"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

sabato 10 maggio 2014

Aspettando il 28 maggio. Quale futuro possono leggere i giovani?

di
Francesco Zanotti


Prendete tutti i progetti di Futuro (banalmente definiti “Business Plan”) delle imprese più importanti di questo Paese: le Società degli Indici FTSE MIB e STAR della Borsa Italiana. Metteteli insieme in un Libro. Datelo ai giovani e dite loro: questo è il futuro che ci proponiamo di lasciarvi in eredità. Vi troverete un cammino verso un nuovo Rinascimento …

Ecco forse è meglio di no … quel Libro non sarebbe pieno di futuro …

giovedì 8 maggio 2014

Aspettando il 28 maggio … Esaminiamo il Piano FIAT Chrysler

di
Francesco Zanotti


Purtroppo sono d’accordo con gli scettici. Anche se  per ragioni radicalmente diverse.
Io non ho letto il Piano FIAT Chrysler. Quindi sono pronto a ricredermi se quello che indicherò come mancante (e che rende impossibile la realizzazione del Piano) poi nel Piano ci fosse. Ma dalla osservazione dei media emerge che al Piano presentato mancano tre elementi essenziali che ne pregiudicano la realizzabilità.
Infatti, ci sono i modelli, gli stabilimenti gli obiettivi. Ma mancano il mercato e l’organizzazione le persone.
Mi spiego.

Innanzitutto il mercato. Si formeranno mercati radicalmente nuovi e saranno frutto di processi emergenti. Intendo dire: si stanno scatenando processi che faranno emergere una nuova visione del trasporto sia personale che collettivo che sarà concretizzata in prodotti radicalmente diversi che saranno rappresentati da nuovi marchi. Una strategia che punti sui marchi esistenti è destinata al fallimento. La sfida è avviare e governare i processi emergenti del mercato.

Poi l’organizzazione. Quello che farà o meno il successo del Piano saranno i comportamenti concreti delle persone. Questi comportamenti fanno emergere una organizzazione informale che può essere finalizzata a far funzionare l’organizzazione formale (i processi produttivi e di vendita nel modo migliore possibile) o può essere un gigantesco freno.  Ancora una volta processi emergenti che richiedono opportune pratiche di governo perché se lasciati “da soli” non possono che generare una organizzazione informale disordinata.

Riflettendo su mercato ed organizzazione emerge un sfida di fondo: ma come si governano i processi emergenti? Quali filosofie e metodologie di Governo servono?
Di queste filosofie e metodologie di governo il mondo intero dell’automobile non sa praticamente nulla. Questo significa due cose. La prima è che il primo produttore che adotterà queste nuove filosofie e metodologie sbaraglierà gli avversari. Il secondo che FIAT Chrysler ha implicitamente dichiarato (non facendone menzione) che questo non è una sfida di suo interesse. Quindi questo produttore non sarà FIAT Chrysler.

Da ultimo: all’origine dei processi emergenti ci sono le persone.

Esse sono dotate di sistemi cognitivi che condizionano il pensare, il dire e l’agire. Anche il top management è condizionato dalle risorse cognitive di cui dispone. Se un Piano non prevede, come suo elemento costitutivo, una azione di sviluppo del patrimonio di risorse cognitive di tutti (ma del top management in particolare), anche se usasse le più avanzate metodologie di Governo, non approderebbe a nulla. 

mercoledì 7 maggio 2014

Chi fa anche i minibond... precisazione di CRIF Rating agency

di
Francesco Grande


Riceviamo, e con piacere pubblichiamo, un commento del Dott. Francesco Grande di CRIF Rating Agency all' articolo stampa apparso dopo la pubblicazione del nostro I rapporto sui minibond emessi al 14 Febbraio

