"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

giovedì 12 dicembre 2013

Abbasso la competitività

di
Francesco Zanotti



“Chi non vuole economie competitive?” si chiede Leonardo Maisano sul Sole 24 Ore di oggi. Beh non so voi, ma io comincio a dire che l’espressione “economie competitive” non so cosa voglia dire. Mi piacerebbe che l’Autore dell’articolo cercasse di definire cosa vuol dire questa affermazione che, a suo dire, tutti condividono.
Se poi, per caso, volesse dire “economie dove le imprese cercano competitività”, allora dichiaro che non voglio questo tipo di economie. Non le voglio non per motivi “ideali”: è troppo cruda e brutale la ricerca della competitività, chi ci va di mezzo sono i più deboli e cose simili. Non le voglio perché la ricerca della competitività porta le imprese a perdere la capacità di produrre cassa e, quindi, a fallire. E trascinare nel fallimento le banche e la società tutta.

La competizione è una battaglia che si può solo perdere. Se anche un’impresa raggiungesse un differenziale di competitività sufficientemente alto da riuscire ad aumentare la sua capacità di produrre cassa (qualcuno mi deve spiegare come questo potrebbe essere possibile, però), immediatamente dopo i concorrenti pareggerebbero il conto. Grandi sforzi anche economici di tutti per finire ad essere costretti a giocare l’arma del prezzo che è davvero l’ultimo rifugio di coloro che non sono capaci di intraprendere nuove strade.

domenica 8 dicembre 2013

Le banche sono solide, ma le imprese soffrono

di
Francesco Zanotti


lo sostiene anche il FMI nel suo rapporto sulla stabilità del sistema finanziario italiano.

Ma, attenzione! La sofferenza delle imprese non la si allevia solo per via finanziaria. Ma soprattutto per via strategico-imprenditoriale. Si devono finanziare le imprese che hanno un piano di sviluppo alto e forte. E si devono “costringere” le imprese “pigre” a dotarsene. Questo compito, prima di stimolo e, poi, di valutazione, non può che essere fatto dalle banche. Che, prima, devono dotarsi di conoscenze e metodologie di strategia d’impresa avanzate.

martedì 3 dicembre 2013

Credit crunch e risorse cognitive 1

di
Francesco Zanotti


Ancora una volta il Sole 24 Ore denuncia il fenomeno del Credit Crunch. Ma le soluzioni latitano. Ci si limita a chiedere, superficialmente, più credito. E ci si dimentica di chiedersi: ma le imprese lo meritano questo credito? Si parla dello strumento dei mini bond, ma le aziende hanno progetti da farsi finanziare?
Da molto tempo proponiamo una soluzione “cognitiva” a questo problema. Riporto da un post passato: “La sfida è sulla qualità del progetto di sviluppo strategico che le imprese chiedono di finanziare. Un progetto che occorre aiutare le imprese a sviluppare e che i fornitori di risorse finanziarie devono imparare a valutare. Per far questo occorre buttare sul tavolo un insieme di nuove “risorse cognitive” che sono costituite dalle conoscenze e metodologie di valutazione strategica”.
Ora vogliamo inaugurare una serie di post che illustreranno quali risorse cognitive bloccano lo sviluppo e con cosa è necessario sostituirle.
La prima risorsa cognitiva da cambiare è l’ideologia della competitività.
Ricercare “competitività” è come essere allo stadio e guardare una partita. Gli spettatori sono seduti ed hanno una decente visione del campo. Ad un certo istante qualcuno inventa una mossa competitiva brillante: si alza in piedi. A seguito della sua mossa competitiva vede meglio, ma per tre secondi. Dopo quei tre secondi si alzano tutti e tutti vedono esattamente come prima. Tranne che sono più scomodi.
Se ci abbandoniamo alla illusione della competitività finiamo in una posizione scomodissima. Una sempre più feroce battaglia di prezzo che distrugge la capacità di produrre cassa di tutti coloro che competono.

