"Se gli uomini non nutrono un ideale in un mondo migliore perdono qualcosa.
L'umanità non potrebbe funzionare senza le grandi speranze, le passioni assolute."
Eric J. Hobsbawm

martedì 23 maggio 2017

Rapporto banche impresa: valutare gli elementi qualitativi. Ma …

di
Francesco Zanotti

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… ma quali sono questi elementi qualitativi da valutare e come fare a valutarli?

Oramai tutti stanno chiedendo alle banche di valutare il merito di credito delle imprese al di là dei numeri. Tutti stanno chiedendo alle banche di valutare gli “elementi qualitativi” delle imprese. Purtroppo nessuno dice quali siano e come vadano valutati.
Proviamo ad indicarne alcuni. Sono certamente rilevanti gli elementi soft dell’impresa: dai valori alle competenze, alla cultura e al clima. Ma anche la sua sostenibilità, la sua Governance, la qualità del management e la propensione all’innovazione. Ora questo è un elenco parziale: occorre allora trovare tutti gli elementi qualitativi necessari. E poi spiegare come si misurano tutti questi elementi e come si mettono insieme le misure per capire quale sarà la capacità futura di generare cassa delle imprese.
Chi ha una proposta sul come fare? Noi ce l’abbiamo, ma c’è qualcuno interessato ad ascoltarla?

sabato 20 maggio 2017

I capitali? Non a tutte le pmi, ma a quelle "brave"

di
Luciano Martinoli



I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono degli strumenti finanziari composti da titoli di aziende italiane medio piccole che, mantenuti per 5 anni, consentono di essere totalmente detassati. Grazie a questo vincolo, finalmente una parte del risparmio italiano potrà arrivare alle piccole e medie imprese nazionali per finanziare, si spera, i loro progetti di sviluppo. Dal lancio di questo strumento sono stati raccolti svariate centinaia di milioni di euro, dando soddisfazione al Ministero delle Finanze, che l’ha promosso, e agli intermediari finanziari che stanno effettuando la raccolta. 

Gli indici azionari dove sono quotate le aziende minori, AIM ma anche STAR, già stanno beneficiando di questo afflusso di risorse registrando un aumento percentuale importante da inizio anno. Già si intravede addirittura la possibilità di una scarsità di “materia prima”, alla quale gli operatori progettano di porre rimedio invitando ed aiutando le aziende non quotate ad andare in borsa.
E’ l’impegno, ad esempio, di Mediolanum che in un recente evento di presentazione della sua proposta PIR ha annunciato, tramite il suo AD Massimo Doris, che le molte aziende ed imprenditori loro clienti verranno messi “in contatto con strutture specializzate che organizzeranno la loro quotazione”.

Anche Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Ministero delle Finanze, ha auspicato la possibilità di “trovare degli strumenti affinché tutta questa liquidità arrivi anche alle società meritevoli non quotate” e, in un'altra occasione, aggiunge “devono arrivare capitali non a tutte le pmi, ma a quelle brave”.
Dunque tutti a caccia di pmi “brave” e “meritevoli”, ma...chi lo decide? E come?

mercoledì 17 maggio 2017

La Ferrari sta andando malissimo perché le tasse sono troppo alte

di
Francesco Zanotti

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Occorre diminuire il cuneo fiscale altrimenti non riuscirà a vincere né il Campionato Piloti né quello Costruttori. E non riuscirà più a fare le auto più veloci del mondo!

Ovviamente si tratta stupidaggini. Innanzitutto la Ferrari non va male. Poi continua a fare auto che sono miti ricercati e strapagati. E il vincere in Formula 1 è frutto di un mix di tecnologia, conoscenze, uomini ed organizzazione del tutto unico. Il cuneo fiscale non c’entra nulla!
Mi si dirà: c’entra per le altre imprese che non sono come la Ferrari. Certo, ma c’entra proprio perché non sono come la Ferrari. C’entra tanto più quanto più le imprese non hanno alcun mix unico di tecnologie, conoscenze, uomini ed organizzazione.
Che fare, quindi? Innanzitutto rivelare alle imprese che il chiedere aiuti ambientali (come la riduzione del cuneo fiscale) è solo una cura sintomatica. Ed è una cura della quale occorrerà continuamente aumentare le dosi.