Va fatta chiarezza su un punto molto importante: il Documento di Ammissione, su cui è stata imperniata l’analisi, non è l’unico documento pubblico disponibile agli stakeholder ma ad esempio – in presenza di un bond con rating pubblico – vengono pubblicati sul sito dell’Agenzia di Rating sia un comunicato stampa che un rating report all’interno del quale è possibile trovare informazioni accurate sul posizionamento competitivo dell’impresa, posizionamento strategico, previsioni economiche patrimoniali e finanziarie etc. Informazioni – pubbliche ribadiamo - che per i potenziali investitori assumono un’importanza almeno pari a quelle contenute nel Documento di Ammissione.
Ci chiediamo come sia possibile non tener conto di tutto ciò in uno studio così corposo e circostanziato. E soprattutto come sia possibile attribuire ai minibond quotati sull’Extramot PRO ed accompagnati da un rating pubblico  (Filca, Iacobucci, JSH) una valutazione in termini di ‘trasparenza finanziaria’ bassa come e talvolta addirittura di più degli altri minibond unrated.
E’ vero che le ‘mini-obbligazioni’ con rating rappresentano ad oggi la percentuale non preponderante dei titoli quotati sull’ExtraMot Pro; è vero anche, tuttavia, che non si rende giustizia a questo nuovo importante segmento di mercato se ne vengono evidenziati elementi di opacità anche quando, al contrario, il livello di informativa pubblica sull’azienda emittente è ben più alto degli standard, e ciò è reso possibile anche grazie al rating”.
Francesco Grande
Marketing & Business Development Director


Continuiamo il dialogo
di
Luciano Martinoli



Precisiamo che vi sono state alcune incomprensioni, amplificate dall'articolo della stampa ma specificate nel rapporto, riguardo le scelte metodologiche e la natura delle fonti della nostra ricerca.
Riguardo la natura si è scelto di raccogliere gli elementi da valutare da "documenti pubblici" intendendo per "pubblici" non quelli semplicemente disponibili a chiunque ne avesse fatta ricerca ma da fonti "pubbliche": Consob, Borsa Italiana. 
La scelta metodologica del "Documento di Ammissione" è inoltre dettata dall'esigenza di disporre di documenti dal formato omogeneo e, sopratutto, disponibili per tutte le emittenti, e non solo per le tre per cui era disponibile il rating. Ciò ci ha permesso di effettuare il confronto, oggetto del rapporto, e consentire valutazioni trasversali.
Rimane incomprensibile, ma di ciò va fatto addebito alle emittenti, la povertà di contenuti e indicazioni strategiche nei Documenti di Ammissione anche in presenza dei Business Plan e di conseguenti Rating pubblici. 
Questo ultimo punto, come gli altri e il rilievo fatto dal Dott. Grande, evidenzia ancora una volta come il tema della progettualità strategica, e il documento che lo descrive (Il Business Plan), siano purtroppo  tenuti in bassa considerazione dalle aziende. Esso è visto soltanto come un mero adempimento burocratico e non come oggetto dell'emissione  e, ancora più grave, non viene considerato come il progetto di futuro dell'azienda, di cui tutte dovrebbero disporre indipendentemente dalla volontà di operazioni finanziarie.

martedì 6 maggio 2014

Preparando il 28 maggio: nessun progetto di futuro!

di
Francesco Zanotti


E’ inutile insistere: il sistema imprenditoriale italiano non ha voglia di un futuro diverso dal passato. Nella maggioranza, le imprese stanno aspettando che qualche Governo Magico riesca a cambiare il mondo in modo che esse possano tornare a guadagnare come prima, facendo le stesse cose di prima.
Non ci credete? Allora date una occhiata ai Progetti di Futuro delle imprese (ai loro Business Plan): quando ci sono, sono semplici budget che descrivono come si spera andrà l’impresa dopo che qualche Governo Magico sarà riuscito a fermare il tempo sulle ore del passato.
Volete una verifica? Chiedete ad un imprenditore cosa, secondo lui, deve contenere un Progetto di Futuro (un Business Plan). Non lo sa!
E questo non vale solo per le famose PMI. Vale soprattutto per le imprese maggiori, per le banche, le assicurazioni etc.
Ma forse davvero può arrivare un Governo Magico … Ovviamente no! Avremo un futuro di sviluppo solo se costruiremo una nuova economia ed una nuova società. E questo costruire può partire solo dal basso costruendo imprese che offrano prodotti (o eroghino servizi) radicalmente diversi, producano e distribuiscano altrettanto diversamente, abbiamo un rapporto co-evolutivo con la Natura.
Ma come si fa a ricostruire una voglia matta di un futuro diverso dal presente? Parleremo di tutto questo il 28 maggio.

venerdì 2 maggio 2014

Ricordando Emilio Riva

di
Francesco Zanotti


Sul Sole 24 Ore in edicola il 1° maggio Antonio Gozzi (Presidente di Federacciai) commemora Emilio Riva da poco scomparso. Ne racconta i successi e l’amarezza profonda per come questi successi si sono trasformati in quella che Riva riteneva essere una vera e propria persecuzione.
Ovviamente il massimo rispetto sia per l’uomo che per l’imprenditore. Ma la sua storia (la gloria e la caduta) mi sembra un ologramma della storia del nostro sistema imprenditoriale.
E’ importante capire le ragioni che hanno causato la caduta per eliminarle e tornare a costruire sviluppo. Le ragioni attengono all'insufficienza delle risorse cognitive (degli imprenditori e, generalizzando, di tutta una classe dirigente), la soluzione consiste nel fornire nuove risorse cognitive agli imprenditori e a tutta la classe dirigente.

