"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

venerdì 9 ottobre 2015

Produttività: mito frusto

di
Francesco Zanotti

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La produttività è un rapporto tra i ricavi e i costi.
Si può aumentare la produttività certamente diminuendo i costi. Ma seguendo questa via ci si distrugge.
Ci si distrugge perché si innescano conflitti a tre tra proprietà, management e dipendenti: chi ci deve perdere in questa corsa alla produttività?
Ci si distrugge anche perché si innescano anche conflitti esterni con i concorrenti. Anche i concorrenti cercheranno di ridurre i loro costi. E così si finisce per innescare una battaglia di prezzo che nessuno può vincere, ma tutti inevitabilmente perdono.
Conflitti interni e conflitti esterni si alimentano vicendevolmente.

Che fare? Beh pensare di agire sui prezzi e non sui costi. E qui casca l’asino. Rovinosamente. 
Perché oramai ci siamo convinti che i prezzi non si possono alzare.
Ma questa convinzione è figlia di ignavia imprenditoriale. Non si possono aumentare i prezzi se si continuano a fare le cose di sempre. E queste stanno iniziano a stufare e le sanno fare in troppi.

La soluzione è quella di attivare una nuova stagione di progettualità imprenditoriale che abba l'obiettivo di fare emergere una nuova società. Come sono riuscite a fare le imprese che hanno generato il miracolo economico italiano.
I lettori di questo blog sanno benissimo qual è la nostra proposta per attivar una nuova stagione di imprenditorialità.
C’entra anche la bellezza come provo a descrivere in …http://ettardi.blogspot.it/2015/10/cambiamento-e-bellezza.html



martedì 6 ottobre 2015

La sciocca metafora della dimensione

di
Francesco Zanotti

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Due titoli del Corriere di oggi …
Primo titolo, pag. 21 (che riferisce una idea di Marina Berlusconi): “Contro la crisi occorre essere grandi”.
Secondo titolo (è un sottotitolo in realtà) di un articolo nella Cronaca di Milano, pag. 7: “Conduzione familiare, pochi dipendentie tanta esportazione. Il modello vincente delle aziende attive sui grandimercati.”.

Che dire?
Quello che ripetiamo da anni: è una stupidaggine strategica la tesi di Marina Berlusconi. Non è supportata da nessuna teoria e neanche da nessuna verifica sperimentale.

E’ una vecchia tesi che deriva dal fenomeno della curva di esperienza: più si produce meno costa produrre, meglio si produce. Oggi questi discorsi sono del tutto privi di fondamento. E’ rimasta nella vulgata manageriale che nessuno si perita di verificare. Tanto, si pensa, la conoscenza è inutile, basta la bravura dei manager. E se le cose vanno male è sempre colpa di altri: dei mercati che sono diventati cattivi (come dice l’AD di Airfrance-KLM) o dei dipendenti che fanno casino come ha sperimentato il Direttore del Personale della stessa Airfrance-KLM.


Quello che servirebbe sarebbe un grande sforzo di nuova progettualità strategica, profondamente partecipata che utilizzi nuove conoscenze strategiche. Ma perché dovrebbe studiare un manager che deve essere bravo solo a vendersi come bravo? Il millantato credito è meglio del duro studio per acquisire nuova conoscenza.

venerdì 2 ottobre 2015

Business Plan: le assumption e la forma dell’acqua

di
Francesco Zanotti

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Un Business Plan è fondato su Assumption. Quelle che fa chi lo redige. Quelle che discute chi lo valuta.
Bene, ragionare sulla Assumption è una delle vie migliori per andare nei guai. E’ come delegare il proprio futuro ad altri. Ve lo dimostro ragionando della forma dell’acqua.

L’acqua non ha una forma. Ha solo infinite potenzialità di forme che si attualizzano quando la si mette in un recipiente. E il recipiente è costruito da qualcuno. Conclusione: la forma dell’acqua è costruita da qualcuno. Che senso ha fare assumption sulla forma che qualcun altro vorrà dare all’acqua? Meglio mettersi noi costruire i recipienti che hanno la forma che vogliamo dare all’acqua.