Voglio dire: per carità riduciamo pure il cuneo fiscale, ma diciamo chiaro e forte alle imprese che la via maestra è quella percorsa dalla Ferrari: partire da un sogno (fare le auto più veloci del mondo) e realizzare il sogno creando insieme mix unico di tecnologie, conoscenze, uomini ed organizzazione. 

lunedì 15 maggio 2017

Banche: proposte invece di baruffe chiozzotte

di
Francesco Zanotti

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Accanto agli scenari complessivi proposti dal Prof. Vitale e dal Prof. Minenna aggiungiamo la nostra proposta: le cose che una banca può fare subito per costruire una nuova redditività … E’ un vero peccato che non se ne parli mai. Ma si preferiscono stucchevoli baruffe chiozzotte come quelle su Banca Etruria. E sapete perché? Non perché siano temi decisivi, ma perché solo di quelli si sa parlare …

Riceviamo dal Prof. Vitale un incoraggiamento che ci fa piacere per l’autorevolezza professionale ed etica della persona.

Grazie per il commento al mio paper sulle banche. Sono totalmente d’accordo sulle Vostre tre proposte, tutte essenziali. Cordiali saluti Marco Vitale.

Ed allora ecco le nostre tre proposte che ogni banca potrebbe e dovrebbe mettere in atto da subito.

La prima: occorre che le banche sviluppino nuove competenze di valutazione del merito del credito, fondate su “ragionamenti” strategici, che sono gli unici che riguardano il futuro.
La seconda è che devono offrire servizi di progettualità strategica per rilanciare la nostra imprenditorialità. Così facendo aggiungono alla intermediazione finanziaria una “intermediazione cognitiva” riducendo così i rischi del “prestare” e, contemporaneamente, aggiungendo ricavi da nuovi servizi.
Come scrivevamo questi obiettivi sono raggiungibili se le banche si dotano di conoscenze e metodologie avanzate di strategia d’impresa di cui sono totalmente prive.
Vi è una terza cosa da fare: evitare di innescare drammatici processi di cambiamento che generano solo resistenze e frustrazioni. Li innescano ancora una volta per mancanza di conoscenza. Sono legate a miti manageriali (leadership, motivazione, talenti et similia) che le scienze umane e naturali hanno abbondantemente sbugiardato.

Purtroppo le banche non ci sentono. Se date una occhiata ai loro Piani strategici non si dice nulla di nuove competenze valutative, di nuovi sistemi di servizi di progettazione strategica, di diversi processi di cambiamento.
E non ci sentono perché non sanno sentire: non riescono a rendersi conto che il loro futuro sarà costruito più con risorse di conoscenza che di capitale finanziario.
Ovviamente questo discorso vale anche per la Banca d’Italia che non può esimersi anch’essa dall’acquisire le nuove conoscenze che servino per fare emergere il sistema bancario del futuro.


venerdì 12 maggio 2017

Il nuovo documento “To whom who might concern”: La strategia è una scelta filosofica

di
Francesco Zanotti

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La strategia non è una scelta obbligata dall’ambiente esterno all’impresa. E’ una scelta cognitiva profonda, che definisco filosofica. Poi viene giustificata come “imposta”, ma non è vero: le imprese possono fare la scelta che voglio. Solo devono essere consapevoli delle conseguenze … Riportiamo qui il testo, prima di renderlo disponibile come .pdf.


Ogni progetto strategico è ispirato, spesso inconsapevolmente, ma sostanzialmente, non su di un calcolo economico, ma su di una scelta filosofica a priori.
E’ solo all’interno di questa scelta che poi si fanno calcoli economici.
Mi spiego.
La scelta filosofica riguarda come l’essere umano considera l’ambiente esterno a se stesso e come si vuole relazionare con questo ambiente esterno.

Le opzioni che riguardano l’ambiente sono due. La prima: l’ambiente è dato e su di esso non posso intervenire. La seconda: l’ambiente è fatto di potenzialità che aspettano solo un autore che le attualizzi.
Le opzioni che riguardano il modo di relazionarsi con l’ambiente sono pure due: l’essere umano vuole essere attivo o passivo nei confronti dell’ambiente?

Allora le possibili scelte filosofiche che stanno a monte di ogni progetto strategico, a fondamento inconsapevole di ogni Business Plan, sono quattro.

La prima scelta filosofica: l’ambiente è fatto di potenzialità e voglio giocare un ruolo attivo. E’ quello di attualizzare, insieme agli stakeholder che mi scelgo, qualcuna di questa potenzialità. Definisco questa scelta “imprenditoriale”. E’ la scelta filosofica che hanno fatto tutti gli imprenditori di successo.

