"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

venerdì 20 settembre 2013

Rating Bancario e "Notte dell'Imprenditorialità"

di
Luciano Martinoli


Il Sole 24 Ore di oggi riporta un articolo sul declassamento del rating, l’ennesimo, di alcune banche italiane da parte delle agenzie di rating. Questa volta è il turno della Popolare di Milano e di Carige.
Quali sono i criteri, almeno relativi alle ultime due “vittime”, con i quali si è proceduto a questo giudizio negativo? Parrebbe, a detta degli autori dell’articolo, semplicemente singoli eventi. Sarebbe certamente interessante saperne di più, ma non è dato conoscere se questa lacuna informativa sia dovuta alle agenzie, che non motivano nel dettaglio le loro decisioni, o della stampa, che non le riporta.
In ogni caso ce ne è a sufficienza per porsi una domanda di fondo: quali sono i convincimenti di base delle agenzie di rating rispetto ai quali elaborano i criteri di giudizio? 
Detto in altri termini: quale è la loro visione del mondo?

domenica 15 settembre 2013

Previsioni … se non la smettiamo di conservare

di
Francesco Zanotti

Non è vero che le previsioni non sono possibili. E’ possibile prevedere quello che accade se si insiste nel conservare. Cosa significa insistere nel conservare? Significa ricercare competitività e non cambiare il sistema di risorse cognitive di riferimento.
Dunque se si continua a cercare competitività e non si cambia il sistema di risorse cognitive di riferimento accadrà …
Prima puntata .. brevissima
Accadrà che una parte consistente del nostro sistema industriale (diciamo introno al 30%) scomparirà nel giro di un anno. Questo comporterà un aumento insostenibile della disoccupazione e delle sofferenze delle banche. Occorreranno interventi dello Stato di dimensioni mai viste.
Previsione da sfatare usando nuove risorse cognitive che genereranno una nuova progettualità imprenditoriale e permetteranno alle banche di valutare la progettualità delle imprese che oggi non è considerata in nessun sistema di rating.

Quali nuove risorse cognitive? Le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.

giovedì 12 settembre 2013

Ingenuità strategiche

di
Francesco Zanotti


… o sciocchezze pericolose? Decida il lettore. Il tema riguarda la competitività. In particolare, quel pezzo di competitività che è il costo del lavoro per unità di prodotto.
Viene considerata una priorità il ridurlo. Solo, si dice, diminuendo il costo del lavoro per unità di prodotto si riesce a diventare più competitivi.
Allora prendiamo il vero ed inevitabile obiettivo di fondo: aumentare la capacità delle imprese di produrre cassa. La riduzione del costo del lavoro deve portare ad aumentare la capacità di produrre cassa. Altrimenti non serve a nulla.
Bene, nessuna riduzione ragionevole del costo del lavoro porta ad un aumento dei flussi di cassa.
Ridurre il costo del lavoro non porta neanche a vendere di più perché mentre noi si riduce, gli altri non stanno a guardare: cercano di diminuire anche loro. E si innesca una battaglia di costi e prezzi che non aumenta, ma diminuisce la capacità di produrre cassa. Di più: si attiva anche una stretta cognitiva. Tutti pensano solo a come far funzionare meglio le imprese di oggi e nessuno pensa a progettare le imprese di domani.
Se poi qualcuno chiede dove si prendono i soldi per ridurre, ad esempio, il cuneo fiscale, ci si sente rispondere che si può attivare una dura Spending Review. Ma, domanda ingenua: visto che la spesa pubblica fa parte del PIL, non è che, se lo Stato spende meno, si riduce il PIL?

Auguri Italia.

lunedì 9 settembre 2013

Telecom e il cannibalismo industriale

di
Luciano Martinoli


Il 13 ottobre 1972  un aereo che trasportava una squadra di rugby uruguyana, insieme ad amici e parenti, si schiantò sulla cordigliera delle Ande ad oltre 3600 metri di altitudine, su una spianata di neve. I 16 sopravvissuti, terminate le poche scorte alimentari e dopo accese discussioni tra di loro, presero una decisione inevitabile per la loro sopravvivenza: cibarsi dei cadaveri dei loro compagni morti, seppelliti nella neve. Fu una forma di cannibalismo, forzata dagli eventi, che permise loro di sopravvivere fino al Natale di quello stesso anno, data in cui i soccorritori riuscirono a trovarli e salvarli. Per quanto dolorosa fosse la decisione, alternative non ve ne erano: fuori la carcassa della fusoliera, che servì loro da rifugio, non vi era altro che neve e rocce, nulla dunque che potesse sostentarli.