Anche i mercati sono come l’acqua: sono fatti di potenzialità di divenire. Sono gli imprenditori che danno forma ai mercati. Che concretizzano alcune potenzialità e non altre con la loro azione.
Se questo è vero, fare assumption significa cercare di prevedere che forme gli altri daranno ai mercati. Come dicevo all’inizio: lasciare che altri costruiscano il futuro. Forse gli altri daranno all’acqua (cioè ai mercati) la forma che gli daremmo noi, che farà guadagnare noi … Ecco .. forse anche no …


venerdì 25 settembre 2015

Queste aziende servono ancora alla collettività?

(o la collettività serve a loro?)
di 
Luciano Martinoli



Il caso Volkswagen è oramai noto a tutti. Ritengo allora utile rivederlo da una prospettiva "sistemica" a partire dalle notizie riportate dal Corsera di oggi su vari suoi aspetti. Lo scopo è quello di cercare una risposta alla domanda su formulata. 
E' una domanda legittima che sorge spontanea sempre più frequentemente, purtroppo con la stessa aumentata frequenza di notizie di questo tipo (ad esempio, in casa nostra, l'annuncio di un importante aumento della profittabilità di un gruppo bancario e la contemporanea decisione di tagliare 10.000 posti di lavoro).

giovedì 24 settembre 2015

Giovanni (Agnelli) chiede soldi a Enzo (Ferrari)

di
Francesco Zanotti

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Dichiaro che non conosco l’operazione nei dettagli. Ma mi fido del risultato finale descritto da Laura Galvagni sul Sole 24 Ore di oggi (pag. 37): Ferrari avrà 1,9 Mld di debiti. Ma la Ferrari non produce cassa? Sì, ma sta depositata nelle casse FIAT (così la Galvani). E, con questa operazione, è destinata a rimanerci in quelle casse.
Ricordo una scena della fiction della Rai su Ferrari.
Un giorno invernale a Torino. Due uomini seduti su una panchina di un parco innevato: Enzo Ferrari e suo figlio Piero. Ferrari era reduce da un colloquio con l’Avvocato a cui aveva finalmente deciso, dopo lungo corteggiamento, di vendere la sua azienda, dopo il naufragio dell’accordo con la FORD. Enzo e Piero stavano mangiando al freddo un panino. E Piero: “Ma papà, l’Avvocato non ti ha invitato a pranzo?”. Si ha risposto Enzo, ma io preferisco … qui.”.

Chissà cosa avrebbe pensato Enzo se avesse potuto immaginare che un giorno Giovanni (i suoi eredi) avrebbero utilizzato i soldi prodotti dalla sua Ferrari per sopravvivere. Il panino gli sarebbe andato per traverso.

martedì 22 settembre 2015

Minibond. Per non buttare i soldi: cassa e posizionamento strategico

di
Francesco Zanotti

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Come già scritto, in questi giorni stiamo studiando come “stanno andando” i primi minibond emessi.
La logica di valutazione è quella che dovrebbero avere tutti gli investitori che usano soldi altrui. Cioè, quasi tutti. La seguente.
La capacità di generare cassa nel fare il suo mestiere è la prestazione chiave di una impresa.
Allora, essi dovrebbero, innanzitutto, misurare questa capacità.

La capacità di generare cassa di una impresa avviene a livello di Unità di Business.
Quindi servirebbe una descrizione precisa delle Unità di Business, disponendo di un metodo avanzato di descrizione che non si riduca ad esempio, alle combinazioni prodotto/mercato la cui significatività è già stata contestata da Abel nei primi anni ’80.
E, poi, servirebbe un conto economico a livello di Unità di Business.

Purtroppo, nella documentazione pubblica disponibile, non c’è mai né l’una (una definizione avanzata delle Unità di Business), né l’altro (un conto economico strutturato per Unità di Business).

Poi sarebbe necessario capire se le azioni che l’impresa chiede di finanziare serviranno ad aumentare e di quanto la sua capacità di generare cassa.