La seconda scelta filosofica: l’ambiente è fatto di potenzialità, ma io non riesco ad avere un ruolo costruttivo e sociale. Mi limito ad immaginare solipsisticamente tanti mondi possibili, ma rimangono storie senza concretezza. Definisco questa scelta “dei mondi virtuali”. E’ la strada velleitaria della comunicazione che cerca di ridare senso a contenuti stantii con la forma. E’ la strada di troppe start-up che pensano che basti ruminare tecnologia per costruire nuovi mondi.

La terza scelta filosofica: l’ambiente è dato. Quindi cerco di conoscerlo ed usarlo. Le parole d’ordine sono: qualità e competitività. Definisco questa scelta “manageriale”.

La quarta scelta filosofica: l’ambiente è dato. Mi accodo a coloro che vogliono usarlo e cerco di fare il mio mestiere dignitosamente. E’ la strada, personale, di chi cerca definite collocazioni organizzative. E’ la strada di tante imprese che cercano catene del valore nelle quali collocarsi. Definisco questa scelta “burocratica”.

In realtà, poi, esiste anche la scelta nichilista: Io so fare alcune cosa. Tocca agli altri fare in modo che io possa farle in santa pace: E’ la via di tutte le imprese che sono convinte di poter vivere solo di sussidi.

Le diverse scelte filosofiche, come dicevo all’inizio, si portano dietro scelte operative delle quali è possibile immaginare i risultati ottenibili.
Se adottate una strategia imprenditoriale riuscirete ad aumentare i flussi di cassa.
Se adottate una strategia manageriale un po’meno.
Se vi accontentate di fare efficienza, proprio per nulla.
Ma quale scelta filosofica è oggi possibile?

Ovviamente tutte: una scelta filosofica è proprio una scelta personale. Potete scegliere l’atteggiamento filosofico che volete. L’importante è conoscerne le conseguenze.

Esempio: le banche hanno fatto una scelta un atteggiamento burocratico-efficientista. Attendiamoci le conseguenze di questo atteggiamento: vedranno intorno a loro un ambiente sempre più ostile e vivranno solo grazie a continui aumenti di capitale. Potrebbero fare un’altra scelta; ad esempio, una scelta imprenditoriale? Certo … se volessero.

martedì 9 maggio 2017

Report di ieri sera sulle banche …

di
Francesco Zanotti

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Interessante. Certo prevale sempre la denuncia alla proposta. Ma non solo … se si individuasse davvero il problema chiave anche la denuncia sarebbe diversa, costruttiva. Ma purtroppo i media difficilmente sanno parlare di idee e proposte. Più facile lo scandalo …

Report ha soprattutto denunciato la logica relazionale della concessione del credito. Nel passato la logica relazionale si chiamava sinergia con le comunità locali ed era motore di sviluppo. Oggi essa è degenerata nell’attuale relazionalità collusiva che non ha nulla a che fare con lo sviluppo.
Che fare?
Innanzitutto accettare il fatto che oggi le banche non dispongono delle conoscenze per fare diversamente. Non hanno metodologie e strumenti per valutare il merito di credito con un sguardo al futuro. Gli uffici tecnici certamente predispongono i dossier sui quali Consiglieri, Presidenti, Sindaci etc. devono decidere, ma sono dossier troppo poveri. Anche se li studiate nottate intere, poi vi accorgete che gli elementi che vengono descritti non sono significativi. E vi rimane il vostro fiuto personale. Ovviamente il fiuto personale è un’ottima scusa per favorire gli amici. Ma è una scusa che le banche offrono su di un piatto d’argento.
Questa incapacità valutativa poi diventa esiziale quando non intervengono logiche relazionali, ma la valutazione del merito di credito diventa solo tecnica. E il problema è che si tratta di una tecnicità senza fondamenti ed efficacia …
La proposta, sia per non dare scuse al formarsi di relazionalità collusive, ma anche per proteggere le banche da affidamenti irragionevoli, è semplice, ma quasi irricevibile. Occorre fornire alle banche nuove conoscenze che permettano loro di valutare le potenzialità di generare economics nel futuro. Sono le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa.

Perché irricevibile? Perché propone una ricetta mediaticamente non comunicabile: cari banchieri mettetevi innanzitutto a studiare.