditori al riguardo: desiderano, accettano il ruolo di protagonisti dello sviluppo non solo dell’economia, ma anche della società prossima ventura?

Le domande all'imprenditore
Le domande non sono da considerarsi “caselle da riempire”, ma sono finalizzate a stimolare le opinioni degli imprenditori.

giovedì 9 aprile 2015

Per una volta elogiamo le banche italiane

di
Francesco Zanotti


Post telegrafico.
Le banche tedesche, per essere salvate, non per realizzare loro progetti di sviluppo, sono costate allo Stato tedesco 247 Miliardi. All'Italia solo 4 di cui metà restituiti.
La somma di tutti i soldi che le nazioni Europee hanno sborsato per salvare le banche ammonta quasi ai Soldi (che non ci sono) del Piano Junker.

Le banche italiane sono di gran lunga le più virtuose d’Europa. Che poi non abbiano piani di futuro è altrettanto vero, ma almeno non si fanno mantenere. Bene. Ci impegneremo a dare loro una mano per dotarsi di Progetti di sviluppo alti e forti.

domenica 5 aprile 2015

Big Data: illusione e bufale

di
Francesco Zanotti


Ci si attendono mirabilie dai Big data.
Guido Barbujani sulla Domenica del Sole 24 Ore descrive questa speranza molto chiaramente, relazionando di una esperienza molto interessante: quella della DeCODE Gentics che ha sequenziato il DNA degli islandesi. L’obiettivo era, come scrive Barbujani: “leggiamo a più non posso DNA, qualcosa verrà fuori.”.
In realtà non è venuto fuori molto. Si è, ad esempio, scoperto una variante genetica che aumenta le probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer, ma, dice l’Autore, lo si sapeva già.
La conclusione dell’Autore è inevitabile “… per dare senso ai dati bisogna porsi  le domande giuste, escogitare strategie originali, immaginate soluzioni, modelli teorici".
Quello che è vero nel mondo biologico è vero, a maggior ragione, nel mondo dei sistemi umani, nell'organizzazione e nelle imprese. Sono i modelli che usiamo che danno senso ai dati.
Occorrono disporre di modelli ed approcci più sofisticati e non più dati.
Che è, da sempre, l’obiettivo della ricerca che è il fondamento della nostra proposta consulenziale.


giovedì 2 aprile 2015

Ti faccio il Business Plan??????

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per business plan

Dovrebbero essere infiniti i punti interrogativi. Perché il proporre ad un imprenditore di fargli il Business Plan è quanto di più deleterio ci possa essere. Dobbiamo dire allora che il Business Plan non serve? Ovviamente no! E, quindi? Quindi concedetemi dieci righe per fare una proposta alternativa.
L’attività fondamentale e quotidiana di un imprenditore è la progettualità strategica. Ad ogni istante, di fronte ad ogni evento, l’imprenditore ripensa alla sua azienda nella sua complessività, Ne immagina il futuro e attiva le azioni che ritiene possano realizzare questo futuro. Se così è, la proposta “Ti faccio io il Business Plan” automaticamente comunica all'imprenditore che il fare il Business Plan non riguarda, non ha niente a che fare con la vera progettualità strategica che lui fa ogni giorno. Si comunica, invece, che il fare il Business Plan è un adempimento burocratico etero imposto. Ad esempio, imposto dalle banche. Ed ha il significato di tutti gli adempimenti burocratici: ci scrivo quello che mi dicono di scrivere. E che mi costi il meno possibile.
Gli investitori istituzionali non bancari (in debito e capitale) hanno netta la percezione della “artificialità” dei Business Plan attuali, tanto è vero che si fanno un loro Business Plan dell’impresa per decidere se finanziarla o meno. Ma anche così, non cavano un ragno dal buco perché sostituiscono a imperativi burocratici la visione di qualche esperto di settore che è tanto sganciata dalla progettualità imprenditoriale quanto una imposizione burocratica.

Allora la progettazione strategica va affidata al genio italico? Metà sì e metà no. Metà si perché il genio italico è storicamente eccellente. Metà no perché oggi il genio italico degli imprenditori sembra mediamente essersi impantanato. Altrimenti sarebbe da mo’ che si sarebbe scatenata la ripresa. Ed allora? Allora … poiché sono andato già al di là delle dieci righe promesse, la risposta sul prossimo post.