"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

venerdì 8 novembre 2013

Non ci sarà mai una crescita uniforme

di
Francesco Zanotti


Donato Masciandaro sul Sole di oggi in prima pagina parla dell’abbassamento dei tassi operato dalla BCE. Egli sostiene che la BCE continuerà ad adottare politiche espansive fino a che non vi sarà evidenza di una robusta ed uniforme crescita economica.
Bene, una crescita uniforme non ci sarà mai. Vi sarà una crescita a macchia di leopardo. Molte imprese non potranno sopravvivere (molte di più di quelle che sono già scomparse). Altre si trasformeranno radicalmente. Ne nasceranno di nuove. La discriminante sarà un Progetto Strategico alto e forte. Avrà ”fortuna” chi se ne doterà. Non sopravvivrà chi non se ne doterà. La “somma” delle imprese che sopravvivranno formerà un sistema industriale ed economico radicalmente nuovo.
Il problema di fondo è che oggi domina ancora la cultura della stabilità che sta perdendo sempre più di senso. Vi sono solo processi di evoluzione continua che diventano sempre più veloci e intensi. Governare l’economia non significa cercare di generare stabilità, ma governare processi autonomi di evoluzione.


martedì 5 novembre 2013

Lettera aperta al Direttore Generale Banca d'Italia

(Dott. Salvatore Rossi dopo l'intervento a Genova al convegno 
"Chi ha rubato il futuro ai giovani"?)
di
Luciano Martinoli
e
Francesco Zanotti


                                                                                           

Egregio Direttore

Abbiamo letto con grande interesse le sue affermazioni circa l’esigenza di una più efficace valutazione del merito del credito come fondamento di un nuovo rapporto tra banca ed impresa. Ci permettiamo di farle pervenire, a questo proposito, una prospettiva inedita ed una proposta.

La prospettiva inedita: il ruolo delle risorse cognitive.
Si potrebbe immaginare che l’esigenza da Lei espressa possa essere soddisfatta usando le attuali metodologie di valutazione in modo più attento, con più competenza. Forse anche con più passione sociale e civile.
Ma noi crediamo che questa via, se pur necessaria, rischia di non essere in alcun modo soddisfacente. Per una ragione ed una meta ragione.

lunedì 4 novembre 2013

Non andiamo lontano a cercare le cause della crisi

di
Francesco Zanotti


Altro che crisi finanziaria. E’ una crisi da ignavia e ignoranza. Vi racconto come di prassi il peccato non il peccatore. Ma il peccatore è “grosso”. E rende il peccato (già grave di suo) paradossale.
Dunque immaginate una istituzione importante e il Responsabile di una certa modalità di finanziamento alle imprese. Sua osservazione: “Ah certo noi seguiamo le imprese nel cercare di ottenere questa modalità di finanziamento. Le aiutiamo a redigere il Business Plan, ma ovviamente non ci addentriamo nello sviluppare Piani Industriali … “.
Cosa? Ad una istituzione che deve finanziare una impresa proponete un Business Plan che non dice nulla della dimensione industriale dell’attività dell’impresa stessa? Ma non è questa attività industriale che genera soldi? E se un Business Plan non descrive l’attività industriale di una impresa ( .. ovviamente manifatturiera), cosa diavolo contiene il Business Plan?
Ve lo dico io! Contiene una descrizione general generica dell’impresa fondata su una strumentazione banale del tipo “SWOT Analysis”. E poi i numeri. Tutti saltano la parte di descrizione e guardano solo i numeri. Ovviamente parliamo dei numeri futuri perché chi finanzia una impresa è interessato ai numeri che produrrà l’impresa nel futuro. E come si fa a capire se i numeri sono probabili o sono sogni? Non certo dalla descrizione dell’impresa. Si prende un esperto di settore, che generalmente è un manager che ha lavorato in quel settore nel passato. E che ha dello stesso settore una visione del passato.
Risultato? Lo lascio immaginare nella speranza che i soldi che vengono veicolati in questo modo alle imprese non siano a rischio dei risparmiatori.
Non andiamo lontano a cercare le cause della crisi. Sono tra di noi.


sabato 2 novembre 2013

Abenomics e se …

di
Francesco Zanotti


Ma è giusta o no l’Abenomics? Sembra funzionare, ma non aumentano consumi ed investimenti. Ed allora?
Allora forse ne manca un pezzo: quello più importante. Il fatto che nonostante tutti gli incentivi non aumentino i consumi può anche significare che si sta perdendo interesse alle cose che vengono prodotte. Il fatto che nonostante gli incentivi non si investa può significare che le aziende non trovano progetti interessanti.
A me sembra davvero che l’economia riprenderà quando appariranno nuovi progetti per nuove imprese che producono cose completamente diverse in modo altrettanto diverso. Per riuscirci occorre diffondere conoscenze e metodologie di progettualità strategica. La conoscenza prima dei soldi, altrimenti non si sa a cosa possano servire.


venerdì 1 novembre 2013

Il Piano delle Poste per Alitalia

di
Francesco Zanotti


Noto sul Sole 24Ore di oggi: Le Poste varano il piano Alitalia. Bene, lo leggo. Ma non parla di nessun Piano per l’Alitalia. Si tratta del Piano che le Poste hanno su Alitalia. Ed è fatto di tre sole parole: entriamo nel capitale … Ovviamente senza che Alitalia disponga di un Progetto Strategico da valutare per decidere se entrare o meno. Si chiama nazionalizzazione selvaggia.

giovedì 31 ottobre 2013

I minibond: non farsi mantenere, ma rilanciare il Paese

di
Francesco Zanotti


Nell'affrontare l’opportunità dei minibond, il confronto è tra chi pensa che occorra far sopravvivere le imprese attuali (almeno la loro) mantenendole lo stesso, nonostante la loro perdita di capacità di generare cassa. E, conseguentemente, pensa che i minibond siano una ulteriore via, sperabilmente meno ardua, di finanziamento della sopravvivenza.

E tra, chi invece, pensa che i minibond siano una occasione perché le imprese di dotino di un nuovi Progetti Strategici, alti e forti che le trasformino radicalmente. E, conseguentemente, pensa che attraverso i minibond si può cominciare a finanziare la costruzione del futuro, non la sopravvivenza del presente …

Noi stiamo dalla parte dei secondi. Crediamo che stiano dalla stessa parte anche le banche.
In sintesi, imprenditori, non cercate qualcuno che vi raccomandi presso le banche o imponga loro di farvi sopravvivere. Datevi da fare a progettare un futuro che, per realizzarsi, dovrà essere radicalmente diverso dal presente.