Recentemente le grandi aziende nel settore delle telecomunicazioni (Vodafone-Verizon, Microsoft-Nokia, ecc.), con la nostra Telecomitalia nel ruolo di preda, ritengono di essere nelle stesse condizioni e stanno adottando un comportamento identico. Il cannibalismo industriale ha però due differenze fondamentali rispetto a quello praticato dai superstiti delle Ande, anche se li accomuna la necessità (presunta, nel caso industriale) di sopravvivenza.

venerdì 6 settembre 2013

Stanno battendo moneta, ma poca!

di
Francesco Zanotti


Come tutti stanno verificando le grandi banche centrali stano battendo moneta. Per carità, non lo dicono così esplicitamente e garantiscono che sarà per poco. Ma oramai lo considerano indispensabile per non aggravare la crisi e, forse, per uscirne.
Ecco io credo che lo facciano in misura largamente insufficiente. Se pensiamo che non si debba tornare al baratto, allora occorre che la massa monetaria sia equivalente al valore delle cose che secondo noi hanno un valore. A mano a mano che aumentiamo le cose che hanno valore, è necessario aumentare della stessa misura la massa monetaria, altrimenti si formano e scoppiano le bolle finanziarie. Infatti, se si creano nuove attività, come le attività finanziarie, esse hanno senso solo se esiste moneta che corrisponde al valore che ad esse assegniamo. Se non esiste moneta sufficiente, per un po’ nessuno dice nulla, ma poi arriva il “pierino” che si fa la domanda: "ma queste attività che hanno un certo valore possono essere scambiate per moneta?" E scopre che la risposta è negativa. Allora si decide che quelle attività non hanno più il valore che era stato dichiarato e scoppia la bolla.
Provo anche a spiegarmi in un altro modo. O decidiamo che alcuni prodotti delle attività umane non hanno valore oppure fabbrichiamo moneta sufficiente per rappresentare questo valore. Tertium sono le bolle e il blocco degli scambi.
In sintesi, stiamo decidendo che una risorsa che fabbrichiamo noi, la moneta, deve essere scarsa. E questo distrugge il valore di quello che facciamo.
L’unica cosa più assurda è quella di non usare del tutto, anzi assegnare ad essa valore zero, all'altra risorsa che fabbrichiamo noi e che è ancora più preziosa: la conoscenza.


mercoledì 4 settembre 2013

Competitività e produttività sono controproducenti. Seconda lettera aperta a Guido Gentili


Egregio dottor Gentili,

forse nella tranquillità delle vacanze il rumore è più forte. Forse è questa la ragione per la quale non ho ricevuto risposta alla lettera aperta a Lei indirizzata, che ho pubblicato sul nostro blog il giorno 23 agosto e che Le ho inviato  personalmente per conoscenza. Ecco il link: http://imprenditorialitaumentata.blogspot.it/2013/08/competitivita-e-produttivita-sono.html
Mi rendo conto di proporre idee non consuete ed opposte alle Sue: le sfide oggi considerate da Lei rilevanti (competitività e produttività), sono, invece, banali. Anzi, fuorvianti rispetto alla sfida fondamentale alla quale ci troviamo di fronte: attivare una nuova progettualità economica, sociale, istituzionale, politica  culturale.
Contemporaneamente, però, sono certo che le mie idee siano culturalmente non banali. Fondate su ambiti di conoscenze rilevanti, pertinentissimi, ma che Ella non considera minimamente. Mi riferisco alle conoscenze e alle metodologie di strategia d’impresa, alle conoscenze sistemiche ed all'insieme delle conoscenze psicologiche, sociologiche ed antropologiche. Non cito riferimenti perché le conoscenze di strategia d’impresa le saranno certamente note visto che tratta delle strategie delle imprese. Non cito altri riferimenti perché, immagino, le siano ugualmente noti.
Perché non considera le mie idee, almeno per la autorevolezza delle fonti a cui si ispirano, meritevoli di commento? Glielo chiedo a nome mio e dei frequentatori del blog che costituiscono sia un pubblico qualificato che, anche, non esiguo.
La ringrazio se vorrà dare seguito a questa mia seconda lettera aperta il cui obiettivo è quello di riuscire a scatenare riflessioni, dibattiti e proposte diverse, visto che quelle attuali, oltre che culturalmente ingiustificate, sono (e non è un caso) praticamente inefficaci
Suo

Francesco Zanotti