Mi spiego. Quando una impresa ha successo, significa che l’imprenditore è riuscito a sviluppare un Progetto di Futuro nel quale si sono riconosciuti (e, quindi, hanno accettato di partecipare a realizzarlo) un vasta coalizione di persone ed attori, interni ed esterni all'impresa. Per sviluppare questo progetto l’imprenditore ha usato tutte le risorse cognitive di cui disponeva “spontaneamente”. Un insieme di modelli per leggere e comprendere le persone, i mercati e la società.
Ora, il mondo non si ferma. Le persone, i mercati, la società cambiano. Meglio: evolvono. Purtroppo le risorse cognitive dell’imprenditore, no! E non è colpa sua. Non esistono sforzi né del Pubblico né del privato, per consentirgli di, continuamente, aumentare le armi cognitive di cui dispone per fare evolvere il suo progetto insieme alla società. Di più: per diventare il motore di sviluppo della società. Per far sì che il suo progetto sia costantemente un ologramma “etico ed estetico) della società futura.
Ed allora l’imprenditore non riesce neanche a vedere i cambiamenti delle persone, dei mercati delle società come occasione preziosissima di evoluzione del proprio Progetto di Futuro. Se ne accorge solo quando questi si manifestano come minacce al suo progetto originario di impresa. E la sua reazione è difensiva (qualche volta aggressiva), fino alla disperazione.
E’ un grave delitto perpetrato da tutti coloro che dovrebbero garantire all'imprenditore un continua possibilità di aggiornamento di “modelli di pensiero”. Soprattutto di quei “modelli di pensiero strategico” che sono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.
Il delitto è perpetrato con una aggravante: si spinge l’imprenditore ad una visione “minimalista” della conoscenza. Non gli si dice che la conoscenza è una miniera di modelli di pensiero che sono la sua arma progettuale fondamentale per costruire il futuro. Gli si dice che la conoscenza nobile proprio perché è esterna all'impresa. Che deve sponsorizzare per farsi perdonare il fatto che guadagna.
Il Cavalier Riva non si è dotato (soprattutto per colpa di coloro che avrebbero dovuto aiutarlo a farlo) delle risorse cognitive adatte a fare evolvere il suo progetto industriale. E così, piano piano, esso è diventato estraneo sia alla natura che alla Società.


Amici, la via dello sviluppo è solo è soltanto la via della conoscenza. La via dello sviluppo delle imprese è nell'utilizzo, a fini progettuali, delle più avanzate conoscenze e metodologie di strategia d’impresa.

mercoledì 30 aprile 2014

Il “punto cieco” delle Banche

(e non solo delle Banche…)
di
Luciano Martinoli


Il “punto cieco” è una zona della retina dove le immagini non vengono catturate;  un punto all’interno del campo visivo, facilmente individuabile, nel quale anche se vi è un oggetto non viene visto dall’occhio. Ogni essere umano ha il suo “punto cieco”.

L’analisi del ilSole24ore di oggi è sui tassi minimi dei Btp. Di questa favorevole situazione, però, se ne beneficia solo lo Stato e non le Banche, le imprese e le famiglie per i motivi per descritti nell’articolo. 
Al termine della disamina di questa situazione viene riportato il punto di vista delle Banche attraverso le dichiarazioni del dott. Valli, Chief Eurozone Economist di UniCredit Research.

Il costo del denaro per le imprese italiane e in particolar modo per le Pmi resta elevato- spiega l’economista-perché risente di altri fattori: …di crisi strutturale del modello di business di una parte rilevante delle imprese italiane" .
Il “punto cieco” in questione delle Banche, ma come dicevamo all’inizio anche della politica, degli investitori, e di tutti gli stakeholder, è che questo non viene “visto” come problema della Banca ma come una situazione esterna al suo dominio di competenza di cui sente però gli effetti negativi. Come se il palo ci fosse, ci sbatto contro, mi faccio male perché non l’ho visto e... continuo a non vederlo e sbatterci contro.