L’alternativa? Il primo passo è quello di cercare di vedere i Segni dei tempi Futuri che stanno emergendo intorno a noi e che offrono mille suggerimenti per nuovi prodotti, servizi, modalità di produzione e di erogazione, un nuovo patto con la Natura. Questi Segni sono la materia prima per costruire nuovi progetti d’impresa. Perché la Associazioni Imprenditoriali non costruiscono e distribuiscono ai loro associati un “Libro Bianco dei Segni dei tempi Futuri”? Perché non lo fanno le Banche o le Camere di Commercio?

domenica 1 dicembre 2013

Imprenditorialità “intensa” o patrimoniale “forte”.

di
Francesco Zanotti


Intensa e forte: nulla che riguardi qualche decimo di percentuale.
Ci si deve rendere conto che o le nostre imprese riprendono a produrre cassa “intensamente”, attraverso una riprogettazione radicale del loro significato economico, sociale ed antropologico, oppure …
Troppo difficile? Allora spiego: se avete bisogno di aiuti per vendere (peggio: per sopravvivere), allora significa che avete perso senso economico, sociale ed antropologico. Se non cambiate radicalmente quello che producete e come lo producete, allora non ritornerete a produrre cassa.
E, in questo caso? Occorrerà una patrimoniale che sarà tanto forte quanto debole è stata la progettualità imprenditoriale. E’ inutile succhiare il sangue con continui stillicidi di mini aumenti sul guadagno della gente, quando il guadagno è destinato a calare tanto più intensamente quanto meno intensa sarà la progettualità imprenditoriale.

L’alternativa è secca: o progettualità imprenditoriale o una patrimoniale. Ambedue forti ed intense.

mercoledì 27 novembre 2013

I "Minibond": tra occasione strategica e banalizzazione finanziaria

di
Luciano Martinoli


I "Minibond" sono obbligazioni (titoli di debito) che, grazie alla disciplina della legge 134 del 2012, anche le aziende piccole  e medie, e non quotate in borsa, possono emettere. Per una descrizione più dettagliata ci si può riferire ai numerosi articoli che appaiono ormai quasi quotidianamente anche in rete.
Come tutti gli strumenti il minibond si presta sia a banalizzazioni, e pericolosi usi impropri, che a realizzare importanti opportunità. Purtroppo tutta la stampa, e anche molti operatori (banche, investitori e aziende), si sono appiattiti sull'interpretazione più semplice: un altro modo di accedere a finanziamenti erogati da soggetti non bancari.
Non è proprio così, o almeno non dovrebbe, e vediamo perchè.

domenica 24 novembre 2013

La conservazione impossibile e la conoscenza necessaria

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore il Direttore chiede al Presidente del Consiglio di cambiare radicalmente la legge di stabilità. Ma in che direzione? Cercare di ridurre le tasse (il cuneo fiscale) per rilanciare l’economia.
Purtroppo si tratta di un tremendo errore di prospettiva.
Lo è anche tecnicamente perché non si riuscirebbe a ridurre il cuneo fiscale in misura sufficiente per rendere rilevantemente competitivi i prezzi dei nostri prodotti. Perché ovviamente, il riferimento è alla competizione di prezzo. Una sola osservazione: a troppe PMI, abituate ad essere terziste di un unico cliente, nessuna riduzione del carico fiscale  permetterebbe di sopravvivere.
E’ un errore “sistemicamente” perché non vi è alcuna possibilità che riprenda questa economia nella misura che ci serve per riprendere lo sviluppo della qualità della vita. Nessuna riduzione di nessun cuneo fiscale genererà ripresa, occupazione. E da ultimo, ma non per importanza, servirà ad invertire la drammatica trasformazione dei crediti delle banche in sofferenze.
Non si riprenderà l’economia attuale perché il tipo di prodotti di questa economia interessa sempre meno, perché l’utilizzo di energia e materie prime che comporta il produrli è insostenibile. Perché le organizzazioni di queste imprese tendono ad essere sempre più inumane. E per mille altre ragioni che non vengono mai neanche citate.
Mi si può obiettare: ma riducendo il cuneo fiscale si liberano le risorse che servono per costruire innovazione. No! Le ragioni che ho citato prima portano a pensare che la riduzione del cuneo fiscale non libererà alcuna risorsa. Coltiverà solo l’illusione di un paradosso: che la conservazione dell’attuale economia (cercare di vincere battaglie di prezzo è conservare) possa generare una nuova economia.

Esiste la via della conoscenza. Ma l’abbiamo ridotta a oggetto da esposizione …