"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm
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giovedì 23 marzo 2017

Un Rating qualitativo del Business Plan 2016-2020 di Banca Carige

di
Francesco Zanotti

 Risultati immagini per banca carige

Il Rating “numerico” che potremmo assegnare al Business Plan di Banca Carige è molto basso. Ma penso che non sia importante specificarne il valore perché sono molto più rilevanti alcune osservazioni “qualitative”.
In sintesi, i risultati di redditività che Carige si prefigge di raggiungere non sono strategicamente giustificati, quindi non vi è modo di valutarne le probabilità di conseguimento. Detto diversamente, il Business Plan di Carige è la descrizione di un insieme di sforzi e di risultati che si vogliono raggiungere. Ma non vi è modo di capire se davvero mettendo in atto quegli sforzi si raggiungeranno quei risultati. La ragione di questa “défaillance” non sta in una ipotetica “incertezza” manageriale. Sta nel fatto che il management non usa le più avanzate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa che sono gli unici strumenti che permettono di redigere e rendere comprensibili a terzi Business Plan alti e forti. 


Prima di discutere del Business Plan di Carige è necessario riassumere i contenuti che dovrebbe esporre chi intende giustificare strategicamente i risultati che si impegna a raggiungere. I contenuti sono in estrema sintesi i seguenti. Essi sono suggeriti dalle più avanzate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.

Il contenuto chiave: il posizionamento strategico.
I risultati che una banca (come di ogni impresa) otterrà nel futuro dipendono dal posizionamento strategico futuro di ogni sua unità di business. Cioè di ognuno dei suoi “mestieri fondamentali”.
Infatti, il posizionamento strategico è l’intreccio tra:
  • la redditività potenziale (“attrattività”) del settore di riferimento di una certa unità di business;
  • la competitività che la stessa unità di business ha in quel settore e che specifica se di questa potenzialità beneficerà l’impresa in oggetto o i suoi concorrenti.
In un certo senso, il posizionamento strategico è contemporaneamente causa e misura della probabilità dei risultati futuri.

Ma prima è necessario definire le unità di business
Ovviamente, precondizione per definire il posizionamento strategico è descrivere esattamente le unità di business in cui è impegnata una banca.
Altrimenti la potenziale di redditività e posizione competitiva saranno “sfilacciati” e non porteranno a individuare un posizionamento strategico significativo.

Poi è necessario specificare i cambiamenti necessari.
Per raggiungere un certo posizionamento strategico nel futuro è necessario specificare il posizionamento strategico attuale. Per inciso, noto che lo “scoprire” qual è il posizionamento strategico attuale permette di capire il “perché profondo” dei guai attuali del sistema bancario.
E le azioni da intraprendere devono attuare i cambiamenti necessari a conseguire il posizionamento strategico futuro. I cambiamenti non possono che riguardare il valore delle variabili che permettono di descrivere una unità di business. Di queste azioni è necessario specificare tempi e costi e modalità di controllo del realizzarsi.

Solo alla fine si può parlare di obiettivi raggiungibili.
I risultati raggiungibili saranno una conseguenza del posizionamento strategico raggiunto, dei costi e dei tempi per raggiungerlo.

Riassumendo, per convincere intorno ai risultati che si vogliono raggiungere, una banca dovrebbe fornire:
  • una definizione precisa delle diverse unità di business;
  • l’attrattività dei settori in cui operano, la loro posizione competitiva in essi e il loro posizionamento strategico attuale;
  • il posizionamento strategico che si intende perseguire e i cambiamenti nelle variabili, le diverse definizioni dei business che permettono di raggiungerlo. E, poi, ovviamente, i tempi e i costi necessari con le relative aree di rischio.

Quindi, Carige?
Come dicevo, il suo Business Plan è un documento solo di sforzi e risultati (è disponibile QUI). Gli sforzi sono certamente cambiamenti, anche importanti, ma non vi è nessun modo di capire il loro legame con i risultati.
Su questo blog illustrerò questa affermazione solo attraverso alcuni esempi.

lunedì 27 ottobre 2014

Stress test: reazione istituzionale o imprenditoriale?

di
Francesco Zanotti


Come possono reagire le due banche bocciate agli stress test?
Mi immagino due reazioni possibili.
La prima è quella che accadrà più probabilmente: la reazione istituzionale. E’ rappresentata dalle dichiarazione del Presidente di MPS: siamo disponibili a qualunque operazione. Intende ovviamente: operazioni sul capitale.
Ma ne esiste una seconda? Certamente sì! La definisco “imprenditoriale”. L’attuare questa reazione trasformerebbe veramente la banca in una impresa. In cosa consiste? Bene, ci sono nove mesi di tempo, allora le banche in oggetto progettino velocemente e propongano velocemente sul mercato nuovi sistemi di servizio che generino utili. Contemporaneamente mobilitino la loro organizzazione saltando tutte le burocrazie della formazione e del change management che impiegano anni per non sviluppare nulla e costano un botto.
Ovviamente mi si dirà che non è possibile. Certo se i Vertici delle Banche non rinnovano il sistema di risorse cognitive di cui dispongono non riusciranno certo a vedere i nuovi spazi di servizio, un nuovo ruolo sociale  e le nuove modalità di sviluppo delle organizzazioni. O arriveranno al massimo, alla stratosferica proposta di vendere anche frigoriferi.
Mi si obietterà ancora: ma ci sono solo nove mesi. Contro obietto: usando le nuove risorse cognitive disponibili, ma sconosciute nelle banche è possibile. E, poi, non è più dignitoso chiedere soldi agli azionisti per realizzare un grande piano di rivoluzione strategica, piuttosto che piagnucolando: mi hanno detto che mi manca il capitale, datemelo voi, ovviamente per continuare a fare banca come prima.
Concludo: ma come fanno le banche a capire gli imprenditori se non si decidono a provare a sperimentare la logica, la prassi e la cultura imprenditoriale? Continueranno a cercare di finanziare imprese che oramai si considerano istituzioni come loro.  E al prossimo stress test i bocciati saranno molti di più.



martedì 17 giugno 2014

Aumento di capitale Carige … Ma dove è il Progetto di Sviluppo?

di
Francesco Zanotti


Leggo stamattina sul Corriere della Sera la “sollecitazione di pubblico risparmio” da parte di Banca CARIGE dove si dice “Contribuisci al nostro sviluppo”. Sottoscrivendo, ovviamente, l’aumento di Capitale.
Contemporaneamente, leggo sul Sole24Ore l’articolo di Rossella Bocciarelli dove si riferisce dell’intervento di Carmelo Barbagallo, Capo della Vigilanza di Bankitalia ad un convegno organizzato dall’ABI dove sostiene, senza peli sulla lingua, che “E’ necessario che le banche rivedano modelli di business, linee strategiche, struttura organizzative, processi distributivi”.
Un cittadino avveduto non può che chiedersi: ma il progetto di Sviluppo di Banca Carige prevede questi cambiamenti? Di più, e più gravemente, ma dove è il Progetto di Sviluppo di Banca Carige? Con un’escalation finale di gravità: non è che il Progetto di Sviluppo di Banca Carige non esiste e i Vertici della Banca chiedono di sottoscrivere un aumento di capitale senza dire cosa se ne faranno dei soldi?


venerdì 20 settembre 2013

Rating Bancario e "Notte dell'Imprenditorialità"

di
Luciano Martinoli


Il Sole 24 Ore di oggi riporta un articolo sul declassamento del rating, l’ennesimo, di alcune banche italiane da parte delle agenzie di rating. Questa volta è il turno della Popolare di Milano e di Carige.
Quali sono i criteri, almeno relativi alle ultime due “vittime”, con i quali si è proceduto a questo giudizio negativo? Parrebbe, a detta degli autori dell’articolo, semplicemente singoli eventi. Sarebbe certamente interessante saperne di più, ma non è dato conoscere se questa lacuna informativa sia dovuta alle agenzie, che non motivano nel dettaglio le loro decisioni, o della stampa, che non le riporta.
In ogni caso ce ne è a sufficienza per porsi una domanda di fondo: quali sono i convincimenti di base delle agenzie di rating rispetto ai quali elaborano i criteri di giudizio? 
Detto in altri termini: quale è la loro visione del mondo?